di | ven 13 gen 2012 ore 9:54
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Carlo Cracco, la leggenda della bistecca con i pori e l’illustre reazione di Maillard

Era la vigilia di Natale e, poco prima di sedermi a tavola per il cenone, ho sentito lo chef del 2011, Carlo Cracco, pronunciare queste parole durante lo speciale Masterchef di Cielo TV: “Nella cottura di una bistecca il segreto è la reazione di Maillard. La carne va cotta prima ad alte temperature per chiudere i pori e non preservare i succhi, poi a temperature più basse”.

I carnivori attenti avranno notato che qualcosa non torna, una leggenda metropolitana, diciamo l’equivalente gastronomico della signora che asciuga il gatto nel forno a microonde. Esporre la superficie di una bistecca ad alte temperature, prima di completare la cottura, la sigilla e la mantiene più succosa. Anche Carlo Cracco ha abbracciato questo mito.

Andiamo con ordine.

Il termine inglese “searing” (più o meno “cauterizzazione”) indica la cottura della superficie del cibo ad alte temperature e per tempi brevi. Oggi lo userei, se non urta troppo i puristi della lingua italiana, perché più diffuso internazionalmente. Il primo a mettere in dubbio la capacità di sigillare del searing è Harold McGee, scienziato, e autore di libri sull’approccio scientifico alla cucina, che hanno avuto grande influenza su chef tipo Heston Blumenthal del celebre ristorante britannico The Fat Duck. McGee fa risalire questa connvinzione al 1850 e a Justus von Liebig, il padre del famosissimo dado. Intuitivamente, e senza per forza aver letto McGee, qualche domanda possiamo farcela. La bistecca non ha pori, la pelle li ha. Allora, esattamente, cosa dovrei chiudere?

Sono molti i blog e siti specializzati che segnalano questa leggenda. Lo ha fatto anche bbq4all.it, sito italiano di riferimento per gli amanti del barbecue. Molte di queste fonti citano il suddetto McGee oppure, non spaventatevi, i Myth Smashers di Good Eats, un programma della Tv americana Food Network, che hanno smantellato il mito (posso dire debunkato?) cucinando due bistecche, una seared e l’altra no. Non sono riuscito a vedere il programma ma un fan ha trascritto l’episodio (che bello, in rete esiste sempre qualcuno più nerd di te). Dopo la cottura, la bistecca cauterizzata ha perso il 19% del suo peso, quella non il 13%. Una differenza abissale ma… il mito è infranto.

Ora però chiediamoci: se la cauterizzazione non sigilla la bistecca, cosa cambia nel modo di cucinarla? E per i comuni mortali, quanto incide quel 6% di differenza?

Non c’è che un modo per scoprirlo: ripetere l’esperimento.

Inizio con un doveroso ringraziamento a Carlo Cracco che per un giorno mi ha permesso di vestire i panni di Adam Savage, il conduttore di Mythbusters, altro celeberrimo programma, questa volta di Discovery Channel. Vediamo quindi se in una normale cucina (normale per un geek o nerd o chiamatemi come volete) si riesce a frantumare una legenda leggenda metropolitana.

Segue il paragrafo che spiega le condizioni dell’esperimento, orgoglio di qualsivoglia ricercatore perché dimostra che abbiamo pensato a tutto, almeno fino a quando qualcuno nota che ops, ci è sfuggito un particolare.

Scelgo due tagli diversi di manzo, per ognuno prendo due campioni. Un totale di 4 bistecche comprate in una nota catena di supermercati inglesi; due bistecche di filetto e due di lombo (“sirloin”, notate che i tagli sono quelli inglesi). La differenza tra i due sta nella percentuale di tessuto connettivo e di grasso, quindi potrei avere diverse perdite d’acqua. Quando ho comprato le bistecche avevano un peso simile, intorno ai 200 gr., poi le ho rifilate perché avessero lo stesso peso e uno spessore analogo.

Ecco le foto delle bistecche A, B (filetto), C e D (lombata) sulla bilancia.

Ciò che voglio misurare è solo il calo ponderale dovuto alla cottura, la bilancia usata ha l’approssimazione di un grammo.

Ho sottoposto la coppia di bistecche a un processo di due fasi. Prima il searing (circa 2 minuti), che avviene in padella con olio resistente alle alte temperature, senza aggiungere sale o pepe.

