di Elisa Erriu 5 Dicembre 2020
vino

Il settore del vino è stato uno dei più colpiti dalla crisi generata dal Covid-19, al punto che le cooperative di Francia, Italia e Spagna sono state costrette a chiedere aiuti all’Unione Europea per risanare i consumi.

Durante l’incontro “Il settore vino, la crisi e una strategia per il futuro” organizzato nell’ambito della piattaforma “Wine Institute (by Farm Europe)“, le organizzazioni cooperative di Francia, Italia e Spagna, hanno avanzato richieste all’Ue per il sostegno del settore vinicolo che, secondo le cooperative, impiegherà almeno tre anni per tornare ai livelli di consumo pre-crisi.

Il 2020 è stato per il settore vino uno dei più pesanti della storia – ha sottolineato la ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, nel videomessaggio inviato per l’occasione – la crisi causata dal Covid ha lasciato ferite molto profonde, la pandemia ha messo in luce le problematiche strutturali di cui soffre il sistema”.

Come soluzione a questo problema, secondo le cooperative sarà necessario estendere le misure di crisi per il vino a tutto il 2021, ampliando e rifinanziando i programmi nazionali di sostegno al comparto e affiancando agli strumenti messi in atto per l’emergenza Covid, che di per sé non sono sufficienti, un piano pluriennale che consenta al settore vitivinicolo europeo, attraverso risorse economiche aggiuntive, di preparare il suo futuro.

Le organizzazioni cooperative hanno chiesto che la viticoltura europea possa accedere pienamente agli 8 miliardi di euro aggiuntivi del Fondo Next Generation Ue previsti nel 2° pilastro e anche che i piani nazionali di sostegno non vedano diminuire la propria dotazione finanziaria. «L’attuazione della riforma della PAC in tutti gli Stati membri dovrebbe garantire che la viticoltura dell’UE abbia accesso alle misure agroambientali del 2 ° pilastro e ai programmi di gestione dei rischi, entrambi essenziali per sostenere la transizione ecologica e digitale che il settore vitivinicolo dell’UE è disposto a guidare». Dal loro punto di vista, però, la strategia Farm to Fork «comporterà maggiori costi per gli agricoltori e per le cooperative e che quindi sarà necessaria, a seguito di una imprescindibile e puntuale valutazione d’impatto, una transizione equa verso i nuovi impegni, con obiettivi raggiungibili che non mettano a rischio la produzione».

[ Fonte: La Stampa ]