di Elisa Erriu 27 Settembre 2020
Riso maltempo decima raccolti Nord ma fa crescere Sud

I cambiamenti climatici hanno causato difficoltà anche nelle colture del cereale più consumato al mondo, il riso: violenti nubifragi e maltempo hanno decimato i raccolti delle principali risaie del Nord, mentre al Sud sembrano ci sia le condizioni migliori per far crescere risaie anche in nuovi campi.

Secondo quanto rilevato da Coldiretti, un violento nubifragio con bombe d’acqua, vento e grandine si è abbattuto tra Pavia e Novara, dove si produce oltre la metà del riso italiano. Ciò ha causato danni dall’80% al 100% del raccolto.

Sebbene questo abbia fatto vacillare il Nord, l’Italia si conferma ancora primo produttore europeo di riso, tant’è che sta persino crescendo una produzione di nicchia in Calabria dove, in particolare nella piana di Sibari, sono sempre più gli imprenditori agricoli a scommettere nel “mare a quadretti“.

Così definisce le proprie risaie a Cassano allo Jonio (Cosenza), Matteo Perciaccante, che insieme ai fratelli della Masseria Fornara, azienda fondata nel 1870 che con 100 ettari di proprietà e altri 500 in gestione di risocoltori sibariti, ha saputo evolversi e cominciare a fare riso da semi. “In Calabria non c’era una cultura del riso – racconta Perciaccante – e gli chef ci stanno dando una mano per introdurre questo ingrediente nella cucina locale. Noi facciamo per il 60% della produzione Carnaroli, che si è adattato in modo straordinario a questo habitat con acque salmastre dove, tra gli indicatori di qualità ecologica, nidificano 14 famiglie di cicogne. Siamo una nicchia, ma anche il più grande polo produttivo del Centro-Sud e vorremmo fare un doppio salto di qualità: il riconoscimento dell’Igp (Indicazione geografica protetta) sarebbe una grande opportunità per accedere a nuovi mercati e chiudere qui la filiera“.

L’Italia ha 228 mila ettari coltivati quest’anno e 4 mila aziende agricole, che raccolgono 1,50 milioni di tonnellate di risone all’anno, pari a circa il 50% dell’intera produzione Ue. Si prevede una buona produzione di alta qualità, nonostante i danni causati dal maltempo in alcune regioni del Nord, con un aumento secondo la Coldiretti del 4% degli ettari coltivati che salgono a 228mila, di cui quasi l’80% concentrati in tre province del Piemonte e della Lombardia.

 

[ Fonte: ANSA ]