La seconda fase è comune a tutte le bistecche del test. Il calore è somministrato in forma più gentile e controllata, in forno, alla temperatura di 120°C. Vale a dire, il limite massimo entro il quale la reazione di Maillard non è significativa (ci torniamo dopo). Perché ho fatto così? Per evidenziare le differenze superficiali delle due bistecche.

La cottura si ferma quando la temperatura al cuore raggiunge i 60°C. Per la misurazione ho usato un termometro commerciale a sonda. La sonda buca la carne e facilita l’uscita dei liquidi ma è lecito assumere che l’effetto sia lo stesso per tutti i “campioni”.

Ho pesato la carne 3 minuti dopo la fine della cottura in forno. Specificarlo è importante perché la carne può perdere acqua dopo la cottura per poi riacquistarla, almeno in parte. Good Eats, il programma di Food Network, parla vagamente di alcuni minuti.

Guardiamo le foto del filetto (A e B)

Risultati piuttosto simili per la bistecca di lombo (C e D)

Ed ecco la tabella riassuntiva. Per filetto e lombata le differenze sono pari all’approssimazione dello strumento.

Cos’é successo? La bistecca A, ad esempio, appena cauterizzata, aveva gia’ una temperatura di 30°C al cuore, mentre la B partiva da 10°C. La bistecca A ha impiegato circa 7 minuti per raggiungere la temperatura di fine cottura, la B piu’ di 12 minuti. Temperatura e tempo sono le due variabili fisiche in gioco. La bistecca A è stata esposta a temperature molto piu’ alte ma per un tempo minore della B, ne risulta che la perdita di liquidi è mediamente la stessa. In percentuale sul peso iniziale, il risultato è molto simile a quello ottenuto da Good Eats, se non fosse che in quel caso, la bistecca cauterizzata aveva perso più liquidi. 5 minuti dopo ho ripesato la bistecca A che aveva rilasciato molti liquidi, risultato: 168 gr. (circa il 16% del peso perso). Il tempo è decisamente un fattore importante.

Insomma, non ci sono vantaggi nel fare searing per preservare i succhi. Sono convinto anch’io, è proprio una leggenda metropolitana. Chi, nella prova apposita di Masterchef Italia, non è andato bene, può sentirsi sollevato. Ma se non ha ragione, Carlo Cracco non ha neanche torto. Finora infatti, abbiamo parlato solo di pesi e non di aspetto e sapore.

Siamo tutti d’accordo, credo, che l’aspetto del filetto A è più appetitoso del B. E voi, servireste un pezzo di muscolo disidratato come la lombata D? E ora passiamo al sapore.

Non abbiamo ancora parlato della prima affermazione di Cracco, che non é una leggenda metropolitana ma pura verità. La chiave del sapore della bistecca è la famosissima reazione di Maillard, una reazione tra aminoacidi e zuccheri dei tessuti per cui questi si ricombinano in composti dal nome esotico e piuttosto soporifero, creando sapori nuovi oltre che un bel colore brunito. Il problema di questa reazione è che necessita di molta energia per essere attivata, e avviene in quantità percettibili ad almeno 120°C.

Il searing non sigilla ma è la chiave per migliorare il sapore. Infatti, per poter finalmente mangiare i campioni B e D, ho scelto di applicare quello che si chiama “reverse searing” , ovvero, cauterizzare dopo la cottura in forno. Tecnica che ci consegna una crostina più croccante rispetto alla cottura diretta, se non altro perché viene meno il rammollimento del vapore nella succesiva cottura a bassa temperatura.

Ok, appurato che Cracco ha diffuso una leggenda metropolitana (ma aveva ragione sulla cosa che più conta, cioè il sapore) e avendo dato libero sfogo alla mia passione per il geeky cooking, cos’ho capito? Cosa cambia nel modo in cui, da ora in poi, cucinerò la carne?

Con un po’ di curiosità e pazienza (e invitati che finiscono i “campioni” cucinati) i miti che circolano sulla preparazione dei cibi possono essere messi in discussione da tutti, senza avere un laboratorio. Chissà quante leggende metropolitane avranno sciorinato Parodi & Clerici in anni di ricette in TV?

Cambierò il modo di cucinare una bistecca? A parte l’interesse per il reverse searing direi poco, ma potrò sempre bullarmi di aver debunkato (ecco, l’ho detto) Carlo Cracco.

