Roma | L’Arcangelo e la scottante verità sulla pasta scotta

L'Arcangelo a RomaSe diciamo delle dosi esagerate d’invidia provate per l’amico che inizia a leggere un libro bellissimo, non so: L’Informazione di Martis Amis, vi immedesimate? Stessa cosa quando qualcuno va a L’Arcangelo, nostra “trattoria” di riferimento a Roma. Così, saputo che la blogger Senza Panna stava per farlo, le abbiamo chiesto di dirci come è andata.

Non è facile mangiare bene a Roma, molta offerta poca qualità. Il ristorante all’Arcangelo è un posto sicuro, da consigliare d’impeto per i piatti della tradizione  capitolina, come le famose carbonara e (a)matriciana, insieme alle altre proposte semplici e deliziose. Ma in Via Belli, a due passi da Piazza Cavour, si viene anche per il torcione  di foie gras con pane speziato e frutta caramellata o per dolci interessanti come il cioccolato bianco con un filo d’olio, e capperi nella versione con o senza  zenzero candito.

Questa volta però il mio piatto preferito è stato il baccalà messo sotto sale con la crema di patate. Le  stesse patate che Gabriele Bonci (il “Michelangelo dei pizzaioli” secondo Vogue) mette nelle squisite pizze di Pizzarium, le ho riconosciute per il colore giallo oro e per il sapore  inconfondibile.

Ho mosso un unico appunto al patron Arcangelo Dandini, la cottura  della pasta. A me piace che sia al dente ma quella proposta dall’Arcangelo, secondo il gusto napoletano, è al limite della durezza. Una cosa che può non incontrare il favore di tutti.

Le  foto dei  piatti sono qui. Quella qui sopra è di Dining City.

Daniela Delogu

29 Giugno 2009

commenti (47)

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  1. Giuseppe ha detto:

    tra l’altro uno dei piu attenti e intelligenti commentatori sul web….chapeau ad Arcangelo!

    1. Secondo me sì, perché l’offerta è tanta.
      Se ragioniamo in termini assoluti i ristoranti da buoni a ottimi sono molti ma in relazione alla grande offerta, soprattutto in centro secondo me la percentuale è bassa. Se non si è indirizzati bene e se non sono nomi già noti si rischia di mangiare male. O forse ormai il nostro gusto si è affinato a forza di provare posti di qualità, ma io non mi accontento più. E non credo che sia un problema mio.
      Soprattutto in centro molti locali giocano sul numero alto di turisti e non sulle materie prime ,,,
      Questo è quello che penso, potrei sbagliare, ma è la mia esperienza.

    2. Ma figurati, non ti sbagli. Quando vado a Roma sono sempre in centro, tra via dei Coronari e di Tor Millina. Quei posti “discutibili” (diciamo così) lì vedo anch’io.

  2. fabrizio colaiacomo ha detto:

    a roma centro e’ sicuramente difficile mangiare bene,ma in perifereia sicuramente e’ piu’ facile,segnalo che te ne sa’ in via della bufalotta,raqpporto qualita’ prezzo senza eguali!!carbonara e amatriciana da urlo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!pesce senpre fresco!

    1. Gli hanno fatto una recensioncina mica da ridere oltretutto. Potessi farci un giro, lo farei.

    2. alexer3b ha detto:

      Perfetto Tommaso , quindi direi che trovo abbastanza inutile spammare così , oltretutto su un argomento che tratta di un altro ristorante.
      C’è modo e modo di farsi conoscere … basta presentarsi in qualità di ristoratore e invitare gli appassionati a provare le proprie specialità come spesso è successo sui vari forum tematici.
      Nessuno lo impedisce anche perchè chi lo ha fatto da furbetto senza presentarsi o peggio spacciandosi per cliente è stato sempre puntualmente scoperto e crea solitamente l’effetto contrario rispetto a quello desiderato.

    3. L’apice l’ha raggiunto un venditore di mozzarelle milanese anni fa sui blog. Si spacciava, a seconda dei casi, per chef, buongustaio, appassionato etc., e consigliava caldamente i prodotti del suo negozio, spesso e volentieri tirando merda di varia caratura su svariati colleghi. E’ arrivato a fingere due diverse identità nello stesso thread, ovviamente lasciando, da brava volpe, la stessa email (non parliamo dell’indirizzo IP). Al che, un bel giorno gli ho detto: “Ma che gusto c’è a fare così?”. Risposta: “Volevo arricchire il dibattito”. Un eroe.

  3. uno dei miei ristoranti preferiti a Roma, cacio e pepe da urlo, carta dei vini (fatevi consigliare dalla signora Dandini, gran esperta) di qualità con particolare attenzione al Lazio, ambiente piacevole, un posto dove non andresti mai via.

  4. Nico ha detto:

    Arcangelo, non mollare.
    La cottura della tua pasta e’ perfetta!

