di Veronica Godano 22 Giugno 2020
caffe

Sigilli al bar e una probabile confisca. Questa è la decisione del Tribunale di Lecce, davanti a un’evidente incongruenza tra i redditi della famiglia e i soldi gestiti in questo locale a Taviano (probabilmente proveniente dal traffico di droga).

I finanzieri – nella fattispecie quelli del  Gruppo investigativo sulla criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Lecce – si sono presentati questa mattina nella caffetteria della cittadina:  2 anni e mezzo fa già oggetto di perquisizione nella quale le fiamme gialle trovarono 90mila euro in contanti. La misura, ai sensi del Codice antimafia, è stata disposta perché il ragazzo tenuto sotto controllo, S.S., 29enne di origini albanesi e con alcune condanne per spaccio di droga alle spalle, è ritenuto socialmente pericoloso, nonché dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’uomo si trova al momento agli arresti domiciliari presso la sua abitazione e l’azienda sequestrata è stata affidata a un amministratore giudiziario. L’indagine è partita dalla constatazione della sproporzione dei redditi del nucleo familiare preso in esame: i finanzieri non hanno riscontrato collegamenti tra quelli dichiarati (scarsi addirittura per il proprio autosostentamento) e la gestione di somme di denaro elevate. Queste ultime, secondo gli inquirenti, proverrebbero da altre attività “illecite” condotte dal giovane.

Fonte: [LeccePrima]