[Crediti | Link: Wikipedia, The Fat Duck, Bbq4all, Good Eats, Discovery]

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75 commenti a Carlo Cracco, la leggenda della bistecca con i pori e l’illustre reazione di Maillard

  1. Ti stimo tantissimo, adesso voglio una serie fissa “Disaapore Scienza”.
    Solo una domanda: hai fatto esplodere qualcosa? Perchè un vero MythBuster fa SEMPRE esplodere qualcosa ;-)

    • Non e’ esploso nulla, ma se ci sara’ una seconda puntata e uniamo birre e leGGende culinarie nella tua cucina, sono sicuro che proveremo qualche detonazione

  2. avatar gianluca

    complimenti per l’ottimo articolo.
    interessantissimo il reverse searing, lo voglio provare

    • avatar Mortimer

      se vuoi provare il o la cosiddella reverse searing NY Style, ti consiglio di posizionare i tuoi pezzi di ciccio nel BBQ in indiretta, anzi meglio sulla mensoletta erroneamente definita scaldavivande, cappachiusa, temperatura del BBQ/Forno max 100° e sonda nel ciccio settata a 40°. Raggiunta questa temperatura interna (circa 25 mins) della carne (il ciccio non avrà nessuna differenza visiva da quello messo dentro), prendi la parte e la tratti e la cuoci in “diretta” come la più classica delle bistecche di Brontosauro di Barney dei Flinstone.
      La differenza non è abissale ma il sangue sarà molto meno visibile e la carne rosata o rossa in modo molto più omogeneo e fors’anche un pochino più gustosa.
      Vale la pena? NO

      P.S. l’unica raccomandazione è sempre tirar fuori il ciccio dal frigo almeno 2 ore prima della cottura.
      P.S.01: per la preparazione reverse searing uso un piccolo fornetto elettrico

  3. avatar Simone e Zeta

    Dovrò buttar via 30 anni di ricordi. Prepare il fuoco ore prima per avere brace sufficiente, bersi un buon rosso nel frattempo, ed assistere alla processione degli amici intorno alla ciccia che sfregola. Ma si in fondo le giornate di griglia all’aperto detengono insite troppe soddisfazioni e richiami ancestrali per poter essere divulgate. Mi avete convinto, voglio anche io la mia bella bistecca fatta al CERN, corro ad iscrivermi alla scuola Radio Elettra.

    • Pare ci sia una posizione aperta per quello che fa il BBQ sotto al Gran Sasso.
      Comunque Simone non puoi paragonare poesia e dimostrazione scientifica.
      La seconda dona soddisfazione momentanea, la prima è per sempre, tipo quei cosi che luccicano.
      Quando grigli per noi? Io porto le verdure. E la birra.

      PS
      Quello alla griglia è come quello che suona la chitarra in spiaggia (cit.). Gli tengono anche lontane le birre perchè sennò si scaldano.

    • le donne cosa fanno, in questa vostra congrega di calcetto e filetto?

      • Le donne di solito sono in congrega di vezzo e pettegolezzo

      • trovati un avvocato.

      • avatar Simone e Zeta

        Niente, prendono il Sole, si riposano e creano mazzetti di erbe aromatiche, cogliendole dal giardino. Pure l’insalata la condiscono i maschietti. In ogni caso, se ti dovesse toccare, l’osso si mangia con le mani.

      • devo quotare marco.
        C’e’ un territorio in cui le decorazioni delle cupcakes, il glitter, le glasse rosa, verde ramarro non entrera’ mai. E quella e’ la griglia. Dalla pannocchia di grano turco alla punta di petto
        quello e’ territorio maschile.

        Mai avrei immaginato di dover difendere la mascolinita’ in cucina, mai. Ecco dove ci hanno portato le cupcakes.

        • tra cupcakes e filetto al sangue con rutti ci sono infinite sfumature, diamine.

          • avatar gianluca

            il filetto al sangue è già da femminuccia però, per noi maschi ci vuole come minimo una costina da mangiare con le mani :-)

        • avatar Simone e Zeta

          Lo sapevo che era tutta colpa dei Cupcakes.

  4. avatar Marossi

    Da un lato, bravo. Mi divertono queste riprove empiriche, che vorrei vedere applicate a molte credenze alimentari ed enologiche. Anche se spesso non confutano mai del tuto la tradizione che ha portato alla credenza.
    Dall’altro, non posso non rammaricarmi per lo sfacelo intellettuale della tua frase:
    “Il termine inglese “searing” (…) oggi lo userei, se non urta troppo i puristi della lingua italiana, perché più diffuso internazionalmente”.
    Qui non c’entra essere puristi, ma solo il buon senso.
    Che bisogno c’è di usare un termine per il quale da sempre abbiamo il vocabolo corrispondente? Ti rendi conto che il fatto che searing sia “più diffuso internazionalmente” rappresenta, concettualmente, il nulla?
    Non vuole dire niente.
    Se vuoi essere letto da un pubblico internazionale, scrivi in inglese.
    Diversamente, non ha senso usare una singola parole in inglese. O ha lo stesso esatto senso che affermare:
    “Scusate, ma d’ora in poi dirò ‘by the way’ perché è più internazionale”.
    Che tristezza.
    Anzi, how sad.

