di Elisa Erriu 27 Dicembre 2020
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Isolato nella grande isola della Groenlandia: un esploratore italiano di 76 anni si è ritrovato con pochi rifornimenti di cibo a causa della chiusura delle frontiere per via della pandemia ed è stato costretto a mangiare cibo scaduto.

Robert Peroni viene dall’Alto Adige ma da diversi anni ha trovato casa nella Groenlandia. Una “Casa Rossa” per l’esattezza, un albergo per turisti nato come centro recupero per giovani con problemi legati all’alcool. «Dal 12 marzo scorso, quando l’Islanda ha chiuso le frontiere, per noi è finito tutto», ha raccontato Peroni. «In estate i turisti arrivavano soprattutto dalla Germania, ma anche francesi, americani e in agosto anche dall’Italia. Negli ultimi anni si è visto qualche cinese e giapponese, ma a causa del Covid abbiamo perso i turisti che sono la nostra unica fonte di sostentamento economico. Qui sulla costa orientale della Groenlandia è una tragedia e per sopravvivere mangio cibo scaduto, altro non posso fare, mi devo accontentare».

Dalla sua casetta a Tasiilaq, un villaggio sperduto lungo la costa est della Groenlandia, Peroni racconta come ha vissuto lì il 2020, senza quasi scorte di cibo. «Non è come in Italia dove c’è tanta scelta, quindi dobbiamo essere felici se arriva qualche elicottero, il mare è ormai ghiacciato e le navi non possono entrare nel fiordo a rifornire l’unico supermercato. Il governo groenlandese ha ragione di chiudere tutto perché non riuscirebbe a reggere le conseguenze di una pandemia. Abbiamo avuto 17 casi in tutta la Groenlandia. Se il virus dovesse arrivare qui a Tasiilaq sarebbe una tragedia. Il nostro ospedale (12-13 posti letto) non è attrezzato e quindi verrebbe trasferito alla capitale Nuuk oppure in Danimarca

Nelle scorse settimane in aiuto di Peroni è stata lanciata la campagna su gofund.me, ‘Save The Red House in East Greenland!’.

[ Fonte: Urbanpost ]

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