di Veronica Godano 14 Aprile 2020
ristorante

I ristoranti e i pubblici esercizi (bar, ristoranti, catering, intrattenimento e stabilimenti balneari) rappresentano il settore più colpito dal Coronavirus. Hanno perso dall’inizio dell’anno circa 12 miliardi di euro ed entro la fine del 2020 ne perderanno in totale 21 miliardi. La Federazione italiana per i pubblici esercizi (Fipe) chiede, dunque, al Governo la possibilità di vendere attraverso il takeaway, rispettando i requisiti di sicurezza sanitaria, come già avviene per gli esercizi commerciali di generi alimentari. A rischio 50mila imprese.

“Ci sono in giro 2 virus – dice il presidente di Fipe Confcommercio Lino Stoppani – il primo il Coronavirus, il secondo è quello della disperazione di tutti gli imprenditori che stanno rischiando di chiudere, nell’impossibilità di riavviare una qualunque forma di lavoro, pur con tutte le precauzioni. Il divieto generalizzato alla ristorazione ha solo due deroghe: la somministrazione nelle aree autostradali e il food delivery. Ma perché la gente non può anche andare a prendersi i piatti pronti al ristorante? Perché non possiamo confezionare piatti che poi vengono ritirati dai clienti?”.

Inoltre, Stoppani sottolinea come non tutti gli italiani amino cucinare e che l’80%, secondo un’indagine Fipe, sarebbe interessata all’acquisto di prodotti da asporto. “E’ necessario puntare con decisione al programma di riapertura dei pubblici esercizi, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza dei protocolli sanitari che adotteremo, – ribadisce – perché è a rischio, insieme a migliaia di posti di lavoro e di aziende, il futuro stesso della ristorazione italiana”.