    • avatar Marossi

      Per inciso. Blog come questo, se continua così, tra qualche anno faranno la fine di molte produzioni anni ’80, in cui imperversava la neo lingua italo americana: un reperto di ‘come eravamo sciocchini’.
      A credersi fighetti, si finisce tutti Enzo Braschi.
      Wild boys!

    • Indeed!

      A mio modesto parere ci sono processi e/o attivita’ che vengono meglio descritti da termini non italiani. E questo vale non solo per la lingua inglese rispetto all’ italiano ma anche in termini francesi rispetto all’inglese. Bain-maire (bagnomaria) e’ entrato nell’uso comune in inglese perche’ descirve meglio un processo in cui in inglese.
      L’equivalente e’ water bath ma e’ molto generico. Se ti dico sciogli il cioccolato in bain-marie ognuno sa cosa deve fare perche’ quel processo si identifica con la parola e viceversa. Se dico ad un inglese sciogli in water-bath non sono cosi’ preciso.
      E non parliamo di bignet, choux pastry, hollandaise, etc. etc. Ah poi c’e’ spaghetti che potrebbe essere tradotto con noodles ma dimmi te se e’ la stessa cosa.
      A mio avviso cauterizzazione e’ generico e non rimanda al processo che ho voluto descrivere (metti conto che sono anche condizionato dal fatto di vivere in paesi anglosassoni). Se sento cauterizzare penso a pratiche medievali su una ferita.

      Mi sembra un po’ come chi su BBQ4LL.it si lamentava dell’uso dei gradi Farenheit invece della scala centrigrada. tutta la letteratura e’ in Farenheit (per non parlare di molti strumenti) e dopo 4 letture di un articolo in F puoi tranquillamente farti delle idee in quella scala.

      Allo stesso modo come traduco sirloin? Al momento lombo e’ il termine piu’ vicino ma il lombo in una carcassa e’ un po’ troppo generico, e’ controfiletto? e’ la parte piu’ bassa? e’ una questione di precisione.

      Io l’ho vista cosi’ ..poi ognuno….

    • avatar Pop

      Grande! Hai tutta la mia stima. E sei riuscito anche a rendere il concetto senza che sembrasse un attacco personale all’ottimo ricbrig, il quale, eccetto che per le cadute gratuitamente esterofile (difetto di gioventù?), ha scritto un bellissimo articolo.

  5. Grazie per la citazione.

    Per chi volesse approfondire il reverse searing, ne ho scritto qualche tempo fa.

    http://blog.bbq4all.it/blog/news/segreti-incofessati-delle-steak-houses-di-successo-americane-1reverse-searing-o-metodo-finney.html

  6. avatar esp

    Sì, tutto bene, però, ric, lo sai cosa direbbe Gordon della bistecca in foto, vero??? :)

  7. Non mi permetto di commentare la questione cottura bistecca perchè non ne ho le competenze ma consiglio vivamente, visto che si citano ironicamente i puristi della lingua italiana, di controllare sul dizionario la differenza fra LEGENDA e LEGGENDA.
    Quella metropolitana ha due G e non perchè la pronunciamo alla romana.
    Molte grazie.

  8. avatar davide

    Quindi, facendo inferenza ed eliminando Maillard. La leggenda dice che per fare il brodo si mette la carne in acqua fredda e per il bollito in acqua bollente (sempre per il discorso pori/succhi). Attendo l’esperimento mangiandomi un piatto di cappelletti in brodo.

    • avatar esp

      Hanno già fatto l’ esperimento scientifico, e la conclusione è che…non c’è differenza

  9. Mo

    Per la cronaca Cracco dichiarò anche che la reazione di Maillard avviene solo in presenza di grassi.

    • Infatti avviene anche nel pane, e’ quella che fa fare la superficie brunita sul pane insomma.

    • avatar gianluca

      se ho capito bene i grassi non c’entra nulla ma la reazione avviene tra proteine e zuccheri a una temperatura superiore a 140°C.
      è giusto?

