di Elisa Erriu 30 Ottobre 2020
Ristoranti Covid-19

I ristoranti, così come le palestre, i cinema e i teatri, hanno subito un duro colpo a seguito delle nuove restrizioni. Intanto, uno studio di Altamedica fa emergere il basso rischio di contagio che rappresentano.

Da quanto è emerso dallo studio condotto dal centro Altamedica di Roma, posto all’attenzione del prestigioso giornale di settore, il Journal of Medical Virology, esistono prove scientifiche per affermare che palestre, bar, ristoranti, cinema e teatri non rappresentino l’ambiente di diffusione del Covid-19.

 

Lo scopo del nostro studio osservazionale retrospettivo era valutare il rischio ambientale per la diffusione dell’infezione correlata alle suddette attività ricreative (cinema, teatri, palestre e ristoranti)“, spiega il direttore scientifico di Altamedica, Claudio Giorlandino: “Abbiamo analizzato 5100 tamponi, di cui 4844 negativi e 256 positivi al test antigene diretto. Nel presente studio, abbiamo interrogato 256 soggetti positivi al Sars-Cov-2, ma soltanto 226 hanno rilasciato il consenso di rispondere al questionario. Tra queste persone, il 95% non è andato al cinema o al teatro, il 92% non è andato in palestra e pure il 93% non è andato nei ristoranti.

 

tabella studio di Altamedica 1
In questa tabella dello studio di Altamedica, viene dimostrata la percentuale dei soggetti positivi che hanno frequentato i ristoranti nei 14 giorni prima di scoprire la positività al virus.
tabella Altamedica studio 2
La percentuale dei soggetti positivi che hanno frequentato i ristoranti nei 14 giorni prima di scoprire la positività al virus.

Dato che la durata della positività generalmente sembra essere di 14 giorni per le persone asintomatiche e anche di più per i pazienti sintomatici, è stato chiesto ai soggetti se nei 14 giorni prima del riscontro della positività al virus, fossero andati nei luoghi citati e con quale frequenza. Se tali osservazioni che per primi abbiamo dimostrato con questo nuovo studio, venissero confermate da altri studi e ricerche non vi sarebbe alcuna ragione di limitare tali attività, visto che l’infezione dal Coronavirus si è verificata raramente nel sistema ambientale considerato“, conclude il direttore scientifico.

[ Fonte: Altamedica ]