di Prisca Sacchetti 17 Maggio 2016
smartphone, cellulare a tavola

Come capiamo davvero i nostri simili? Facile, invitandoli a tavola. La tavola è uno dei luoghi in cui involontariamente riveliamo noi stessi, ci esponiamo, a volte –purtroppo– ci smascheriamo.

Può bastare una cena consumata insieme per capire se lui/lei/loro sono le persone che crediamo oppure no.

Ecco allora un breve e sintetico elenco di regole d’oro per l’invitato perfetto stilato con l’aiuto provvidenziale di “Il nuovo bon ton a tavola“, della food writer Roberta Schira.

Questi sono 15 comandamenti da tramandare, da insegnare ai figli, da far ripassare alle mamme e ai papà, che faranno piacere ai nonni, al capufficio e ai fidanzati, alle suocere e ai colleghi.

Limitatevi a rispettare queste regole e nessuno potrà mai dire di voi che vi comportate male a tavola.

1. Non tiene il cellulare sul tavolo. E neppure lo usa nascosto dalla tovaglia.

Nuovi tempi, nuove regole. La tecnologia a tavola non è ben vista, dal momento che la circostanza dovrebbe indurci alla convivialità e alla condivisione di cibo e valori. E’ vero, il cellulare non va sopra la tovaglia, ma soprattutto non va sotto il tavolo. Già, perché è proprio lì che avviene il più trafficato incrocio di onde e frequenze tra noi e il mondo esterno.

A volte è difficile resistere alungo alla tentazione di controllare se è arrivato un messaggio del fidanzato o della propria amata su What’s App, ma trattenetevi il più possibile.

Ma c’è di peggio che messaggiare a tavola, ed è far leggere i messaggi privati agli altri commensali. E’ ammessa una sbirciatina a metà cena alle mamme un po’ ansiose, alle adolescenti in odore di fidanzamento, ai padri in attesa.

Ma messaggiare per tutta la cena resta intollerabile e maleducato. Al limite, dopo aver chiesto il permesso, allontanatevi da tavola e controllate il vostro cellulare in privato e in tranquillità.

2. Non dice buon appetito.

Sarebbe meglio iniziare a mangiare senza augurare “buon pranzo” né “buon appetito”. Diciamo subito che non è una grave mancanza, ma che possiamo tranquillamente dimenticarcene. Certo, se qualcuno esprime il fatidico augurio reagiremo con un semplice sorriso senza fare commenti.

Pronunciare questa formula è come dimostrare attaccamento per le cose terrene quali il mangiare o le funzioni corporali. Insomma, dire “buon appetito” è come voler ridurre il momento di convivialità a pura soddisfazione di un bisogno primario.In famiglia ognuno si regola come vuole, ma il galateo è chiaro: non si dice.

3. Non fa cin cin al momento di brindare ma si limita ad alzare il bicchiere sorridendo.

4. Aspetta che inizi a mangiare la padrona di casa.

E’ la padrona di casa che apre le danze. Dopo essersi assicurato che tutti siano stati serviti e si siano sistemati comodamente, fa un bel sorriso e comincia a mangiare.

5. Non arriva in ritardo e mai troppo presto.

6. Aspetta che tutti si siano serviti prima di buttarsi sul cibo.

7. Non si alza ad aiutare la padrona di casa se non gli viene richiesto espressamente.

Esiste un certo tipo di invitato che chiamerei l’invitato “premuroso” ed è molto diffuso. Anche se conosce appena la padrona di casa, si alzerà con i piatti in mano chiedendo agli ospiti di cosa hanno bisogno. E’ quello che entrerà direttamente in cucina e oserà, questo davvero non si fa, aprire il vostro frigorifero. Il ché, come ben noto, è uno dei gesti più indelicati, importuni e intimi che si possono commettere.

Al ristorante il Premuroso è quello che aiuta il cameriere, che prima che arrivi ha già raccolto le posate, quello che piega i tovaglioli e passa l’orlo dei bicchieri. Nei locali pubblici paghiamo anche perché qualcuno faccia questo per noi. Evitiamo, grazie.

Si trovano tipi del genere tra le donne materne che escono poco: ecco, le rappresentanti di questa categoria spazzano la tovaglia raccogliendo le briciole, impilano i piatti e li passano al cameriere.

8. Se si serve da solo non usa le posate del servizio.

9. Non parla con la bocca piena.

10. Non si tocca, né gratta alcuna parte del corpo.

11. Non chiede e non usa gli stuzzicadenti.

12. Non si soffia il naso né starnutisce nel tovagliolo.

Punti 9/12. Molti di voi giureranno di non aver mai assistito a tali deplorevoli comportamenti, altri diranno che ne sono stati testimoni. In realtà ci siamo completamente anestetizzati e non ci accorgiamo se non di quelli più evidenti. Per esempio, non facciamo quasi più caso a chi parla con la bocca piena, e magari lo facciamo anche noi.

Ebbene sì. Donne e uomini poco educati si toccano parti del corpo a tavola, detto così sembra quasi sexy ma non lo è, e con questo intendo sfregarsi il viso. la testa, togliersi capelli dai vestiti e così via.

Vale una sola regola per tutto quello che riguarda i bisogni del corpo, cioè pruriti vari, fastidi diffusi, pulizie dentali e di altri orifizi, ravvivatine ai capelli e al trucco: tutto ciò va fatto rigorosamente in privato, cioè allontanandosi dal tavolo.

Capitolo toccamenti reciproci: cioè i “piedini” e intrecci di mani e altra parti del corpo. Capita a volte di assistere con un misto di fastidio invidia e eccitazione a commensali che trafficano sotto il tavolo: non si fa. O meglio, si fa, solo se siete talmente abili da non farvi sorprendere. Durante le cene passionali tra innamorati ogni galateo sarà bandito, lasciando libero sfogo alle fantasie.

13. Non si china sul piatto ma porta le posate alla bocca.

Non è il capo che si avvicina al cibo, ma la forchetta che si avvicina alla bocca. C’è anche chi riesce a mettere in relazione la curvatura del commensale sul piatto con l’estrazione sociale. 90 gradi? Figlio di professore universitario. 70 gradi? Di impiegato. 45 gradi? Classe operaia. sotto i 30 gradi, bassa scolarizzazione. Dito mignolo alzato? Estrazione contadina.

14. Non beve senza essersi prima pulito le labbra.

15. Non si infila il tovagliolo nel colletto.

Ho chiesto ad alcuni amici sparsi per la penisola di fare una semplice e empirica indagine: contare quante persone infilano il tovagliolo nel collo della camicia. L’esperimento si è svolto con un certo rigore, abbiamo identificato anche la fascia di prezzo dei locali: dai 20 ai 40 euro. Ovvio che quando sale il costo medio del pasto diminiusce il numero dei nostri “indagati”.

Ebbene, contati i coperti in sala, coloro che preferiscono tenere il tovagliolo al collo anziché sulle ginocchiasono circa il 30% al Nord e il 40% al Sud. In prevalenza uomini, perché gli uomini, probabilmente, sono meno attenti alle norme di buon comportamento a tavola, ma anche per motivi di abbigliamento: la camicia e la cravatta allentata facilitano l’odioso gesto di infilarci dentro il tovagliolo.