Genova: un caffè servito in ceramica costa 400 euro al barista

Un barista a Genova ha servito un caffè in una tazzina di ceramica: ha rispettato tutte le normative tranne questa e così dovrà pagare una multa di 400 euro.

Genova: un caffè servito in ceramica costa 400 euro al barista

Un barista a Genova ha affisso la multa sulla saracinesca del suo locale, come monito o per lanciare un appello: è giusto dover pagare una multa di 400 euro perché per un attimo ha servito un caffè in ceramica?

È stata una frazione di minuti: Boero, il titolare del bar genovese Lo Scorretto, ha rispettato tutte le normative, stava tirando fuori le tazzine di carta dall’imballaggio, ma nel frattempo aveva già un cliente che gli ha chiesto un caffè. “Ieri mattina alle sette e mezza avevo appena tirato su la serranda e quello era il primo, massimo il secondo caffè che facevo”, ha raccontato Boero. “L’ho servito in una tazzina di ceramica normale e l’ho consegnato al cliente, che ha consumato fuori in piazzetta“. Ma tanto è bastato: tre agenti giovani in borghese hanno visto la scena e l’hanno multato. “Gli agenti non hanno voluto sentire ragioni; un minimo di comprensione, non ho fatto nulla che potesse portare a un possibile contagio. Eravamo in due in questa piazzetta, avrei capito se lo avessi servito nel locale. Agire in questo modo per un errore è assurdo: fatichiamo a pagare a malapena le spese”.

Io posso anche avere una colpa ad avergli dato la tazzina non usa e getta, ma gli agenti hanno multato anche il cliente: era davvero tenuto a sapere questa norma? Speravo che almeno il ragazzo non venisse multato, ma non c’è stato nulla da fare e sono molto dispiaciuto per lui“. Oltre al danno al barista, infatti, per non aver “saputo aspettare un attimo” a servire il caffè, ma avendo rispettato comunque tutte le regole più importanti, è stato multato anche il cliente. 400 euro di “caffè” anche a lui.

Di fronte a una situazione simile, Boero ha ora deciso di lasciare la multa sulla saracinesca e di chiudere “Lo Scorretto”. “Con la zona arancione non voglio far rischiare i miei clienti. Rimane il rammarico per il modo in cui siamo stati trattati, come se avessi servito droga e non un caffè“. Ma già in tanti, sui social, hanno dimostrato solidarietà nei confronti del barista e hanno anche fatto partire una campagna per sostenerlo.

[ Fonte: Il Secolo XIX ]