di Elisa Erriu 21 Dicembre 2020
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È la paura ad aver scatenato 30 km di coda: la paura di possibili dazi e rialzi dei prezzi prima della Brexit ha generato nell’UK un serpentone di veicoli e camion.

Avevamo già parlato di una corsa “alle armi” (o ai ripari) da parte del Governo britannico, che invitava i propri cittadini a fare scorte alimentari. Ma a quanto pare il “pre-Brexit” è più teso di quanto ci si aspettasse: a 48 ore dall’ultima scadenza fissata per il possibile accordo fra Londra e Bruxelles, il traffico è andato in tilt a Folkestone e Dover. E la causa è ancora una volta la corsa alle scorte alimentari.

Nei punti d’ingresso in Inghilterra per i treni sotto la Manica e per i traghetti che la attraversano, si è assistito tra ieri e oggi a un ingorgo da record. In molti, a quanto pare, si stanno preoccupando a cosa accadrà fra due settimane, la notte del 31 dicembre, quando ci sarà la cosiddetta “fase di transizione”, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, approvata definitivamente nel gennaio scorso. Se il negoziato non produrrà un accordo di libero commercio nelle prossime 48 ore, la chilometrica fila di mezzi di trasporto lungo la frontiera britannica con la Ue potrebbe diventare una costante per mesi, se non per sempre.

C’è già chi si lamenta di questo possibile “effetto indesiderato”: oltre al traffico e al timore di realizzare enormi parcheggi nel Kent, gli abitanti della zona fanno notare che i camionisti, costretti a restare in coda per ore e ore, trasformano le strade circostanti in latrine all’aria aperta. D’altra parte i camionisti, disperati, accusano le regole (paradossali) previste con la Brexit: chiunque entrerà sul continente non potrà portare con sé nemmeno un sandwich con prosciutto e formaggio, articoli soggetti a restrizioni doganali. Così saranno costretti a nutrirsi soltanto con barrette di cioccolato.

Boris Johnson sostiene che i negoziati con Bruxelles continuino, ma ha ancora poco tempo, la data della Brexit si sta avvicinando. Mentre la coda sta aumentando.

[ Fonte: La Repubblica ]