Le 20 regole della pasta

1. Se non abiti a Glasgow, posa subito quel cucchiaio.


2. Non siamo fatti per stare soli ma nemmeno per stare con chiunque metta l’olio nella Cacio e Pepe.


3. Il confine tra pasta al dente e pasta cruda è più labile di quanto pensi.


4. Hai lasciato chiare disposizioni per essere abbattuto qualora venissi sorpreso a chiamare la pasta “Amatriciana”? (Togli quella “A”).


5. Hai comprato le penne tricolore. Perché?


pasta

6. Concetti borghesi che fatico a capire: non cuocere la Matriciana nella padella di ferro.


7. È inutile lanciarti in sughi da chef: il professionista si misura con l’aglio, olio e peperoncino.


8. Hai messo la cipolla nella Matriciana. E’ così gratuitamente autopunitivo che ti manderei in analisi.


9. Ottanta grammi non è una porzione, è un assaggio.


10. Non usi il pepe macinato al momento nella Cacio e Pepe? Mia madre ti darebbe una buona ragione per piangere.

penne al pomodoro

11. Se le linguine devono cuocere 11 minuti, tieni il fuoco acceso per 2, spegnilo e copri la pentola per 9.


12. Ti sei appena reso conto di aver buttato l’acqua della pasta invece di metterla nel sugo. Adesso ti rinchiudono.


13. Se dici com’è triste Venezia non hai mai provato la pasta troppo cotta.


14. Non fidanzarti con chi mette la pancetta nella Carbonara.


15. Quanto più presenti sintomi di dilettantismo, tanto più sarai fan della pasta rigata.


tagliatelle al ragù

16. Se non leggi: pasta di semola di grano duro trafilata a bronzo, essiccata con lentezza e a bassa temperatura, lascia stare.


17. Chi mette da 0 a 5 grammi di sale per litro d’acqua. Sentirlo fratello.


18. [vizi che s’attaccano e poi ci ricaschi] Prendi due vetrini e schiaccia uno spaghetto. Se l’anima resta bianca non è cotto.


19. Bisogna pur avere qualche principio etico. Il mio è: penale per il chorizo e lo yogurt nella carbonara. Vedi Jamie Oliver.


20. Chi stai per sposare non usa le trenette con il pesto. Scappa più lontano che puoi.

[Crediti | Da un’idea, allargata, di Internazionale. Immagini: Luxirare]

Prisca Sacchetti

4 Settembre 2013

commenti (135)

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  1. Marco ha detto:

    21. non uscire mai con chi crede che gli “spaghetti alla bolognese” esistano davvero e non siano una bestemmia.

  2. se hai bisogno di coccole e non hai nessuno: pasta e patate alla napoletana, e per due ore sei apposto, ..poi, trovati un napoletano per tutta la vita.

    1. oddio mio…piuttosto meglio un fine pena mai a san quintino

  3. Scusa, ma se gli spaghetti all’amatriciana derivano il loro nome da Amatrice (non Matrice), perché Amatriciana non dovrebbe andare bene? Inflessione dialettale romana ? Allora chiamateli spaghetti alla romana……

    1. In-Der-Welt-Sein ha detto:

      Gli abitanti di Amatrice sono chiamati “matriciani”, senza la “A” iniziale, da cui il nome corretto della ricetta.

      http://www.matriciana.com/

      Ciao.

    2. E com’è che il comune di Amatrice (si veda il sito) li chiama spaghetti all’amatriciana e pubblicizza la “sagra degli spaghetti all’amatriciana”. Andrebbero avvertiti di correggere.

    3. giannelmo1 ha detto:

      Confermo, anche secondo me la dicitura corretta è Amatriciana. Anzi, già che ci siamo, Spaghetti all’Aquilna, dato che Amatrice era in provincia dell’Aquila ed i migliori cuochi emigravano in “città”, all’Aquila appunto.

  4. Ok, mi correggo da solo:
    “La ricetta chiamata matriciana e non amatriciana, come da testimonianze, in quanto gli abitanti di Amatrice usavano chiamarsi “ Matriciani ”, senza la A di conseguenza anche la famosa pasta veniva chiamata “ Matriciana ”, col tempo per un fenomeno linguistico è diventata amatriciana.” (fonte http://www.matriciana.com)

    1. Quello che lo stesso sito dice è che linguisticamente parlando le forme sono ambedue accettabili: ovviamente “matriciana” è dialettale. Il sito dice anche che la matriciana originale era senza pomodoro, aggiunto -spesso insieme con la cipolla- dai romani, che hanno recuperato la versione originale ribattenzandola “gricia” (cioè grigia, senza colore). Questo fatto rende il piatto così chiamato, paradossalmente, una specialità romana, ove il nome echeggia la sua origine. E’ lecito pensare che i matriciani non chiamassero la pasta “matriciana”, esattamente come i napoletani non chiamavano il loro caffè o la pizza “napoletani”, ma semplicemente “caffè” o “pizza”. Questo per discutere di faccende di lana caprina che nulla hanno a che vedere con la qualità del piatto, originale o reinterpretato dai capitolini.

