di Veronica Godano 6 Novembre 2019
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Ventidue persone in manette perché imponevano il pizzo alle pizzerie del centro storico di Napoli e non solo, a un locale di Capri, l’organizzazione criminosa – legata al clan Sibillo – ha chiesto mille euro in più, così come registrato nelle intercettazioni: ”Almeno altri 1000 euro li deve dare, visto che si è aperto la pizzeria a Capri e sta facendo soldi a tonnellate”, commentano i 2 riferendosi al proprietario della pizzeria “Il Presidente” nel cuore della città partenopea. I dettagli emergono dalle intercettazioni risalenti all’aprile del 2017 di Giovanni Matteo e Giovanni Ingenito, cugini del boss Pasquale Sibillo.

La camorra controllava anche lo spaccio di droga e gestiva intere liste sulle quali annotare i nomi delle vittime di usura, con le cifre da versare per il pizzo. I carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Centro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno eseguito ventidue ordinanze di custodia cautelare per soggetti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e porto abusivo di armi. Le indagini hanno svelato come Pasquale Sibillo, fratello di Emanuele, boss della c.d. “paranza dei bambini”, ucciso in un agguato a 19 anni il 2 luglio del 2015, controllasse ancora gli affari del clan, sebbene fosse già dietro le sbarre.

Fonte: Napoli Fanpage

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