di Elisa Erriu 6 Dicembre 2020
Pandoro fatto in casa

La caccia al pandoro è cominciata: ecco secondo Altroconsumo quali sono i pandori migliori del supermercato di quest’anno.

Prima di tutto, è giusto specificare come Altroconsumo abbia analizzato i concorrenti: per realizzare la classifica dei migliori pandori confezionati e commercializzati dalla grande distribuzione, l’associazione ha preso in esame otto pandori, sottoponendoli al test di laboratorio ma anche al severo giudizio di consumatori e pasticceri.

Sono state inoltre esaminate con attenzione le etichette, il peso e la presenza di burro e/o uova in quali quantità. Sono state poi effettuate delle analisi per rilevare eventuali tracce di muffe e lieviti.

Secondo le linee guide di Altroconsumo, il pandoro ideale deve presentare la tipica forma a stella ottagonale. Le “coste”, che servono ad aumentare la superficie del dolce, devono essere ben conformate, la superficie esterna del pandoro deve essere priva di crosta, non deve presentare tracce di unto, ma deve apparire asciutta; la colorazione della superficie esterna del pandoro deve essere uniforme, né eccessivamente chiara, né eccessivamente scura, ma adeguatamente dorata: la base del pandoro corrisponde alla parte del dolce posta in alto durante la cottura, pertanto se risulta più scura o addirittura bruciata, il dolce è stato cotto ad una temperatura eccessiva.

Al taglio il pandoro deve presentarsi soffice e asciutto. Il colore della pasta deve essere giallo uniforme, questo perché deve rappresentare la colorazione che ricorda l’utilizzo di burro e uova nell’impasto. Infatti, secondo Altroconsumo, il vero pandoro deve contenere zucchero, uova di categoria A e/o una quantità tale da garantire almeno il 4% di tuorlo, lievito naturale, aroma di vanillina o vaniglia, sale, farina di frumento e burro (almeno 20%). Si possono anche usare altri ingredienti come latte e derivati ma non deve mai esserci traccia di materie grasse diverse dal burro/burro cacao.

L’alveolatura deve essere piccola e omogenea, perché la presenza di alveoli più grossi indica generalmente una lievitazione spinta al fine di aumentare il volume del dolce, mentre un’alveolatura più grande determina anche una perdita più rapida dell’umidità. Il profumo del pandoro dovrebbe essere gradevole. Non dovrebbero essere percepibili odori troppo intensi, dovuti all’utilizzo di aromi, o acidi causati dal lievito; aroma e gusto di burro e di vaniglia dovrebbero caratterizzare il pandoro all’assaggio. Non dovrebbero essere evidenti difetti di gusto. Una cottura eccessiva determina la formazione di un gusto amaro sulla superficie del prodotto, che altera l’aroma ed il gusto dell’intera fetta. Perché il pandoro possa assumerne l’aroma, lo zucchero a velo dovrebbe essere di preferenza spolverizzato sul dolce il giorno prima. Nella produzione artigianale, lo zucchero a velo dovrebbe essere personalizzato e preparato direttamente dal pasticcere, dovrebbe inoltre contenere la bacca di vaniglia.

Ebbene, seguendo queste indicazioni, ecco la classifica di Altroconsumo per i pandori dei supermercati: in testa alla classifica come”pandori di ottima qualità” c’è il Maina ricetta classica (con il punteggio di 68), il pandoro Bauli (col punteggio di 67) e quello Scarpato (con il punteggio di 67). Quest’ultimo pandoro, però, non è presente in tutte le regioni.

Seguono come pandori di “buona qualità” quello originale Melegatti, il pandoro Balocco, quello Perbellini e il pandoro di Verona Conad.

All’ ultima posizione, come qualità media, c’è il pandoro di Verona ricetta classica Paluani.

[ Fonte: Altroconsumo ]