Ci si prova tutti: ci provano gli chef, con Jamie Oliver che è ormai diventato il paladino del cibo buono nelle mense scolastiche, e ci provano i singoli privati, con i genitori che tentano in ogni modo di ottenere pasti più dignitosi per i propri figli. Ma il problema delle mense e della loro infima qualità permane. Come risolverlo, allora (o quantomeno provare a farlo)? Con il supporto dei privati, sembra; in questo caso una startup di Trento che ha messo a punto un sistema basato sull’intelligenza artificiale per analizzare il cibo che torna indietro, in buona parte intoccato, nelle cucine delle mense. L’obiettivo è cercare di capire le cause profonde del problema, nella speranza di individuare soluzioni radicali.
Una soluzione (privata) al problema delle mense
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Il cibo delle mense (o meglio ancora, il sistema mensa) va ripensato: ce ne accorgiamo dalla situazione nelle scuole, negli uffici e – uscendo un po’ dai binari del nostro discorso stretto – persino nella Santa Sede, dove i cardinali riuniti per il conclave hanno palesato il loro scarsissimo apprezzamento per le portate servite.
La soluzione? Non univoca, certamente: occorrerebbe, ci diciamo, un lavoro sulla qualità degli ingredienti, sul bilanciamento dei nutrienti, sui contesti specifici. Non un processo semplice, certo – e uno per il quale ci si aspetterebbe di ricevere supporto e ascolto attivo da parte delle istituzioni.
E invece una risposta arriva, come al solito, da un privato: una startup che sfrutta (neanche a dirlo) l’intelligenza artificiale per cercare di capire perché sui vassoi rimangono così tanti piatti in buona parte intoccati. Il dato è il seguente: 38.000 tonnellate di cibo sprecato ogni anno, che causano, oltre all’evidente spreco stesso, anche l’insoddisfazione degli utenti.
In assenza di una reazione più organizzata e “dall’alto”, prova a riempire il vuoto Behavix, startup insediata nel Polo tecnologico di Trentino Sviluppo, a Trento, che ha unito le competenze di Massimiliano Carraro, ingegnere ambientale, e Stefania Malfatti, economista comportamentale.
Sfruttando strumenti di intelligenza artificiale e questionari sottoposti agli utenti delle mense, Behavix ha messo a punto un sistema che incrocia più dati per cercare di risalire all’origine del problema.
Dalle prime due sperimentazioni condotte in due mense universitarie di Padova è emerso ad esempio che il gradimento dei piatti era crollato in seguito al cambiamento dell’azienda fornitrice di patate. Dati certamente utili, che offrono una visione più approfondita e una maggiore consapevolezza, in attesa di risposte più strutturate.
