di Silvia Fratini 14 Aprile 2011

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Ti piacerebbe. Io, al massimo, riesco a strappare Pasquetta per la libera uscita, sempre dopo lunghe trattative. Ormai meno provati dal regime di magro dell’originaria quaresima ma fedeli alla tradizione festaiola, liberiamo pericolosamente l’estro culinario delle feste pasquali. A Roma, poi, le usanze variano tra il sublime e il pantagruelico, e per quanto impegnative, sono categoricamente rispettate in molte famiglie (nelle altre si storce il naso con evidente perplessità). Noi infatti, a rodare i motori in vista della Parigi-Dakar prandiale, si parte dalla colazione.
O’ squajo.
Da bambini – ma anche da vecchi – il massimo della vita. Farlo venire densa al punto giusto era questione di vita o di morte, ma sono figlia di Cacao meravigliao e questo spiega molte cose.
Pizza cresciuta.
Il mostro sacro di Pasqua. La nonna impiega tre giorni tra lievitazione e cottura, notti insonni comprese, salvo poi dichiarare puntualmente che è stata un fallimento. Falso. Non si annoverano insucessi, e vederla sulla tavola pasquale in tutta la sua maestosità, con quel profumo inebriante, è tuttora nella mia top list delle cose per le quali vale la pena vivere. Soprattutto perché non ho ancora ottenuto la ricetta.

Variante/ Pizza cresciuta al formaggio. Ciascuna famiglia ha la sua, ma nella nostra non ha superato i controlli, e ha vinto la versione dolce. Non la disprezzo, ma sono di parte.

Torte salate.
Farcite, variegate, verdi e bianche. Goduriose e rattoppanti, fanno bella mostra di sé, ma non registrano grandi apprezzamenti.
Corallina.
Il salame per eccellenza. Di origini umbre, lungo e stretto, ha i cubetti di grasso belli evidenziati e carne magra finissima. L’assalto è regolato dal ritmo cadenzato dell’affettatore di turno. Il segreto sta nel calcolare la giusta altezza della fetta di pizza in relazione al numero di fette di salame soprapposte in verticale.
Ova sode.
Fonte di gioie e dolori. Da piccola passavo ore a decorarle, salvo poi vederle girare per casa alla ricerca di un povero affamato. Perché, tra tanto ben di Dio, proprio le uova sode ti devi mangiare? Ma alla fine non mancano mai.
Coratella co’ li carciofi.
Ovvero, fegato, cuore e polmoni d’abbacchio ripassati in padella con carciofi tagliati a listarelle. La morte sua. Va preparata il giorno prima, per lasciar amalgamare i sapori, e servita tiepida, possibilmente lontano dal caffè. E TUTTI ne assaggiano almeno un pezzetto.

Tutto questo, rigorosamente prima delle 12, ché poi vi buttano fuori dalla cucina di peso per infornare agnelli, e vi intimano di apparecchiare, “ma col servizio buono!”

Cosa si mangia dalle vostre parti il mattino di Pasqua? Non dite caffè e cappuccino perché non ci credo

Poi certo, penseremo al pranzo…