di Elisa Erriu 19 Maggio 2021
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La sorgente andava tenuta in salvo, quantomeno per salvare le bottiglie di birra Rochefort che tutti conosciamo. E dopo una battaglia legale di un decennio i monaci trappisti di Notre-Dame de Saint-Remy ce l’hanno fatta: possono continuare, serenamente, a preparare la loro preziosa bevanda secondo tradizione.

La vicenda è lunga e complicata e racconta le prodi gesta di una comunità monastica che si oppone ferocemente contro l’industria mineraria Lhoist, società che controlla una cava di calcare adiacente alla sorgente di Tridaine. Da lì proviene l’acqua con cui i monaci realizzano la loro birra Rochefort dal 1883.

Nel corso di dieci anni, la Lhoist ha proposto più volte di ampliare la zona di scavo, anche perché le risorse delle cave attuali stanno andando esaurendosi. Ma i monaci dell’abbazia Notre-Dame de Saint-Remy hanno subito reagito, inviando più volte comunicati e richieste di interventi per evitare che la società alterasse uno degli ingredienti fondamentali della loro birra. I mastri birrai sono certi: se gli venisse tolta la possibilità di usare l’acqua di quella specifica sorgente, la loro birra non sarebbe più la stessa.

Così i monaci per dieci anni si sono sempre opposti, supportati da un atto della fine dell’800 che gli conferisce la possibilità di utilizzare l’acqua della sorgente Tridaine per la produzione della birra. E ogni volta la legge ha dato loro ragione: l’ultima vittoria assegnata ai monaci viene dalla Corte di Appello di Liegi, che ha difeso la proprietà dei monaci tutelando il prodotto trappista.

Ma la battaglia non è ancora finita: Lhoist ha 100 filiali in 25 paesi e continua ad avere bisogno di allargare la propria cava per continuare la produzione di calce. Altrimenti è destinata a chiudere i battenti nel 2022. Riusciranno i monaci trappisti a salvare la loro birra anche in Cassazione?

[ Fonte: Il Corriere della Sera ]