di Veronica Godano 5 Novembre 2019
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Anche nei crostacei che vivono in fondo al mare, si trova un’alta percentuale di microplastiche, se si pensa già solo alla quantità di plastica che ogni anno finisce nei mari (tra i 5 e i 13 milioni). A documentarne la presenza, i ricercatori e i docenti del Dipartimento di Scienze della vita e Ambiente dell’Università di Cagliari, in collaborazione con quelli dell’Università Politecnica delle Marche. L’indagine ha restituito dei dati allarmanti relativi a questo materiale che si trasforma in minuscoli frammenti: 413 particelle trovate nello scampo e 70 nel gambero.  Si tratta principalmente di polietilene (PE, quello che si trova negli imballaggi e nella plastica monouso) e di polipropilene (PP, usato per i tappi delle bottigli o le capsule del caffè.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Enviromental Pollution e trainata da Alessandro Cau, Claudia Dessì, Davide Moccia, Maria Cristina Follesa e Antonio Pusceddu. Quello che non si sa ancora, è se la quantità ritrovata nello stomaco dei gamberi, ma soprattutto negli scampi, possa causare danni all’organismo umano. Prossimo step è capire quanta microplastica arrivi davvero a tavola. “Ci stiamo chiedendo se gli scampi, in particolare, siano in grado di triturare quelle microplastiche che abbiamo trovato nel loro stomaco e che non sono riuscite a passare nel tratto digerente perché troppo grandi. In questo caso le particelle verrebbero reimmesse nel mare e nella catena alimentare di altre specie, nel caso contrario arriverebbero tutte sui nostri piatti”, commenta il team universitario.

Fonte: Ansa

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