di Elisa Erriu 12 Gennaio 2021
ristoranti chiusi alle 18

Arriva la conferma da parte del Governo: nel nuovo Dpcm sarà previsto lo stop asporto dopo le 18 per quanto riguarda i bar. Il mondo della ristorazione minaccia “disobbedienza civile”.

Non potranno più vendere da asporto né cibi né bevande dopo le 18: la nuova stretta per i bar ipotizzata dal Governo, ma già confermata, conferma anche il disappunto da parte di baristi e titolari. Bar e ristoranti hanno già annunciato che daranno vita a numerose proteste per questa ulteriore limitazione, minacciando ‘disobbedienza civile‘.

Il periodo ormai troppo lungo di drastiche limitazioni e chiusure dei pubblici esercizi, sta affossando un intero settore togliendogli la possibilità di ripartire – spiega Claudio Ferraro, direttore dell’Epat Torino – non ci pare che ipotizzare limitazioni a quelle piccole finestre di attività sia corretto, plausibile e neanche utile; serve solo ad aggravare ancor di più l’economia dei pubblici esercizi. Se si ipotizzano violazioni, come assembramenti davanti ai locali, si facciano i controlli e si irroghino le sanzioni, ma non si colpisca un’intera categoria. Questo approccio “chiusi tutti se c’è qualcuno che non rispetta le regole è sbagliato e neanche etico. È la resa dello Stato e delle amministrazioni deputate, che riconoscono di non poter controllare, ma in un tempo come quello che stiamo attraversando non può che rendere più vivo un senso di ingiustizia per chi le regole le rispetta e vede le proprie attività morire“.

È tempo di essere uniti e far sentire la nostra voce, ormai non c’è più tempo”, precisa l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, nel ricordare (appunto) che sono passati 11 mesi dall’inizio della pandemia, durante i quali: “la nostra categoria ha accettato di chiudere a ripetizione le proprie attività in nome della salute. Il vaso è colmo, per completare la presa in giro ci mancava solo l’invito ad aprire le nostre attività per 2 giorni per poi chiuderle nel week end, per poi colorare di nuovo l’Italia di giallo e arancione limitando o vietando il nostro lavoro in modo quasi sadico“.

Da qui la richiesta al governo “fateci lavorare in sicurezza ma con la possibilità di fare impresa, oppure permetteteci di arrivare ancora vivi al momento della ripartenza con giusti ristori, non briciole“. Anche perché, precisa l’Unione, asporto e delivery non fanno parte del Dna della grande ristorazione e della somministrazione in genere e chi lo ha fatto o lo sta facendo sa bene che non possono tenere in piedi un’azienda.

[ Fonte: ANSA ]