di Elisa Erriu 12 Dicembre 2020
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Uno studio pubblicato dalla Fao proprio durante la giornata internazionale della montagna, ha rivelato alcuni dati allarmanti: è aumentata l’insicurezza alimentare nelle zone di montagna dei paesi in via di sviluppo, 1 persona su 2 non mangia abbastanza.

Dal 2000 al 2017 il numero di persone in difficoltà è passato da 243 milioni a quasi 350 milioni: il nuovo studio pubblicato dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha evidenziato che gli abitanti delle aree montane sono tra le popolazioni più colpite dalla fame, a causa della perdita della biodiversità e di conseguenza degli effetti negativi del cambiamento del clima.

Per questo lo studio cerca di segnalare la necessità di preservare gli ecosistemi e migliorare i mezzi di sussistenza: a rendere vulnerabile chi vive in montagna, infatti, è l’aumento dei rischi di catastrofi naturali e conflitti armati, che interrompono i mezzi di sussistenza o creano stress sulle risorse naturali, da cui dipendono le popolazioni. La pandemia non ha fatto altro che peggiorare una situazione già grave, fa presente la Fao: le restrizioni imposte dai paesi hanno infatti amplificato le vulnerabilità delle comunità montane, la cui sopravvivenza dipende appunto dall’agricoltura e dal turismo.

Nelle zone montuose rurali dei paesi in via di sviluppo, una persona su due non mangia abbastanza per condurre una vita sana” – ha detto la direttrice aggiunta della Fao, Maria Helena Semedo – “persone che stanno scontando l’impatto della pandemia covid-19 che dobbiamo proteggere, proteggendo le nostre montagne da cui dipende il loro sostentamento“.

[ Fonte: ANSA ]

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