di Veronica Godano 15 Novembre 2019
maiale macello

Animali destinati alla macellazione, ma a cui erano inflitte atroci sofferenze nel mattatoio di Torino. Sono i dettagli orribili che emergono da questa vicenda, di cui il 20 novembre è attesa la sentenza. Bestie ammalate e portate verso il macello, nonostante le condizioni instabili; dissanguamenti massacranti prima della morte; veterinari minacciati di fronte alle richieste di pietà per animali sottoposti alla temperatura di -3° sotto l’acqua prima di andare a morire. “Le urla le sentivi anche da fuori e non riuscivi neanche…era da tapparsi le orecchie”, raccontano i veterinari e ancora “Le regole del benessere animale non sono state seguite in tantissimi casi”.

A processo sono finiti Andrea, Roberto e Stefano Chiabotto, azionisti di maggioranza della Rosso spa, l’azienda capofila del consorzio che dal Comune ha la concessione del grande stabilimento di Via Traves. Pare ipocrita, ma all’animale che va incontro alla macellazione devono essere evitate più possibile le sofferenze. Ora, Stefano Chiabotto afferma: “Le inchieste ci hanno danneggiato enormemente sotto il profilo commerciale, ma ne siamo usciti puliti”. Eccetto colpi di scena, infatti, il processo di fronte al giudice Paola Odilia Meroni dovrebbe chiudersi con una messa alla prova degli imputati e con il risarcimento di una veterinaria che si era ribellata a tali crudeltà.

Siamo di fronte a una storia che apre gli occhi sul consumo ragionevole di carne. Come il giorno in cui arrivò una partita di buoi che pesavano 30 chili con “una broncopolmonite gravissima e il fegato pieno di ascessi. Avrebbero dovuto pesare 125 kg l’uno. Ma erano come cani. Ne pesavano 30”, racconta un’altra veterinaria, a cui il giudice chiede se i bovini abbiano una soglia del dolore. La dottoressa a questo punto risponde: “Se uno ha una broncopolminite e tu lo costringi a bastonate a ballare in mezzo a una bolgia infernale, è logico che cominci a iperventilare, il polmone non ce la fa, quindi va incontro a un’ulteriore sofferenza”.

Altre specifiche agghiaccianti arrivano da Stefano Gili, il responsabile del servizio veterinario dell’Asl: “Soffrivano di patologie evidenti: dorso inarcato, la diarrea, difficoltà a deambulare”. La gestione del mattatoio, però, non è da ascrivere solo alle aule del tribunale. Gli animalisti avevano denunciato più volte i trattamenti e la consigliera del Movimento 5 Stelle, Chiara Giacosa, ha chiesto che l’amministrazione Appendino acquisisca gli atti sulle concessioni della struttura.

Fonte: La Repubblica

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