di Elisa Erriu 10 Aprile 2021
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Quando penserete a un “paradosso”, probabilmente d’ora in avanti vi verrà in mente quanto è successo a Torino ieri: è stato chiuso dai vigili il bar nel centro vaccinale di via Artom. Perché? Per violazione delle norme anti-Covid.

Tra tutti i casi di violazione delle norme anti-Covid, chiudere un bar operativo all’interno di un centro vaccinale è davvero un paradosso degno di nota: ma purtroppo non è uno scherzo e il locale dovrà rimanere chiuso per cinque giorni, lasciando nel frattempo il personale tutto il giorno senza cibo e bevande.

Il bar si trova all’interno dell’impianto sportivo Cus di Torino, che è appena stata riconvertita in centro vaccini contro il coronavirus. Ma i vigili hanno riscontrato alcune irregolarità, tra cui il fatto che venisse consumato del cibo all’interno del locale. Così hanno fatto scattare sanzione e chiusura. Secondo i successivi controlli, si è potuto verificare che l’attività non rientrava nella categoria di attività commerciale come altri bar, ma esercita soltanto un’autorizzazione per somministrare cibo a chi frequenta l’impianto sportivo, che però per l’emergenza pandemica è chiuso.

Nel bar quando sono arrivati i vigili, c’era un solo signore che stava uscendo con un panino in mano e mentre usciva lo addentava, non era seduto all’interno e non c’era nessun altro”, spiega il gestore del bar all’interno della struttura del Cus. “Quel che viene contestato è che il cliente avrebbe dovuto portarsi via il panino imbustato e mangiarlo solo all’esterno, ma chiederò una deroga per questo, vista la situazione di emergenza e la destinazione della struttura non basta poter fare solo asporto. Intanto aspetto il 14 aprile per riaprire, perché quello che offro con il mio bar è un servizio essenziale nella struttura“, aggiunge.

Resta il dubbio per quando riaprirà, anche se, essendo il Cus stato riconvertito in centro vaccinale, potrà comunque fornire, dopo i cinque giorni di chiusura per legge, il servizio bar ai frequentatori del centro come forma estensiva dell’attività dell’impianto sportivo: “Nella struttura ogni giorno lavorano in turno almeno 100 persone tra medici e infermieri che hanno bisogno di mangiare, o comunque di prendere un caffè e fare una pausa. Chiederò per questo una deroga al Comune, e quindi allo sportello per le attività produttive, per poter dare ospitalità a chi mangia visto la situazione di emergenza. Vanno infatti contati gli oltre mille utenti che vengono a vaccinarsi, molti sulla carrozzina e anche senza riparo in caso di pioggia o se fa freddo. Spero quindi di poter riaprire per dare questo servizio“.

E pensare che già in questi due giorni gli utenti hanno lamentato di non poter acquistare cibo o bevande durante l‘attesa del vaccino. Anche questo è “un paradosso”.

[ Fonte: la Repubblica ]