di Veronica Godano 31 Agosto 2020
maiali

Le associazioni ambientaliste hanno chiesto al ministro dell’agricoltura, Teresa Bellanova, un’etichetta per distinguere gli allevamenti intensivi da quelli che rispettano gli animali. A firmare la missiva Ciwf (Compassion in World Farming), Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), Green Peace e Legambiente.

Gli attori scesi in campo, già a gennaio, avevano ricordato a Bellanova, alla fine di un intervento al Consiglio dei Ministri Ue, l’importanza di fare le opportune differenze fra i diversi metodi di allevamento in stalla, “per non etichettare con la dicitura ‘benessere animale’ prodotti che provengono da allevamenti intensivi, che impongono livelli di benessere estremamente carenti oltre ad essere impattanti per l’ambiente”. A maggio, Ciwf e Legambiente, insieme alla deputata Leu Rossella Muroni, avevano poi presentato una proposta di legge per introdurre in Italia un’etichetta sul metodo di allevamento degli animali, accompagnata dalla richiesta di un incontro con il ministro.

Ma nessuna risposta è arrivata dal dicastero delle politiche agricole, pertanto, le è stata inviata una lettera aperta in cui si legge: “Da anni Ciwf Italia, Greenpeace Italia e Legambiente conducono insieme una campagna per far sì che si possano conoscere chiaramente, sin dall’etichetta, con quale metodo gli animali sono stati allevati. Infatti, a diversi metodi di allevamento corrispondono diversi potenziali di benessere e di sostenibilità ambientale: quelli che prevedono una scrofa o una gallina allevate in gabbia non sono paragonabili a quelli di una scrofa o a una gallina allevate all’aperto. Egualmente, gli impatti su ambiente e salute di questi sistemi non sono assolutamente comparabili”.

Il ministro, ora, dovrà contemperare esigenze diverse e mettere d’accordo industria agroalimentare e piccoli produttori eco responsabili. Intanto i firmatari hanno fatto presente che anche gli allevatori virtuosi, i quali “esportano Dop di rilievo all’estero, e importanti esponenti del mondo della zootecnia”, sostengono l’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento.

Fonte: [La Repubblica]