      Per il resto, chi pesa il sale o usa i vetrini per verificare la cottura, per me di pasta ne cucina e ne mangia proprio poca.

    2. Rryl ha detto:

      Leggo il commento ed applaudo piena d’entusiasmo!
      Grazie.

    3. @nobilone
      il sitarello matriciana.com, peraltro in vendita, e neanche a tanto,non si sa dove abbia preso questa non notizia della matriciana e dei matriciani. La città si chiama Amatrice e la ricetta è codificata come amatriciana, e perciò diffidare completamente da chi diffonde notizie spudoratamente inventate come questa, tanto per far leggere per tre secondi un, ripeto, sitarello, che ha copiato la ricetta da altri siti e ha aggiunto delle vere stupidaggini. Riguardo la gricia, non si chiama così perchè la pasta è grigia, senza colore. Ma dove si è mai sentita quest’ultima. A Roma si dice: si apre bocca e gli si dà fiato. Dopo Amatrice, proseguendo sulla Salaria, c’è un paese che si chiama Grisciano, prendi nota. Una volta all’anno c’è la sagra della pasta alla gricia. Riprendi nota, e rimettiti a posto la corona, se gliela fai, che ti è caduta rovinosamente.

  5. Mbk ha detto:

    Dite la verità, Prisca Sacchetti vi paga per scrivere su Dissapore, non c’è altra spiegazione.

  6. Monia ha detto:

    Mi sento malissimo per aver sempre sostenuto che la Matriciana fosse la AMATRICIANA perché inventata ad Amatrice.

  7. Il punto 14 mi ha messo dei dubbi sul mio matrimonio….
    Il marito fa solo la carbonara e…mette cipolla (argh) e peperoncino…

    Ditemi voi come devo comportarmi.

    1. Perdonalo, in fondo le varianti, anche eretiche, sono il sale dell’evoluzione……

    2. Grazie, allora continuerò ad amarlo.
      (e, detto tra noi…con la cipolla è buona, anche se non è carbonara)

    3. Per-l’amor-diddio….
      no…..
      lui tra l’altro usa pancetta tesa e pepata (quella Toscana).
      Il risultato è molto buono, si chiama “Carbonara comelafaccioio” 😉

    4. Personalmente, trovo la pancetta tesa e stagionata un eccellente ingrediente per molte preparazioni (si, anche per avvolgere i gamberoni….). E da ingredienti buoni, in fondo, difficile che esca un piatto cattivo 😉

    5. Non prendertela con lui, prenditela con te che lo hai scoperto adesso 🙂

    1. Mbk ha detto:

      C’è scritto in fondo: sono le altre 15 il problema…

  8. Credo di non aver compreso molto bene il punto 11… Fuoco acceso 2 minuti e spento 9 per cuocere le linguine.. eh?!?!

    1. Si chiama cottura passiva, e ha i suoi fan, secondo i quali sarebbe una cottura meno violenta e manterrebbe meglio proprietà e qualità della pasta

    2. non so perchè, ma cosi, “a naso”, non mi sento molto attratta da questa cottura passiva..

    3. Pensa che non ne avevo mai sentito parlare prima della “Terra dei Cuochi”, quando Scabin ha fatto fare un corso veloce di pasta al pomodoro ai partecipanti. Ha fatto cuocere i concoglioni o come si chiamano per pochissimi minuti e poi ha fatto spegnere il cuoco e finire la cottura. Lì per lì ho pensato che fosse per evitare che diventando più molli e continuando a muoversi nell’acqua bollente si rompessero. A quanto pare il concetto di fondo è più ampio.

    4. Nome ha detto:

      ma è valido solo per la pasta fresca fatta in casa (che aborro) o anche per quella secca?

    5. continuo a non esserne attratta.. ma democraticamente la proverò…

    6. Cuoco ha detto:

      E’ una tecnica che uso per il minestrone: due minuti di fuoco acceso, poi lo spengo e la cottura continua e…si evita di dover continuamente mescolare per evitare che la pasta attacchi al fondo.
      Per la pastasciutta non ho mai provato, e non sono sicuro di volerlo fare.

    7. E si risparmia anche il metano e in più si evita di fare condensa in cucina 😉

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