Frutta e verdura, il numero magico è 5 porzioni al giorno, conferma uno studio

Una ricerca di Harvard conferma: chi mangia cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, vive più a lungo.

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Quante volte ce lo dicevano i nostri nonni “con una mela al giorno, togli il medico di torno”. Adesso gli dà ragione anche Harvard: grazie a un recente studio effettuato su più di 100mila persone e per più di 30 anni, hanno potuto dimostrare che mangiare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura allunga effettivamente la vita.

C’è un motivo per cui la chiamano “porzione consigliata”, ma i ricercatori di Harvard hanno tenuto a ribadire il concetto, realizzando uno studio davvero ampio Ben 66.719 donne e 42.016 uomini provenienti da due ampi studi sono stati presi in esame per dimostrare (forse una volta per tutte?) che il numero magico per vivere più a lungo esiste davvero ed è il 5. Cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura sono effettivamente e scientificamente la strada giusta da seguire per una vita più lunga.

L’analisi ha rilevato che le persone che mangiano la quantità giornaliera raccomandata dal governo di frutta e verdura, hanno un rischio inferiore di morte prematura rispetto alle persone che ne mangiano solo due porzioni al giorno. Ciò includeva un minor rischio di morte per malattie cardiovascolari, cancro o malattie respiratorie.

All’inizio della ricerca, i partecipanti non soffrivano di diabete, malattie cardiovascolari e/o non avevano il cancro. Durante la ricerca, che è durata quasi 30 anni, più di 18.000 partecipanti sono morti.

Chi mangiava due porzioni di frutta e tre di verdura ogni giorno, aveva meno probabilità di morire rispetto a quelle che mangiavano meno porzioni. Ma cinque è proprio il “numero magico”, perché porzioni giornaliere aggiuntive di frutta e verdura non hanno ridotto ulteriormente i tassi di mortalità.

Inoltre, non tutta la frutta e la verdura è uguale. Le porzioni giornaliere di opzioni amidacee – come piselli, mais o patate – o di succhi di frutta, non sembravano avere lo stesso effetto benefico.

Fonte: Harvard

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