di Elisa Erriu 18 Novembre 2020

Durante il lockdown tante persone sono rimaste a casa più tempo, teoricamente al sicuro… tranne da internet: infatti sono aumentate a dismisure le fake news, anche quelle sui prodotti alimentari. Ecco alcune tra queste “bufale”.

Ad aver individuato le fake news più diffuse è stata l’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. in collaborazione con Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, che hanno monitorato le notizia false che più circolavano nel periodo da Marzo a Setembre di quest’anno. E i dati parlano chiaro: con l’avvento del lockdown sono aumentate a dismisura (anche) le notizie imprecise sul food e i prodotti alimentari, anche quelle sui prodotti Made in Italy.

Secondo i dati raccolti da questo “web monitoring”, le fake news più condivise hanno colpito il mondo dei vini (+23%), della pasta (+37%), dell’olio (+26%), del pane (+18%) e dei dolci (+31%). Anche il formaggio (+33%) è stato investito da questa ondata di notizie pseudo negative. Consultando il web e oltre 500 post dedicati a temi alimentari, ecco alcune notizie denigratorie tra le più diffuse nei confronti di alcuni dei prodotti caseari più famosi e diffusi del nostro Made in Italy:

  • “le vacche non hanno accesso al pascolo e quindi sono ‘depresse'”, notizia relativa al Parmigiano Reggiano. Questa notizia è un Falso, come dimostrato dall’omonimo Consorzio, non solo viene rispettata la normativa ma viene garantito alle bovine uno stato di salute ottimale essenziale per la produzione della Dop;
  • in rete e in particolare sui social, “a fare ingrassare più della pasta sarebbe il Provolone“. Non é scientificamente provato, anche se è ovvio che le esagerazioni portano come conseguenza un aumento di peso;
  • incredibilmente, circola sui social anche la bufala secondo cui “il Caciocavallo può creare dipendenza come una droga”. Va detto invece che: il Caciocavallo è un cibo ricco di grassi e contiene lattosio, che è uno zucchero. Gli studi in merito sono ancora insufficienti a stabilire con certezza quali siano gli effetti sul cervello. Ma da qui a definirlo droga ce ne passa…;
  • “la mozzarella di bufala ha un alto contenuto di colesterolo”. Falso, contrariamente a quanto si possa credere i suoi valori di colesterolo sono molto più bassi dei formaggi francesi e anche italiani, è anzi ricca di proprietà nutritive e di vitamine;
  • della Ricotta Romana, si legge ultimamente che “non facilita il sonno”. Non è vero, anzi, la ricotta contiene tripofano utile a innalzare i livelli di serotonina e melanina nel cervello;
  • c’è anche chi afferma che mangiare Castelmagno “è controindicato per il rischio osteoporosi”. Affermazione infondata: è una fonte privilegiata di calcio, sia per la notevole quantità presente, che per la sua biodisponibilità;
  • ecco che per l’Asiago si vocifera che “non è genuino come quello dei nostri nonni contenendo ormoni, agrofarmaci e diossine”. Falso. I controlli da parte dei Consorzi sono strettissimi e il formaggio prima di entrare in commercio viene analizzato. Non ci sono dunque contaminanti dannosi per l’uomo;
  • “poiché contiene glutine è sconsigliato mangiare il Caprino Veronese“. Falso, uno studio effettuato dal Dipartimento di Scienze Molecolari Agroalimentari (DISMA) della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano ha indicato la categoria dei formaggi tradizionali come idonea ai celiaci. Tra questi anche il Caprino;
  • “il Pecorino Romano contiene lattosio”. Falso, il Pecorino Romano è un formaggio “naturalmente privo di Lattosio”, conseguenza naturale del tipico processo di ottenimento del Pecorino Romano. Per questa sua peculiarità può essere inserito in modo sicuro nella dieta di persone che soffrono di intolleranza al lattosio essendo lactose free;
  • “mangiare Grana Padano può essere rischioso poiché potrebbe essere contaminato da Covid-19″. Falso, le condizioni biologiche di stagionatura di questa eccellenza, come di ogni altro prodotto stagionato, inattivano ogni virus.

Infine, secondo la ricerca, a diffondere di più queste “bufale” sono le donne (65%) rispetto agli uomini (35%). Anche fra i teenager sembrano attecchire visto che circolano sui profili social più ‘giovani’, in particolare Instagram e Facebook, ma anche sotto forma di video news su TikTok.