di Elisa Erriu 26 Ottobre 2020
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Vogliono esprimere la loro vicinanza ai titolari dei ristoranti e per farlo, fanno lo sciopero della fame: così alcuni deputati hanno deciso di manifestare tutto il proprio dissenso contro il nuovo Dpcm.

Sono alcuni deputati di Fdi, Paolo Trancassini, Salvatore Caiata e Riccardo Zucconi, i politici che hanno deciso di fare lo sciopero della fame e un presidio fisso dentro Montecitorio. La speranza  è di far riflettere il Governo sul rischio mortale che corre questo settore commerciale e produttivo, presentando la loro iniziativa dopo aver incontrato le rappresentanze delle categorie e gli esercenti che operano nel settore della ristorazione.

Con l’ultimo dpcm, Giuseppe Conte e il suo governo – ha dichiarato Caiatahanno fucilato la ristorazione, settore che versava già in enorme difficoltà. Speravamo che, nei mesi passati, avendo avuto tempo e risorse, il governo potesse intervenire in maniera più mirata. Invece adesso ha deciso di chiudere tutto indiscriminatamente alle 18. Nulla infine ha detto su come e quando questo settore potrà ottenere le risorse per risollevarsi.”

Non c’è una strategia precisa – ha aggiunto TrancassiniIl governo non fa e non dice nulla sui trasporti, dove avvengono tanti contagi di persone che vanno a scuola o al lavoro. Il dpcm colpisce chi produce, tutta la filiera della ristorazione, dell’ospitalità e del turismo. La gente adesso ha veramente paura del futuro, perché si ricorda quanto è successo pochi mesi fa, quando il governo non ha mantenuto le promesse fatte. Lo sciopero della fame è un mezzo pacifico ma diretto. Lo attueremo rimanendo in presidio fisso all’interno di Montecitorio. Vogliamo mettere pressione a Conte a cui chiediamo impegni precisi per risarcire aziende e fare fronte alle necessità degli addetti alla ristorazione”.

Ciò che chiedono i deputati al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è di venire in aula a riferire, chiedendo un “sostegno concreto come avvenuto in altri Paesi europei a fondo perduto“, come detto da Zucconi.

[ Fonte: Il Messaggero ]