di Elisa Erriu 13 Novembre 2020
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“Che vengano ad arrestarmi”: il titolare di una pizzeria a Firenze tiene la porta aperta la sera e sfida le restrizioni del Governo. Non ci sta a chiudere il suo locale e lo fa pur avendo conosciuto da vicino gli effetti del Coronavirus.

La pizzeria ristorante Tito di via Baracca è rimasta aperta sia dopo che il Dpcm imponeva la chiusura alle 18, sia dopo la recente retromarcia con cui è stata dichiarata ‘zona arancione’ anche la Toscana. Eppure il gestore del locale, Mohamed El Hawi, detto Momi, è ben consapevole dei rischi, non soltanto quelli legali, bensì anche quelli legati al contagio: “Sia chiaro – precisa infatti El Hawi -, che non nego l’esistenza del virus. Mio padre, Tito, il fondatore della società, a Marzo ha preso il Coronavirus ed è rimasto ricoverato ventuno giorni. Una settimana in terapia intensiva, tra la vita e la morte”.

Proprio sapendo, quindi, a cosa va incontro, El Hawi ha deciso lo stesso di restare aperto: a pranzo rispetta la regola di fare soltanto l’asporto, a cena invece la sua pizzeria apre anche al pubblico, nonostante la nuova restrizione, con l’entrata in “zona arancione“, di servire esclusivamente la merce d’asporto, oltre alla chiusura di bar e ristoranti alle 18 com’era stato stabilito ancora dal Dpcm di fine Ottobre.

Sono aperto e resteremo ‘regolarmente’ aperti fino a che non verranno a farci chiudere. Ho 50 dipendenti e lo faccio per il mio staff, per garantire loro una paga dignitosa e non mettere tutti in cassa integrazione al 100%. Del resto dal Governo gli aiuti non arrivano. Come primo ‘ristoro’ abbiamo ricevuto 10mila euro. Pressoché nulla considerando che il nostro fatturato nel 2019 è stato di quasi 2 milioni di euro. Ora ne aspettiamo 20mila (il famoso ‘secondo ristoro’, che parecchie attività dichiarano di aver già ricevuto, anche se per molti non è una misura sufficiente, ndr). Se mi arrivano entro il 15 novembre come promesso dal governo chiudo, ma non ci riusciranno e quindi resterò ancora aperto”, dice El Hawi anche in un suo video su Facebook. “Perché dobbiamo chiudere? Siamo in questa situazione per l’incompetenza del governo. Nessuno che lavora nel nostro settore è un ‘untore’. Il contagio è ripartito per la scarsa organizzazione su trasporti, scuole e sanità. ”.

Già sabato scorso i vigili gli avrebbero comminato una multa da 400 euro che avendola pagata subito, è stata ridotta a 280 euro. Ma una seconda sanzione potrebbe arrivare a costargli tra gli 800 e i 3mila euro, rischiando tra l’altro la chiusura del locale per 30 giorni. “Rischio anche il penale ma vado avanti. La paura è quella che hanno messo alle persone, guardate il deserto che c’è in giro”.

[ Fonte: Firenzetoday ]

 

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