di Veronica Godano 30 Giugno 2020
maiali

Il 2020 non promette nulla di buono di fronte alla scoperta di un nuovo virus in Cina nei maiali che potrebbe causare un’altra pandemia. Insomma, il mondo non conosce la fine dell’attuale emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus e già deve preoccuparsi del prossimo pericolo che, anche in questo caso, arriva dall’Asia.

Il ceppo è molto simile a quello dell’influenza H1N1 responsabile della pandemia del 2009 ed è tornato a insidiare l’organismo dei maiali imparando ad aggredire gli esseri umani. Il rilevamento è avvenuto nell’ambito di un progetto di sorveglianza avviato da anni per sorprendere sul nascere eventuali virus in grado di scatenare epidemie mondiali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti e il gruppo di lavoro è stato coordinato da George Gao e Jinhua Liu, delle Università agrarie di Pechino e Shandong, con la partecipazione dei centri cinesi per il controllo delle malattie. Il team è in contatto con l’Oms.

Il monitoraggio ha previsto la sorveglianza degli esseri umani a lavoro negli allevamenti che nel 10% dei casi (su un campione di circa 300 persone) ha sviluppato gli anticorpi. Ciò significa che il virus sa attecchire sugli esseri umani, ma non si è ancora trasmesso da uomo a uomo.

Per l’epidemiologa Stefania Salmaso  – nel 2009 seguì la pandemia d’influenza a capo del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – si tratta di un esempio fondamentale di sorveglianza che “non crea preoccupazione, ma riporta al discorso delle minacce salute umana dal mondo animale. E’ un’allerta, che ci riporta all’importanza di avere un aggiornamento dei piani pandemici”.