di Veronica Godano 18 Luglio 2020

Le rosette rischiano di diventare un alimento cult del passato, simbolo d’intere generazioni che ne hanno mangiate a bizzeffe nella pausa scolastica oppure durante le gite fuori porta della domenica. E’ un pane soffiato, vuoto all’interno, dorato, croccante e friabile, che somiglia a una rosa e adatto a diversi tipi di farcitura. A Roma nei panifici sono diventate introvabili ora e a produrle sono solo i forni storici della Capitale, presenti soprattutto in periferia. In centro, invece, i forni sembrano essere più orientati a nuove tendenze del mercato ossia prodotti più ricercati, salutistici e realizzati in parte con grani antichi.

“Una scelta produttiva – spiegano gli operatori – dovuta anche all’esigenza di avere una macchina apposita per produrre la rosetta, a un tempo di lavorazione mediamente lungo per prepararla e alle nuove richieste che arrivano dal consumatore che vanno verso altre tipologie di pane”. Tendenza al ribasso produttivo che è confermata anche da Claudio Conti, presidente dell’ Associazione Italiana Panificatori Assipan.

“La diminuzione – afferma il presidente – va inserita in un discorso più ampio e nel ciclo di una diminuzione del consumo del pane in Italia che oggi è arrivato a 60 grammi pro-capite”.

Fonte: [Agenzia di stampa Ansa]