di Elisa Erriu 6 Febbraio 2021
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“Chi richiedesse lo scontrino per la lotteria può andare aff…”: questo è quanto c’è scritto sulla lavagnetta fuori da un noto ristorante di Torino. La presa di posizione da parte del titolare, non è passata inosservata.

Mauro Ronco, titolare del ristorante Cot’ Cos di via Nizza a Torino, è ormai celebre in tutta Italia per far viaggiare i suoi ospiti attraverso piatti di carne provenienti da tutto il mondo: infatti le sue specialità sono praticamente qualsiasi tipo di carne autorizzata. Dal canguro allo struzzo, dal cammello alla zebra, dalla renna al bisonte.

Ma il titolare ultimamente ha attirato l’attenzione di molte persone per via di una sua presa di posizione, ben riportata anche sulla lavagnetta fuori dal suo locale: in poche parole, non gradisce che gli venga richiesto lo scontrino per la lotteria. E c’è un motivo ben preciso: “In questo ristorante si fa lo scontrino dal primo all’ultimo cliente e si accettano bancomat e carte di credito – spiega Ronco – ma non esiste che io debba aggiornare la cassa pagando 300 euro di tasca mia per provocare, eventualmente e chissà poi quando dopo un sorteggio, un beneficio a un cliente. Lo Stato mi dia le condizioni di farlo gratuitamente e io aggiorno senza problemi. E lo dico subito: se mi obbligano a farlo chiudo il ristorante“.

 

Prima del coronavirus – conclude – avrei voluto aprire un altro locale in città, con le stesse caratteristiche. Ora facciamo solo il pranzo e siamo scesi da 35 coperti a non più di 20. Abbiamo l’ozonizzazione, i paraventi e il plexiglass: ormai siamo una sala operatoria, non un ristorante. Per noi, purtroppo, l’asporto non è una strada percorribile: abbiamo tutte le carni del pianeta, ma se vendo una bistecca e uno la porta a casa mangia un copertone Pirelli. Ma nonostante questo oggi ho il ristorante pieno e c’è chi arriva da tutto il nord Italia pagando anche 200 euro a persona“.

Non si tratta della prima protesta del ristoratore: la sera di Natale scorso, Ronco si era presentato davanti al Duomo di piazza San Giovanni con un cartello, protestando perché la chiesa era aperta di sera “con meno protocolli di quelli che ho applicato io da inizio pandemia“.

Sono pronto a continuare questa battaglia, contro poteri forti delle chiese, a scomunicarmi con lettera al vescovo e al parroco della chiesa in cui sono stato battezzato se non ci consentiranno di aprire, naturalmente in piena sicurezza. Ma è evidente che molti più focolai si creano nelle chiese rispetto ai ristoranti che hanno fatto e speso tanto per rispettare le regole“.

[ Fonte: Torinotoday ]