di Veronica Godano 27 Gennaio 2020

Perché ordinare un bicchiere di vino, quando si possono mangiare gli orsetti a base di alcool creati, un paio di anni fa, dall’azienda Ositos & Co? Ogni caramella contiene il 15% di alcool: sette o otto equivalgono a una birra o a un calice di vino. Si può scegliere tra: gin e fragola, whisky e cola, rum e ananas, tequila e limone. Ma Haribo non ci sta e fa causa all’impresa per violazione del marchio di fabbrica.

Ositos&Co nasce dall’idea di 3 studenti spagnoli che volevano unire il loro amore infantile per i dolci alla passione “adulta” per l’alcool. A gennaio 2019, i ragazzi hanno ricevuto, però, una lunga lettera di diffida dalla multinazionale dolciaria. Per la ditta tedesca le caramelle sono molto simili alla sua gamma di prodotti e tale uguaglianza “non può essere spiegata o giustificata da un semplice caso”. Così ha chiesto a Ositos&Co di porre fine immediatamente alla produzione e alla vendita dei suoi orsetti alcolici e di trasferire la gestione e la proprietà del suo dominio, ositosconalcohol.com, ad Haribo.

Ander Mèndez, l’amministratore delegato, afferma di essere perplesso. “Siamo tutti un po’ spaventati da questo, a essere onesti. Tutto quello che ci sta succedendo ora è il genere di cose che si vedono nei film; non pensi mai che possa succedere anche a te”. Per il giovane proprietario, non solo gli orsi di Ositos&Co sono più grandi e di forma diversa, ma sono anche venduti solo online o in luoghi dove sono serviti alcolici. Inoltre, sono contraddistinti come prodotti adatti a un pubblico maggiorenne.

La diatriba verte su questa domanda: “A chi appartiene la forma dell’orso?”. Per Mèndez: “Un orso è un animale che vive nel bosco. Perché non possiamo usarlo per i nostri dolci?”. I giovani stanno valutando tutte le opzioni al momento, tra cui il fatto di non avere molti soldi per avviare una causa legale, ma non sono disposti a mollare, perché per il Ceo della realtà spagnola, “potrebbero esserci più casi che si verificano altrove, dove si può fare poco perché non ci sono le risorse per combattere. Forse se agiamo, potremmo aiutare gli altri nella stessa situazione. E’ un incubo pensare che una multinazionale inizi a minacciarti e cerchi di distruggere 2 anni di lavoro”.

Fonte: The Guardian

 

.