di Veronica Godano 15 Gennaio 2020
agricoltura

Bruxelles tuona: “Tolleranza zero” nei confronti dei clan in Sicilia che avrebbero intercettato fondi Ue per l’agricoltura (5,5 milioni di euro e centinaia di truffe all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura – Agea). Si tratta del più grande blitz compiuto a sfavore della mafia e, nello specifico, a detrimento delle famiglie Nebrodi. Oltre 600 i militari coinvolti nell’operazione coordinata dalla Dda di Messina. Le indagini hanno portato anche al sequestro di 150 imprese e allo smembramento dei clan mafiosi dei Batanesi e dei Bontempo Scavo.

Centonovantaquattro indagati e tra le 94 misure emesse, 48 sono provvedimenti di custodia cautelare mentre gli altri sono arresti domiciliari. Le accuse sono di associazione mafiosa, truffa aggravata, intestazione fittizia di beni, traffico di droga. Ma il fine era appropriarsi indebitamente di fondi stanziati dall’Unione europea per l’agricoltura. Nell’occhio del ciclone anche insospettabili come un notaio accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Dagli scranni dell’Unione Europa fanno sapere: “Siamo al corrente di questa indagine delle autorità italiane sul cattivo utilizzo dei fondi. Insistiamo con gli Stati affinché sviluppino e stabiliscano un impegno chiaro per evitare queste situazioni”.

Per il gip, Messina Salvatore Mastroeni, che ha disposto l’arresto dei 94 appartenenti ai clan tortoriciani dei Batenesi e dei Bontempo Scavo: “La mafia è una specie di classe sociale, contrastabile ma non eliminabile come categoria, nonostante decine e decine di operazioni e processi. Un riscatto completo, la liberazione del territorio, difficilmente saranno ottenuti solo con l’intervento giudiziario. Le misure non arrestano un mondo rassegnato alla deriva mafiosa”.

La truffa consisteva nella divisione dei terreni tra clan. Bisognava individuare i terreni per i quali non erano state presentate domande di contributi. A notificare gli appezzamenti utili erano i dipendenti dei Centri Commerciali agricoli (CCA) che avevano accesso alle banche dati. La disponibilità dei terreni da segnalare era ottenuta attraverso atti notarili fasulli o costringendo i proprietari reali a stipulare falsi contratti di affito con prestanomi dei mafiosi. Attenendosi a quanto segnalato, ovvero le finte particelle disponibili, era avviata da funzionari conniventi la pratica per richiedere le somme che poi erano accreditate al richiedente prestanome dei boss, il più delle volte su conti esteri.

Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, dichiara: “C’è un salto di qualità della mafia che si nota sui Nebrodi, ma anche a livello nazionale, con inserimenti nell’economia legale con sistemi illegali”. E spiega: “Sono stati sgominati questi clan che tendevano ad accaparrarsi i terreni e quindi a utilizzare questo nuovo strumento di arricchimento. Oltre i reati tradizionali si muovevano nelle frodi comunitarie, dividendosi i terreni per poi distribuire i proventi. Chi doveva controllare non controllava, chi doveva sostenere la formazione del fascicolo aziendale per ottenere i finanziamenti era complice dei clan che si arricchivano – e conclude – la soluzione sarebbe quella di assegnare a un organismo pubblico la formazione del fascicolo”.

Fonte: TgCom 24