5 trattorie che resistono a Prati (Roma non è per fighetti)

Alcuni pensano che la “milanesizzazione” di Roma sia soltanto supposta, una formula che ritorna ciclicamente quando i cliché ascritti alla capitale non reggono più.

Altri dicono che non è vero, basta guardare al Pigneto, quartiere-simbolo della gentrification romana e ormai luna park gastronomico e acritico, tanto per stare nel nostro (Dissapore, niente di sacro tranne il cibo).

Definizione valida anche per un quartiere come Prati, dove le aperture si moltiplicano da anni (con relative chiusure), la lista dei brunch si allunga pericolosamente al pari delle finte osterie, turistiche fin nel midollo.

Eppure, specie a ridosso del Vaticano, resistono alcune trattorie di quartiere, autentiche o riviste, che ridanno lustro alla tradizione romana e restano affrontabili da ogni tasca.

Oggi ve ne presentiamo 5 che se siete a Prati non dovete perdere.

1) HOSTARIA DINO & TONI

via Leone IV, 60

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Non formalizzatevi per i modi inizialmente un po’ bruschi dei gestori. Dino e Toni, da sempre amici per la pelle, sono come un diesel, carburano poco alla volta, all’uscita avrete guadagnato due amici. A meno che non siate tifosi della Lazio (in questo caso meglio tenere un profilo basso).

Non andate via senza aver affrontato il trittico della cucina romanesca: la gricia, sapida e legata con i rigatoni come capita di rado, i carciofi alla Giudia, leggeri e musicali nel croc quando si mangiano le foglie più esterne, il tiramisù.

Prezzo medio: 25 €

2) TRATTORIA GALLO BRILLO

viale delle Milizie, 116

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Atmosfera gagliarda e cordiale con un pizzico di sano cinismo capitolino in questa trattoria che ho scoperto di recente. Restiamo nel solco della tradizione romanesca più autentica con tanto di menu del giorno raccontato a voce spostando tra i tavoli la famigerata lavagnetta quasi fosse una sacra icona.

Porzioni generose come ci si aspetta, date una chance ai rigatoni all’amatriciana, il sugo ristretto che porta il sapore del guanciale in primo piano è una goduria che ricorderete a lungo.

Prezzo medio: 25 €

3) OSTERIA DELL’ANGELO

via G. Bettolo, 24

Osteria dell'AngeloOsteria dell'AngeloOsteria dell'AngeloOsteria dell'AngeloOsteria dell'Angelo

Più o meno tutti a Prati sanno dove si trova. Se chiedete a qualcuno che non la conosce parlategli delle pareti tappezzate di cimeli del rugby, la passione del patron Angelo Croce, capirà subito.

La filosofia del locale sta tutta nel menù-tovaglietta che recita cosi “a cena se magna o nun se magna, 25 sò l’€uro”.

Per scaldarsi consigliamo fagioli al pomodoro e le bibliche pizzette calde con la “mortazza”. Scegliere una pastasciutta soltanto è un vero dilemma, alla fine preferite la Carbonara. Controindicazione: alla prossima dieta verrete tormentati dal ricordo.

Non mollate e andate sull’involtino alla Picchiapò (classico condimento romanesco il cui nome arriverebbe da una poesia di Trilussa). Suggerimento contro corrente: chiudete con le polpette al forno dal sapore agrodolce, somo meglio di qualunque dessert.

Prezzo medio: 25 €

4) VELAVEVODETTO AI QUIRITI

Piazza dei Quiriti, 4

Flavio al velavevodetto quiriniVelavevodetto quiritiVelavevodetto quiritiVelavevodetto quiritiVelavevodetto quiriti

Chi riesce a scarpinare fino da Flavio al Velavevodetto e conquistare un tavolo in veranda si merita la cascata di formaggio, vino e chiacchiere che spetta agli avventori del locale di Testaccio.

Ma da qualche tempo Flavio ci ha riprovato a Prati, nello scenario di piazza dei Quiriti, a due passi da Castel Sant’Angelo e San Pietro. La missione di spostare una delle cucine romanesche più solide della città è pienamente compiuta.

