di Veronica Godano 23 Gennaio 2020
Ristorante italiano

Gli italiani non hanno tempo per cucinare. Per tale ragione, sempre di più, scelgono di frequentare i ristoranti per pranzi e cene. In dieci anni (2008-2018), i consumi delle famiglie nei servizi di ristorazione hanno registrato un incremento reale del 5,7% pari a 4,9 miliardi. Tradotto, in valore pro-capite, significa che le spese per i pasti sono cresciute di 43 euro rispetto al 2008.

A restituire questi dati, è il rapporto 2019 della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe)  che ha analizzato lo stato della ristorazione in Italia, nonché le abitudini alimentari degli italiani. Per quanto riguarda il pranzo, il 67,6% del campione intervistato pranza fuori casa durante la settimana, almeno 1/2 giorni al mese. I consumatori continuano a preferire il bar come luogo del pranzo infrasettimanale fuori le mura domestiche, la percentuale è salita al 39,9% contro il 39% del 2018. Invece, il 66,7% degli intervistati consuma il pranzo fuori casa nel week end almeno un sabato o una domenica al mese, il 6,4% pranza nei pubblici esercizi tutti i fine settimana.

Sul versante cena, il 62,5% dei rispondenti ha affermato di consumare la cena fuori casa almeno 1 o 2 volte al mese, mentre il 5,6% è solito cenare nei locali 3 o 4 giorni alla settimana. Il luogo prevalentemente scelto per l’occasione di consumo resta, come per il 2018, la trattoria/osteria/ristorante (64,5%).

Ad attirare i clienti è la tradizione, ma anche sapere ciò che si mangia. Di fatti, il 68,1% si informa sulla provenienza geografica dei prodotti, il 58,5% sui valori nutrizionali dei piatti e il 54,5% sull’origine e la storia di una ricetta , così come sulla politica sostenibile della struttura, cui fanno attenzione 7 consumatori su dieci.