    Nico

  5. Mi attirerò gli strali dei benpensanti, ma da grande critico di Roma e da patentato giramondo, non ho fatica ad ammettere che a Roma si mangia meglio che a Parigi, meglio che a Berlino, meglio che a Madrid. Forse Barcellona e New York (non so di Tokio, ma mi dicon cose mirabolanti) sono una spanna sopra, ma se non siamo nel podio poco ci manca.
    L’offerta in città è straordinariamente varia. La fascia bistronomica dei 45€-per-mangiare-da-dio esiste sebbene vada cercata. La fascia alta è discretamente assortita e beneficia di dintorni (dai Castelli Romani a Ostia a Anzio a Acquapendente a Acuto e via così) ben attrezzati e dei ristoranti-di-hotel che in linea di massima han fatto tutti quanti il salto di qualità.
    La fascia “bassa” (bassa un corno!) è sorprendente: basti pensare alle pizzerie a taglio che tutti conosciamo, o alla qualità maniacale di certe gelaterie. Non pazzesca, ma accettabile l’offerta delle gastronomie. Medio-alta l’offerta delle enoteche.
    Ritengo un progetto come Bir&Fud più valevole di una mezza dozzina di ingessati bistellati luteziani.

    Il problema di Roma non è l’offerta gastronomica, il problema di Roma è che questa offerta è poco o punto premiata. E’ poco o punto evidenziata, sostenuta, apprezzata, notiziata, ricercata. Il problema di Roma, e questo vale nella gastronomia come in tutti gli altri ambiti urbani di cui questa metropoli da quarto mondo si compone, sono solo e soltanto i romani. La peggiore cittadinanza del mondo. Di gran lunga.

    1. Alla fine parliamo sempre dei soliti, quindi o gli altri non vengono mai nominati o come dicevo prima rispetto all’offerta quelli buoni sono una percentuale minima.
      Alla fine senza volerlo vieni al mio discorso, le offerte valide ci sono, ma rispetto al totale dei locali esistenti che quota rappresentano?
      Non ho mai detto che a Roma si mangi SOLO male, parlo di numeri.
      La faccio molto più terra terra: se io a Roma entro a caso nel primo ristorante che mi capita che probabilità ho di:
      – mangiare benissimo
      – mangiare bene
      – mangiare bene spendendo troppo
      – mangiar e bene al giusto rapporto Q/P
      – mangiare male a poco prezzo
      – mangiare male spendendo tanto
      – essere avvelenata
      ??

      Fatto sta che nel mio quartiere, che è grande come Modena, i posti affidabili si contano sulla punta delle dita includendo tutte le tipologie. Tra cui forse i ristoranti sono 1 o 2 e nessuno di livello.
      Mi pare poco.

      Con questo non nego che in tutta la città ci siano posti eccelsi.
      Ma parliamo di 3 milioni di abitanti e quanti ristoranti/trattorie o simili ci sono? Quanti di questi sono validi?
      Si dovrebbe fare una stima esatta e non ragionare a sensazione.
      Io vedo che anche sul forum del Gambero alla fine si nominano sempre gli stessi.

  6. Arcangelo Dandini ha detto:

    Grazie a tutti ,che ci seguite sempre con grande interesse e spirito critico giusto.

    1. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

      Piacere nostro Arcangelo. Però lo devo dire, muoio dalla curiosità di sapere la sua versione sulla cottura della pasta. Può mica dedicarci qualche minuto?

  7. Domenico ha detto:

    Di Arcangelo sono cliente soddsfatto dai tempi del Simposio, trovo che sia un bravissimo ristoratore ed una persona molto piacevole. Fossi in lui non cambierei nulla nella sua offerta, neppure la cottura della pasta, se non a specifica richiesta, come in altre sedi ha dichiarato – con la consueta eleganza – di essere sempre disposto a fare.
    Contesto però che la cottura che lui propone sia di stile “napoletano”.. io così al dente l’ho mangiata – per esempio – al Convivio di Troiani, ma dalle mie parti mai, ed in generale non trovo affatto che in Campania, nei ristoranti e nelle case, la posta di prepari più al dente che a Roma.
    Non vorrei fosse un’altra leggenda come quella della pizza “alta” napoletana…
    Per il direttorTonelli… mi spiega perchè un “benpensante” dovrebbe ritenere che a Parigi si mangia meglio che a Roma ed un “malpensante” il contrario?
    Mi stupisce poi che non sia mai stato a Tokio… ma chi le ha dato la patente? (di giramondo)

    1. La grande classe di Arcangelo e Stefania non si discute.
      Infatti la pasta può piacere più o meno al dente ma come stanno dimostrando se ne può parlare in rilassatezza.

      Sulla cottura diversa solo a richiesta concordo, mi pare un’ottima idea.