di Sonia Peronaci 21 Dicembre 2011

Sonia Peronaci ha scritto uno dei bestseller di Natale: Le mie migliori ricette. Abbiamo chiesto al boss di Giallo Zafferano di raccontarci come è andata, se avete domande usate i commenti.

Comincerò a consigliarlo agli amici blogger come terapia contro la noia: se il vostro tran tran quotidiano, per quanto intenso, non vi basta più, la soluzione è a portata di mano. Scrivete un libro e, all’improvviso, il mondo si accorgerà di voi. Dove con “mondo” intendo giornali e giornalisti, televisioni digitali e a pagamento, insomma: tutta la batteria di media tradizionali. Tu non sei cambiato, non fai cose diverse rispetto al giorno prima: sei sempre lo stesso, eppure… Eppure tutti ti chiedono, tutti ti vogliono (per dirla con Rossini).

Le mie migliori ricette” è uscito per Mondadori il 29 novembre, dopo sei anni passati a costruire Giallozafferano.it e a supportare in cucina migliaia di persone. Sei anni, uno più di un lustro, settantadue mesi, praticamente il tempo che un neonato arrivi alle elementari: un’eternità.

Eppure… eppure per quel “mondo” non esisti, sei immateriale, nonostante il grande consenso popolare.

Passare dai pixel alla carta è stato come conquistare una certa materialità: non sono più Sonia “the ghost-cooker” Peronaci, ma Sonia “the writer”. Eh be’, tutta un’altra cosa! Strano, ma vero: sono diventata accettabile per quanti non lavorino nel web o non abbiano l’abitudine a consultarlo per la suprema ragion culinaria e mi si sono spalancate le porte dell’attenzione pubblica: interviste, video, recensioni, articoli, richieste, presentazioni… è tutto un ascoltare, rispondere e telefonare, un farsi fotografare, presenziare, girare, viaggiare: un secondo lavoro tutto da apprendere.

Ero pronta? Assolutamente no! Sono talmente abituata a comunicare in maniera diretta, non mediata con i miei utenti che parlo così anche con i giornalisti, senza considerare che le parole definitive, quelle che andranno in stampa – e dunque quelle “vere” –, saranno state scelte da qualcuno che non sono io. Ahia: sono giusto reduce da un succoso fraintendimento con una giornalista di un quotidiano nazionale che deve amare molto pepe e spezie varie, la quale mi ha messo in bocca, se non concetti, almeno modi di dire che mai avrei utilizzato.

E allora mi viene da chiedermi: ma ne vale la pena rischiare di passare per quella che non sono? In fin dei conti, stavo benissimo nella mia cucina e sono pronta a tornarci in ogni momento… Poi però mi dico: «Già che ci sono…» Già che ci sono provo a dare alla mia “creatura” lo spazio e l’attenzione che merita. Già che ci sono mi metto in gioco e ci provo, a giocare ad armi pari con chi viene da quel “mondo”: le competenze le ho, i riscontri anche. Vale la pena? Credo di si.

Finché riesco a restare fedele allo spirito pionieristico e appassionato con cui è nato Giallozafferano.it e che ho abbondantemente spalmato tra le pagine di Le mie migliori ricette, che è pieno di idee e novità, sì, ma anche di solidi e sempiterni riferimenti alla tradizione: forse l’unica cosa che non passa. Ogni piatto è corredato di varianti, ove possibile, e di un mio consiglio che ne garantisce la resa al 100%. Tutti i piatti sono stati cucinati appositamente: abbiamo scattato fotografie più up-to-date, ma abbiamo anche verificato la correttezza di ogni ricetta, per garantire la massima precisione e qualità ai nostri lettori.

È stato faticoso?

Sì, certo, e lo è ancora. Fedeltà e costanza costano, ma ripagano in termini di soddisfazione. Nell’ultimo mese ho avuto zero minuti liberi: lavoro-lavoro-lavoro, più ci ho tenuto ad accogliere i partecipanti alle presentazioni con un piccolo buffet e a mettere a disposizione basi già pronte per provare a fare qualcosa insieme in loco. I librai mi guardavano esterrefatti: pare non sia usuale che un’autrice prepari la ghiaccia reale tra un Camilleri e un Carofiglio…

Forse non ne sono capaci?

Usuale o no, ha funzionato: è piaciuto, sono riuscita a far passare qualcosa di me, del mio modo di fare le cose. È questo che vorrei riuscire a portare nel “mondo”, che mi piacerebbe riuscire a raccontare.