di Valentina Nappi 26 Marzo 2012

Dopo esserci occupati di lei, abbiamo chiesto a Valentina Nappi, 21 anni, studente di design, blogger e giovane pornostar che ci azzeccano Ferran Adrià, già chef del ristorante El Bulli, e la pornografia.

Che nesso c’è tra Ferran Adrià, o meglio, tra la cucina di Ferran Adrià e la pornografia? Nessuno. Anzi no: qualche nesso, ovviamente, c’è! Entrambe, ad esempio, si “occupano” di titillamento dei sensi. Ma:
1) titillare i sensi sembra essere proprio dell’erotismo, più che della pornografia;
2) titillare i sensi non è certo una prerogativa di quello è stato El Bulli fino al 2011, ma di tutta la buona cucina.
Cavolo, la questione si fa intricata! Dov’è la soluzione? Bisogna esserci stati, al Bulli, per vederla, la soluzione.

Chi sia stato al Bulli, specie se nel 2009 (io poi ci sono tornata nel 2010 e nel 2011), sa che lì i sensi, più che essere titillati, vengono, a detta di molti… violentati! Per avere conferma di ciò, andatevi a leggere ad esempio la recensione del Bulli anno 2009 del Guardiano del Faro su Passione Gourmet.

Altro tassello: la cucina del Bulli, pur essendo, spesso… sensorialmente “violenta”, era di gran lunga la più cerebrale, la più profonda, la più eccitante. Ecco decostruito il luogo comune secondo cui l’haute cuisine sarebbe ‘sta delicatezza… erotica. Un po’ borghese, un po’ cortigiana, parecchio noiosa. Siamo quindi in pieno dogma avanguardista, quello un po’ rétro, secondo cui tutto ciò che “accarezza” è borghese, volgare e va disprezzato?

Il Guardiano del Faro direbbe di sì, che è proprio il caso del Bulli. Io dico di no. Io dico che col Bulli cade proprio il confine tra le concezioni in questione. Viene decostruito il confine tra “violenza” e titillamento, tra sfera pulsionale e piacere cerebrale. Cadono tutta una serie di categorie del senso comune. Certo, c’è stato chi, queste conquiste di Adrià, come appunto la messa in crisi di ogni distinzione tra sfera pulsionale e piacere cerebrale, le ha concettualmente anticipate. Ma lo ha fatto scrivendo, producendo arte visiva… cioè continuando ad esprimersi attraverso linguaggi che giocoforza (in misura maggiore o minore) presuppongono una certa “distanza” dal corpo ricevente, e quindi sono costitutivamente “handicappati” rispetto alla finalità decostruttiva.

Sì, ma che c’entra la pornografia? C’entra. Perché la decostruzione appena descritta può essere vista (e io così l’ho vista) come un passo importantissimo verso la demolizione di quelle categorie del senso comune che impediscono lo sdoganamento (cosa diversa dalla tolleranza!) della pornografia e la relegano in un ambito culturalmente isolato, impedendole di dialogare (perché tanto “è tutto lì”, è tutto chiaro e ovvio) come “diversa fra pari” (e senza diventare altro da sé) con altri mondi, con altre pratiche. Come se le aree del cervello attivate da essa fossero compartimenti stagni isolati da tutto il resto del cervello.

Quando sono uscità dal Bulli ho capito che volevo anch’io prendere a calci in faccia tutta una serie di categorie di senso comune.