di Prisca Sacchetti 20 Aprile 2012

A chi affidare le parole da bannare in quel formicaio di parole che è Dissapore? A chi scrive Dissapore. O meglio, a un documento condiviso su Google da tutti gli editor di Dissapore. Perfetto, ci stiamo lavorando. Non fate i defilati però, nel chilometraggio di parole a noi imputabile rientrano anche i commentatori. Insieme va fatta giustizia. Ispirati da Michele Serra e l’acuto senso di ripugnanza per choc, componiamo la lista delle parole (o espressioni) da vietare su Dissapore ora e per sempre. Perché caricaturali, inadatte o semplicemente abusate. Premio parolaio del giorno a chi suggerisce alternative.

Gli editor in incognito e rigoroso ordine sparso cancellerebbero:

— Descrizioni barocche o acrobazie stilistiche sul mangiare. Vedi alla voce Consistenze (tipo “gioco di consistenze”).

— L’orrendo vezzo del cibo-coccola. Che possa marcire nell’inferno delle traduzioni ad minchiam, insieme a tutti i parafernalia del letale connubio cibo-sfera affettiva.

— Nel frattempo Sostenibile si è fatto insostenibile.

— I descrittori da cartoni animati: slurposo, godurioso, cioccolatoso.

Vino barricato, ovvero bevuto durante la Rivoluzione Francese.

Happy Hour: basta all’uso di parole straniere da parte di chi non sa cosa significhino nel paese di origine (hostess, turnover, cult).

— Nella lingua di Dante “seminale” significa “relativo allo sperma”, ed è l’aggettivo “fondante” a tradurre l’inglese “seminal”. Così come il periodo di dieci anni si chiama decennio, la decade sono dieci giorni.

— C’è qualcuno che può ancora sopportare l’aggettivo goloso utilizzato anziché per definire l’attitudine di una persona, per definire un oggetto? Menu goloso, luogo goloso, titolo goloso, libro goloso, piatto goloso, intingolo goloso…

— Ma dopo la rucolizzazione e la tropeizzazione e la pachinizzazione dei foodblog (o, ma a Tropea quanti ettari di campi di cipolle hanno?) cosa ci aspetterà?

Territorio/Terroir. L’equivalente di “fare sistema” nella politica: falso, banale, viscido.

— Stellato, bistellato, tristellato, monostellato. Riconoscimenti anacronistici all’autorevolezza perduta della Guida Michelin.

Brunch. Questa contrazione di breakfast + lunch, mi contrae l’idea dei tempi dedicati alla “tavola”, svuotandoli.

— Al ristorante: conto finale. Mai visto quello parziale.

— Destrutturare o nella forma di aggettivo: Destrutturato, riferito a un piatto. Oltre ad essere la parola più abusata dai “wonna be”, non va più di moda dagli ’80, come bandana e scalda muscoli.

— ‎Archetipo: un piatto, un vino. Tutti filosofi sembriamo, in realtà siam solo incapaci di dire la stessa cosa con parole terrene: paradigma, pietra di paragone, modello stilistico o di riferimento, punto fermo.

Materia prima, che da quando è di uso comune mi fa sognare che possa esisterne una seconda.

— Non si può veramente sentire mangiatoie come sinonimo di ristoranti/tavole/locali e quant’altro.

— Se dici che un vino è minerale, pure se c’ha le radici a 15 cm dal suolo, chiudi la partita. Della verità.

— Enosnob, enofighetto, enostrippato e altre specialità di Intravino.

Gnammer, gastroweb e tutto il blog Scatti di Gusto.

[Crediti | Link: Repubblica.it, immagine: iStockphoto]