di Prisca Sacchetti 27 Ottobre 2010

Proprio quando credevo che il divieto di mensa imposto agli scolari dal sindaco di Adro per le rette non pagate dai loro genitori, fosse la sintesi somma della categoria “storie che un po’ ci fanno vomitare”, arriva un nuovo e più tecnologico caso di “chi non paga non mangia”. Il Comune di Pont-Saint-Martin, piccolo centro della Val d’Aosta ha esposto alla gogna virtuale i genitori che non hanno versato la retta scolastica pubblicandone i nomi sul suo sito, e non contento, aggiungendo quello dei figli, il periodo di mancato pagamento e la cifra dovuta alla scuola. Per capirci: le ingiunzioni variano dai 144 ai 1.624 euro.

Spiegando che la procedura è prevista dal regolamento comunale, il sindaco Guido Yeuillaz ha precisato che”non aggiungere i nomi dei minori sarebbe stato meglio”, bontà sua. Diversamente da Adro la somministrazione dei pasti è continuata regolarmente, almeno i bambini non hanno subito altre umiliazioni.

Ora potremmo anche improvvisare un bel salotto Porta-a-Porta style e perdere qualche ora dividendoci tra chi discute di controllo sociale e chi di immigrati che mangiano a sbafo, ma non mi sembra il caso. Intanto perché di extracomunitari in un borgo della Val d’Aosta non me ne risultano molti. No in questa storia c’è qualcosa che è sfuggita a molti, sindaco incluso.

Per convincere i genitori al pagamento delle rette, il Comune ha mandato lettere, convocazioni e ingiunzioni, chi si trovava in difficoltà economiche poteva chiedere l’esenzione ma nessuno l’ha fatto.

Come mai?

La sensazione è che questo Paese, ogni giorno un po’ più povero, sta trascinando nell’indigenza categorie sociali un tempo al riparo dalla miseria. Prendete l’impiegato monostipendio che arriva a stento alla terza settimana del mese, credete sia facile accettare la sua condizione e soprattutto farla conoscere agli altri?

E poi dire “sono povero” a Pont-Saint-Martin, nella ricca Val D’Aosta, è ancora più complicato, meglio non pagare e basta. Ecco, la mia impressione è che i cittadini preferiscano passare per evasori ché almeno, nell’Italia dei conti off-shore, è socialmente accettato. Ma spero sinceramente di essermi sbagliato.