Per la serie “Boh, sarò io”, sbaglio a comprare il cocomero una volta su tre

Con tutti i cocomeri che ho mangiato negli ultimi giorni sto caloricamente a posto per l’estate intera. Ma se è concesso, senza che i lettori prendano le distanze dal povero editor del blog, vorrei confessare la mia totale incapacità di scegliere quelli buoni.

Sapevo o meglio, credevo di sapere che il cocomero dovesse essere bello sodo e possibilmente peso (diminutivo di pesante nello slang del gggiovane). Però un paio di volte mi è andata buca.

Nel deserto di consigli attendibili ho finito per dar credito alla leggenda metropolitana (magari non lo è) della macchia chiara provocata dalla maturazione al suolo. Diceva l’Internet — se non trovate una macchia chiara il cocomero è stato raccolto prima del tempo. Credetemi sulla parola: mai trovata!  Nè nei cocomeri gagliardi tantomeno negli altri. Boh, sarò io.

Se esistesse un Vuggì del cocomerismo sui blog impazzerebbe il genere fotografico “gurmé che accosta l’orecchio per sentire un suono sordo dopo aver picchiato la scorza con il palmo della mano”. E forse comparirei anch’io, magari mentre chiedo con espressione ebete: “ma come cavolo è un fottuto suono sordo”?

Una volta tagliato, diciamolo, il cocomero può trasformarsi nella porta d’accesso all’inferno. Come dev’essere il colore? Squillante o è solo uno specchietto per le allodole? Uniforme o vogliamo accreditare il club “strenui difensori delle striature bianche”? E la consistenza? Boh.

In ultima analisi ci sarebbe l’assaggio al coltello, vero punto di non ritorno per cocomeri flosci e farlocchi. Nemmeno questa è una prova attendibile secondo gli esperti, un cocomero perfetto in un pezzo potrebbe essere un cocomero perfetto en travesti in un altro.

Il risultato è che sbaglio a comprare un cocomero una volta su tre. E dico poco. Avete consigli da darmi?

[Immagine: Flickr]

Manuele Berti

20 agosto 2010

commenti (10)

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  1. “Per San Rocco, il cocomero dallo al porco”, così recità un detto popolare delle mie parti. San Rocco passato (16 agosto), cocomero dimenticato.

    1. ovviamente “recita”, non “recità”, mi è scivolato il ditino

  2. sodo e peso sono gli indicatori ideali …poi per trovarli buoni cè sempre la componente kulo 🙂

  3. Io ho sempre pensato che il peso è la componente più importante… più grande è, meglio è :D. Infatti faccio una fatica ogni volta per portarlo a casa…

  4. Secondo me la faccenda del peso è una leggenda metropolitana o forse si dovrebbe dire campestre?) fatta circolare dai cocomerai per vendere più kg alla volta!

    Ho mangiato fette da angurie giganti che erano un ciofeca e cocomerini buonissimi.

    Per la mia esperienza vale il sodo, ma tutto il resto è culo! 🙂

  5. Secondo me per peso si intende peso specifico, non dimensioni e peso assouluti.
    Più pesa in termini relativi più è carico di acqua quindi non è asciutto e farinoso.
    Stessa cosa il suono. Se è sordo c’è più acqua quindi è maturo e bello acquoso/dissetante.
    Prima e dopo il massimo il massimo della maturazione contiene meno acqua in percentuale.
    Ho sempre fatto così e non mi sono quasi mai sbagliata nella scelta.

  6. adesso è il momento migliore per le angurie, costano pochissimo al kilo, anche 20 centesimi, e sono perfettamente mature.

  7. Basta andare al supermercato e comprare 2 mezze angurie, gia’ belle che aperte! 😉

    Cmq io ho sempre usato l’udito, busso sulla scorza del melone (anguria o altri) e aseconda del suono lo prendo!

    Percentuale di errore molto bassa.

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