bistecca t-bone

Ne “Se il Sole muore” di Oriana Fallaci del 1965, i giovani astronauti, intervistati dal giornalismo per antonomasia, sono lanciati alla scoperta del futuro, pronti per l’irragiungibile luna. Oriana dedica il libro al padre e nella dedica iniziale fa riferimento al fatto che quest’ultimo non voglia andare nello spazio perché non ci sono né fiori né pesci né uccelli. Oggi, però, si sarebbero ricreduti poiché in orbita è arrivata la prima bistecca spaziale, stampata in 3d sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

L’alimento nasce dalle cellule di bovino senza macellazione ed è adatto per essere consumato dall’uomo. Dunque, un’alimentazione più sana per chi si prepara ad andare verso Marte. Ma la creazione ha anche un altro effetto positivo, perché consentirà di avere anche sulla Terra carne a impatto zero per l’ambiente. L’esperimento è stato condotto da un’azienda israeliana in collaborazione con una russa e due americane.

 

Pochi ingredienti: cellule bovine aggregate in strutture tridimensionali chiamate sferoidi e a loro volta combinate con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici. Il tutto è stato assemblato durante la stampa 3d attraverso forze magnetiche, fino a generare un frammento di tessuto. Nello spazio la stampa 3d funziona in modo diverso rispetto a quanto succede sulla Terra. Ad esempio, qui, il materiale biologico che costituisce la bistecca non è depositato a strati, ma dal momento che nello spazio le cellule non tendono ad andare verso il basso, si sedimentano naturalmente su tutti i lati, formando una struttura tondeggiante.

L’azienda israeliana ha cercato di evitare i costi ambientali legati alla produzione di carne, scegliendo di produrla in orbita senza macellazione. L’idea è quella di proseguire nella sperimentazione per arrivare in poco tempo ad avere bistecche di bovino stampate in 3d in bio-fattorie sulla superficie terrestre.

Fonte: Il Messaggero

commenti (0)

Accedi / Registrati e lascia un commento