Ambiente curato, servizio affidabile e tanta sostanza. Tra i buongustai capitolini i tonnarelli cacio e pepe sono ormai un culto vero. Ma credeteci, si cade in piedi scegliendo qualunque piatto preparato dalla cuoca Loredana Santarelli. c’è anche una bella scelta di vini di locali.

Prezzo medio: 30€

5) IL CIOCIARO

via Barletta, 21

Il ciociaroIl ciociaroIl ciociaroIl ciociaro

Adiacente la fermata della metro Ottaviano, questa trattoria per la ristorazione del quartiere è una specie di simbolo. A cominciare dalla forma scavata di pecorino romano del Lazio (più saporito del pecorino romano che contiene anche latte non laziale) che funge da mantecatore naturale per i notevoli maccheroni all’Amatriciana (vorreste che non finissero mai).

A parte il déhors che affaccia su via Barletta, l’interno del locale si distingue per le alte volte in tufo e il buffet di pesce a vista.

Molto più di una semplice trattoria di quartiere.

Prezzo medio: 30 €

[Link: Dissapore, immagini: Cataldo Latorre]

Cataldo Latorre

3 Maggio 2016

commenti (6)

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  1. aquilante ha detto:

    Cos’era quella visione celestiale? Fettuccine con fave e… ?
    Della lista conosco Angelo : mangiato benissimo e pagato il giusto; Cataldo,ho trascritto i tuoi indirizzi per la mia prossima gita a Roma: un paio so gia’ che mi piaceranno, se poi hanno la pajata in carta..

    1. lam20 ha detto:

      direi fave piselli pancetta e formaggio oppure una vignarola con la pasta

  2. Francesco Picerno ha detto:

    Ottime segnalazioni, per un quartiere che è ormai riempito da fighettaggini varie: il trittico Quarto/Orto/Porto in cui si salva solo il primo, i sopravvalutati Sorpasso e Passaguai, il pessimo Zanzara, il pariolino Ted. E che ha perso il sapore caratteristico di un tempo (quando negli anni 90 imperava per dire Romolo alla Mole Adriana). Ora rimangono i ristoranti costosi ma di alto livello (Romeo e Arcangelo), qualche buona trattoria con l’asticella più alta (3 quarti) e appunto le trattorie di quartiere che elencate. Manca dalla lista forse Dal Toscano a Via Germanico, la migliore cucina toscana/laziale in città. Ma meno male che resistono posti come l’Osteria dell’Angelo: attualmente il kuogo migliore migliore per assaggiare cucina romana di qualità e a prezzo contenuto…

    1. Riflessione ha detto:

      Ottimo commento che condivido in toto.
      3Quarti è sempre un rifugio sicuro e sfizioso anche se non possiamo considerarlo una trattoria.
      Flavio ai Quiriti una gran spanna sopra le altre citate nell’articolo e decisamente meno rustico..

  3. lanzo ha detto:

    Da incorniciare – sono di origini prataiole (ora vivo all’estero assai lontano) e per ragioni familiari , si andava a mangiare sempre da Giacomelli (abitavamo a via Faa di Bruno) oppure nel locale di Dino, gestito da una bella coppia giovane – evidentemente un altro – dove ancora ricordo certi arrosti di vitello… Poi chiuse. Parlo degli anni 80.
    Grazie, me lo stampo e la prossima volta che capito a Roma spero di poterli sperimentare tutti !

  4. Lorenzo ha detto:

    Dino e Toni lo sconsiglio di cuore: a parte i tempi biblici(può capitare) non giustifico la porzione micragnosa dell’antipasto o la qualità di alcune paste. Se infatti la carbonara era buona e la gricia discreta, la matriciana era deludente e la cacio e pepe pessima. Da notare che hanno usato i tortiglioni per tutti e 4 per “sbrigarsi”, cosa che fa accapponare la pelle se si pensa alla cacio e pepe….