di Veronica Godano 23 Novembre 2019
Olio oliva

Inizia la vendita dellolio nuovo e per quest’anno si stima un aumento della produzione dell’80%, dopo il crollo storico del 2018. I dati emergono da un’analisi di Coldiretti su stime Unaprol(Ismea), illustrata nella giornata dedicata all’olio nuovo nei mercati di www.campagnamica.it in diverse città d’Italia: Roma, Milano, ma anche Padova e Brindisi.

Per la Coldiretti, “a livello nazionale si punta  a una produzione di oltre 315 milioni di chili, che resta comunque notevolmente inferiore alla media dell’ultimo decennio. I primi dati globali provvisori per i principali concorrenti dell’Italia su scala mondiale relativi alla stagione di raccolta dell’olio di oliva 2019/20 sottolineano che la Spagna dovrebbe produrre 1,35 milioni di tonnellate di olio d’oliva, un po’ meno rispetto all’1,77 milioni di tonnellate dell’anno precedente mentre la Grecia raggiungerebbe le 300mila, in crescita rispetto alle 185mila tonnellate dell’anno precedente”.

Inoltre, la Coldiretti ricorda come l’Italia sia il primo importatore agricolo: “Nei soli primi otto mesi dell’anno si è registrato un balzo del 48% nell’arrivo dall’estero di olio iberico per un quantitativo di ben 280 milioni di chili, spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali e mondiali”.

A incrementare le importazioni è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009. Sulle bottiglie di extravergine, ottenute da olive straniere e in vendita nei supermercati, risulta difficile, in molti casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari”. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli e in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. C’è da dire, poi, che bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e hanno frasi o nomi, che richiamano all’italianità, fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero, dunque, informarsi al fine di poter scegliere con consapevolezza.