Spreco alimentare, 200 mila tonnellate di cibo buono nella spazzatura: l’accusa ai supermercati inglesi

Le piccole charities britanniche puntano il dito contro le regole troppo stringenti dei supermercati inglesi in merito alla distribuzione del cibo in avanzo a marchio proprio affidato solo alle grandi associazioni benefiche.

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Il cibo avanzato viene raccolto e poi distribuito tramite società benefiche ai bisognosi, ma nel Regno Unito non è così facile. Alcune charities inglesi stanno puntando il dito contro le regole, a loro avviso troppo restrittive, adottate dai supermercati britannici. Questi infatti sarebbero colpevoli dello spreco di almeno 200 mila tonnellate di alimenti che al posto di essere donate sono state usate come mangime per animali.

Va fatta però un’importante precisazione. Il cibo di cui stiamo parlando è quello a marchio proprio dei supermercati che, a quanto pare, prima di essere donato ai poveri, deve vedersela con una serie di controlli e autorizzazioni. Questi controlli abbastanza stringenti sarebbero mirati alla tutela della reputazione del brand e non ultima, della sicurezza alimentare. Insomma di mezzo c’è una questione legale delicata che consente solo alle grandi associazioni benefiche britanniche come FareShare e CompanyShop di farsi carico dei prodotti targati Morrisons, Tesco o Sainsbury’s.

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Prodotti a marchio Tesco.

 

Questo crea un problema di fondo, ovvero che spesso il cibo sia talmente tanto da mettere in difficoltà queste grandi realtà che per quanto strutturate non riescono a distribuirlo. A portare all’attenzione pubblica il paradosso sono piccole associazioni come The Bread and Butter Thing di Manchester che chiede a nome di tante altre, di non essere esclusa dal giro.

Se dunque da un lato i supermercati vogliono fidarsi di chi distribuisce il loro cibo, dall’altro c’è una rete di piccoli istituti che chiede fiducia ai supermaket e ai loro fornitori con i quali auspica di poter dialogare direttamente per evitare sprechi inutili in nome di politiche “troppo severe”. Nonostante il monito dello stesso governo, ad oggi solo Sainsbury’s ha dato la licenza ai propri fornitori di fare accordi con charities territoriali che potranno distribuire il cibo brandizzato in avanzo.