di Francesca Pace 12 Agosto 2019
maiale

Brutte, anzi bruttissime notizie provengono dall’Asia. La peste suina africana ha fatto strage in questa area geografica e in un anno ha mietuto vittime pari a 5 milioni di maiali. Questo è lo sconcertante numero di esemplari morti durante questi ultimi 12 mesi. La malattia virale sembra essere destinata a non fermarsi in quanto al momento non esistono cure specifiche.

La peste suina africana è una malattia virale dei suini e dei cinghiali selvatici, che porta quasi sempre alla morte. Non esistono attualmente vaccini ed è per questo che si sta diffondendo così velocemente. Va da sé che questa epidemia arreca notevoli ripercussioni sul lato  socio-economiche nei Paesi in cui è diffusa. Per fortuna, c’è da dirlo, che gli esseri umani non possono essere in alcun modo contagiati.

La malattia è facilmente diagnosticabile: si manifesta con in segnali caratteristici della peste suina classica ma per distinguerla da essa bisogna fare delle analisi in laboratorio per individuarne il ceppo. Gli animali colpiti accusano febbre, perdita di appetito, debolezza, aborti spontanei, emorragie interne con emorragie evidenti su orecchie e fianchi. Ciò che desta maggiore stupore  è di certo la morte improvvisa.

Ci sono dei ceppi molto aggressivi del virus che non danno alcuna via di scampo : il decesso dell’animale infetto può avvenire entro 10 giorni dalla manifestazione dei primi sintomi.  Alcune bestie colpite invece da ceppi meno aggressivi possono anche non mostrare sintomi ma diventano comunque vettori di malattia.

Al momento l’Asia è molto colpita e la peste è stata riscontrata in Cambogia, Cina, Corea del nord Laos Mongolia e Vietnam. Purtroppo ricerche affermano anche un altro dato sconcertante: l’epidemia si sta diffondendo anche in Europa e in particolar modo la Bulgaria attualmente è un paese molto colpito.

Visto e considerato che non esistono vaccini disponibili contro questo virus l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) ha invitato tutti i Paesi a sorvegliare qualunque tipo di frontiera,  terreste, marittima e aerea, per evitare che la malattia arrivi nel nel Paese e si diffonda attraverso suini contaminati o prodotti di maiale contaminati. Inoltre la Fao ha già sollecitato la comunicazione immediata focolai di malattia.

Fonte Ansa

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