di Elisa Erriu 24 Settembre 2020
Sudafrica il Governo vuole cambiare la legge per mangiare gli elefanti

Mangiarli per salvarli. Riassumendo, questo sarebbe il concetto che sta muovendo il Sudafrica per far sì che il Governo rivisiti la legge a Meat safety act per l’implementazione di nuove regolamentazioni che definiscano l’allevamento e la commercializzazione di carni di specie selvatiche, tra cui anche gli elefanti.

L’intenzione sembra che parta dall’idea di togliere ai cacciatori molti “trofei”, oltre a poter così commercializzare la carne di specie selvatiche di ogni tipo per produrre carne, anche a basso costo. Peccato che se dovessero attuare allevamenti simili, si rischierebbero disastri ecologici di salute pubblica.

La sconcertante svolta nelle politiche di gestione dell’immenso patrimonio biologico della nazione, in realtà parte dal 28 febbraio scorso, quando in Gazzetta Ufficiale era stata pubblicata una proposta di revisione del suddetto Meat Safety Act, la legge che dal 2000 regolamenta la produzione di carne. Questa proposta consisteva appunto nell’ampliare il numero di specie selvatiche commestibili per scopi commerciali, tra cui il consumo alimentare. Ma queste modifiche permetterebbero lo sfruttamento economico di 104 specie, tra cui: zebre, alcelafi rossi, gnu, springbok, dik dik, Lechwe, Kudu, Duiker, Gemsbok, Eland, impala, rinoceronti (bianchi e neri), ippopotami, giraffe, elefanti e coccodrilli. Nella proposta viene anche annunciato che “in queste disposizioni sono inclusi anche animali presenti nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) che elenca le specie minacciate”.

Mentre il mondo sta chiudendo i mercati internazionali di carne selvatica, il Sudafrica si prepara ad aumentare l’offerta. Tutto questo sta accadendo nonostante la pandemia globale di coronavirus, che ha dimostrato quanto pericoloso per la salute umana sia il traffico di specie protette e il consumo di carne selvatica (il cosiddetto bushmeat). La trasmissione di malattie zoonotiche tra animali selvatici e uomo è lo stesso schema di propagazione all’origine della diffusione di altre malattie come l’Ebola e la Sars. “La presenza di un ampio serbatoio di virus simili al Sars-CoV nei pipistrelli rinolofidi, unita alla pratica di nutrirsi di mammiferi esotici nella Cina meridionale, è una bomba a orologeria”, preannunciava un articolo pubblicato nel 2007. Il governo cinese si è rifiutato di chiudere permanentemente i wet market (i mercati dove vengono venduti animali vivi, carne e pesce), e ora li ha riaperti, proibendo però la vendita di animali selvatici e promuovendo una maggiore igiene.

Ma l’alimentazione non è il solo modo in cui questi allevamenti potrebbero danneggiarci. Stefania Falcon, fondatrice della Ong Future4Wildlife, italiana che vive a Cape Town ha dichiarato che: “Il Sudafrica ha, negli scorsi anni, esportato in Cina grosse quantità di ossa di leone per la produzione del vino di tigre, un medicinale popolare in Asia. La bolla di espatrio siglava le ossa come trofei, quindi nessuna norma igienica nella fase di macellazione ed imballo veniva imposta. Ma i leoni da allevamento hanno spesso la tubercolosi.  Vorrei aggiungere che questa malattia è la prima causa di morte in Cina. Sulla base di queste considerazioni siamo riusciti a bloccare la quota di esporto nel 2019”. Pertanto se dovesse passare questa rettifica alla legge, molti allevatori che crescono gli animali solo per venderli ai cacciatori come trofei, utilizzeranno il Meat Safety Act per l’esportazione.

Oltre al diffondersi quindi di malattie e a uno sfruttamento eccessivo delle riserve naturali, i ministeri sudafricani dell’Ambiente e dell’Agricoltura adotteranno questa nuova legge anche per assicurare una riserva di trofei ai cacciatori, oltre che assaporare la carne di Dumbo.

 

[ Fonte: Lifegate ]