      • Mo

        E’ giusto. Forse sono stato un po’ criptico nel commento. Volevo dire che quella di Cracco era una “grassa” cavolata.

      • Si, inizia ad essere notevole dai 120C in su’. Tuttavia ci sono altri processi in gioco per cui devi controllare la temperatura massima. A 170C gli zuccheri caramellizzano e avresti disisdratazione eccessiva e le proteine si “stresserebbero” eccessivamente, espellendo acqua e succhi.
        Insomma secondo molti la carne va cotta sotto i 170C per la maggior parte del tempo per questi motivi. Certo un buon arrosto ha temperature piu’ alte ma puoi sempre portarlo a 220C per poco tempo quasi a fine cottura se vuoi l’interno tenero e l’esterno croccante. .

    • avatar roger

      zuccheri, ci vogliono gli zuccheri, infatti il colore del caramello.

      • avatar Argo

        ci vogliono zuccheri invertiti e amminoacidi, questi sono i reagenti della reazione di Maillard chiamata erroneamente caramellizzazione…

        in realtà il caramello è solo zucchero, in genere saccarosio, che imbrunisce mediante una carbonizzazione controllata

        la reazione di maillard produce composti ben diversi…

        • avatar roger

          non ci sono anche zuccheri nel muscolo (carne)?
          il famoso glucosio muscolare che si trasforma in acido lattico dove lo mettiamo?

    • avatar Argo

      In realtà i grassi hanno un ruolo non marginale, non partecipano alla reazione di M. ma sicuramente la favoriscono perchè trasmenttono più efficacemente il calore, essendo sostanze altobollenti. Che siano aggiunti o propri dell’alimento è importante che ci siano…
      come direbbe un chimico il prodotto di reazione è sicuramente favorito (più profumato e più saporito)
      La reazione di Maillard in presenza di grassi sicuramente è una reazione di Maillard ottimizzata…

      Esistono inoltre numerosi “trucchi” per ottimizzare una reazione chimica, tra questi la somministrazione efficace della temperature ma anche aggiustamenti di pH e non ultimo la qualità dei reagenti.

  10. avatar esp

    Una domanda seria: se dopo che la bistecca ha svolto la sua brava reazione la si mette nel microondo, che succede?

    • avatar Simone e Zeta

      Dovresti essere tratto in arresto, perché?

    • che la crosta si rammollisce credo… ma non faccio il test stavolta!!

      • avatar esp

        Bhe, uno di questi giorni (appena mi procuro una bella bistecca) ci provo io e poi vi dico

  11. avatar roger

    questa cosa dei pori tappati l’avrò detta a mezzo mondo……… come faccio ora???

  12. avatar roger
  13. avatar Ermanno Nuonno di Agnone

    Caro Ricbrig
    Permettimi di colmare alcune lacune (scientifiche e di cucina) del tuo buon intervento. Vado per ordine del testo.

    Searing (cauterizzare). Questo processo viene usato per eliminare batteri patologici che si accumulano sulla superfice delle bistecche (oppure di un rotolo di carne, tipo quello usato per il carpaccio) visto che il muscolo interno e’ sterile e non ha bisogno di ulteriori cure in caso siano servite al sangue. Quando ‘sigilli’ i liquidi contenuti nel pezzo di carne non vengono trattenuti dalla crosta.

    L’unico modo per evitare qualsiasi perdita di peso (ovvero, perdita di liquidi) e’ di usare il sistema della bistecca confezionata sottovuoto e poi messa a cucinare nel bagno ad acqua. Attento pero’: c’e’ una bella differenza tra bagnomaria-bainmarie senza coperchio sigillante e il bagno ad acqua, il cui coperchio e’ parte integrale del processo di cucinatura, visto che grazie alla pressione puo’ essere usato a temperature oscillanti tra i +40C e +65C. Ma il risultato non e’ poi tanto entusiasmante e l’unico modo per definirlo piu’ appetitoso e’ di sigillarlo brevissimamente in padella in modo da offrire un po’ di sapore creato dagli zuccheri caramellati.

    Interessante notare che la maggior parte dei Foie Gras serviti in Francia e in UK sono cucinati nel bagno ad acqua di cui sto parlando ad una temperatura di +61.9C per 10 minuti per 100 grammi, in modo da tirarlo fuori con un bel colore roso-sfumato grigio leggerissimo -- se usi una temperatura inferiore contiene sangue, se oltrepassi i 61.9 il Foie Gras diventa grigio e appiccicoso. Il bagno ad acqua e’ comunque molto usato per cucinare carni ‘toste’ oppure quelle di maiale a tempi lunghi per poi finirle o al forno caldissimo oppure con una cauterizzazione che gli conferra’ colore e sapore.

