di Elisa Erriu 12 Ottobre 2020
Milano positivi al Covid-19 lavorano al ristorante rischiano il carcere

Mentre l’Italia aspetta in bilico il nuovo Dpcm, a Milano due uomini positivi al Coronavirus vanno a lavorare al ristorante senza rispettare l’isolamento: ora rischiano il carcere.

Sono rispettivamente il titolare e dipendente di un locale in zona Turro, i due uomini di 36 e 20 anni peruviani denunciati per non aver osservato un ordine “legalmente dato per impedire la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo”, dopo essere risultati positivi al Covid. Sabato sera i carabinieri della Compagnia Milano Porta Monforte e del Nucleo Radiomobile, hanno effettuato alcuni controlli per verificare il rispetto delle norme anti-contagio, recandosi anche in un ristorante etnico in zona Turro, dove era stata segnalata la presenza di due persone positive al Coronavirus.

Come accertato dai controlli dei carabinieri, il titolare e il dipendente si erano recati verso il locale etnico, poco prima dell’intervento delle pattuglie. I due sono entrati e si sono trattenuti all’interno qualche minuto prima di allontanarsi, violando l’isolamento domiciliare fiduciario emesso nei loro confronti dall’Ats di Milano, a seguito dell’accertata positività al Covid-19.

Dopo il primo tampone positivo, come di consueto, hanno effettuato un altro tampone e in questo lasso di tempo, l’Ats gli avrà informati che avrebbero dovuto rispettare un isolamento precauzionale sino alla negatività del prossimo tampone. Cosa che non hanno fatto. Per questo, ora rischiano una detenzione in carcere dai 3 ai 18 mesi,oltre a una sanzione che oscilla tra i 500 e i 5.000 euro.

Ora il locale è stato sequestrato a scopo preventivo al fine di effettuare ulteriori verifiche igienico-sanitarie da parte del NAS e del NIL e sono stati fatti i lavori di sanificazione degli spazi. Tutti gli altri dipendenti e i clienti presenti al momento dell’arrivo dei due positivi all’interno del locale, sono stati invitati a tornare a casa, in attesa di ricevere comunicazioni da parte dell’Ats per procedere con gli accertamenti sanitari del caso.

[ Fonte: La Repubblica ]