di Prisca Sacchetti 3 Luglio 2009

article-1087832-01268fd80000044d-526_468x344La televisione fa male, lo sapevamo. Ma se a dirlo è la gloriosa Yale University fa più impressione. Oggetto dello studio questa volta sono gli spot televisivi dei prodotti alimentari ed il loro effetto sui teledipendenti. Diciamo subito che i risultati sono appena prevedibili, ma c’è la sorpresina finale. Due in particolare sono i gruppi di studio che incuriosiscono: i bambini dai 7 agli 11 anni, e gli adulti. Il test sui bambini è filato via liscio: se gli spot sono neutri i bimbi restano zitti e buoni; se appaiono snack e patatine  assaltano il frigo senza pietà, totalizzando un bel 45% in più di consumi. È normale, direte voi, sono bambini e poi durante i test non ci sono le mamme pronte a frenare le piccole tigri affamate.

Tutto giusto, ma come la mettiamo quando la prova riguarda i “piccoli” adulti senza controllo? Male, malissimo!

Il test, più raffinato questa volta, ha misurato le reazioni a spot differenti per argomento: cibo buono e salutare contro cibo spazzatura. Risultato: gli spot di alimenti sani e nutrienti non mettono fame e non fanno scattare la carogna, mentre la pubblicità delle patatine sì e questo introduce la nostra domandina finale: siamo noi che non sappiamo resistere ai commercial o sono i produttori che giocano sporco?

Una ricerca sullo scarso appeal di pomodori e zucchine farebbe comodo, ma i ricercatori italiani hanno altri problemi di cui occuparsi: toccherà attendere la Yale University, ancora una volta.