    I tempi di cottura in padella tradizionale di una bistecca (con conseguente perdita di peso ma con maggior gusto) variano sia per cottura che secondo il loro peso -- usiamo le tue bistecche (Filetto 199 grammi e ‘lombata’ 236 grammi). In che categoria metti ciascuna di loro? Usando il sistema francese e inglese (saignant (oppure bleu) -- rare; a’ point -- medium rare; bien cuit -- medium) userai 3 minuti per il filetto bleu, 4 per a’ point e 5 per bien cuit. Per le lombate (le tue Sirloins sono in verita’ parte del filetto e controfiletto con relativo grasso) aggiungi 2 minuti per categoria. I primi due minuti si usano per sigillare ciascuna parte a +170 -- 200C poi la padella si sposta fuori dal fuoco per il resto della cottura (il metallo trattiene il calore). Una volta raggiunta la cottura bisogna levare le bistecche dalla padella, conservarle per almeno 10 minuti in ambiente caldo (non piu’ di +60C, tipo forno a basso calore) in modo che il muscolo si rilassi e tutti i succhi di cottura vengano reintegrati. Quest’ultima e’ la parte piu’ importante, in modo che quel che mangi sia tenerissima. Sale e pepe si aggiungono all’ultimo momento.

    Magari contattami sulla mia email (nuonnoengland@blueyonder.co.uk) oppure dai un’occhiata al web endaconsultants.com per maggiori informazioni.

    • avatar gianluca

      questo è un altro consiglio interessante.
      se ho capito bene dovrei cuocere la bistecca e poi metterla in forno a 50 gradi per 10 minuti?

      • avatar Ermanno Nuonno di Agnone

        Si, per farla ‘rilassare’ e riassorbire i liquidi, in modo che quel che mangi sia non solo appetitosa ma anche molto tenera, da tagliare con la forchetta. A +50C per 10 minuti il calore non cucina ma mantiene la bistecca perfettamente.

    • Grazie mille per le informazioni. Sempre molto dettagliato e chiaramente piu’ che competente. La mia formazione e’ di fluido dinamico per cui tendo a fare questi esperimenti come ne condurrei uno in laboratorio nell’universita’ dove insegno e faccio ricerca. Dovendo fare tests confrontabili ho scelto di tenere 60C misurati al cuore come parametro uguale in tutti i casi. Corrisponde al livello piu’ basso di “medium” nella tua classificazione. In questo modo A e’ confrontabile con B e C con D (variando i tagli ho assunto che la cosidetta “doneness” potesse variare le coppie sono confrontabili solo al loro interno).
      Chiaramente e’ molto piu’ pratico parametrizzare i tempi di cottura, anche perche’ non credo faccia molto “fine dining” avere la carne bucata dalla sonda.

      La questione del rilassare la carne e’ centrale e 3 minuti li ho scelti per avere tempi tecnici (movimentare tutto incluso i piatti la bilancia etc.) ragionevoli. Non sapendo come controllare e confrontare esattamente il rilascio successivo di liquidi ho solo misurato la situazione immediatamente dopo la cottura. Se ci pensi ha una ragione perche’ la perdita di liquido (l’unica cosa che volevo misurare) e’ dovuta alla cottura, ma anche alle sue conseguenze e procede nel tempo. Io ho misurato, al meglio della strumentazione e del controllo che puoi avere nella cucina, le conseguenze dirette.

      Sul Sirloin c’ho pensato a tradurlo come controfiletto ma se non leggo “short loin” non sono sicuro che sia preso esclusivamente dalla parte alta della carcassa e quindi ho preferito una generica lombata.

      Ti contattero’ sicuramente per ulteriori domande e questioni

  14. avatar Man

    Ci sono davvero infinite variazioni per come cucinare una bistecca (che sarebbe interessante testare tutte con metodo scientifico come nel post). Per chi fosse interessato al metodo Ducasse di cottura lenta preceduta da cottura ‘sul lato’, questo post e’ interessante:

    http://forums.egullet.org/index.php?/topic/119838-the-best-way-to-cook-a-thick-steak/

    In margine al commento di Ermanno sopra, ma sono l’unico che si sta veramente stancando della tendenza di ‘sous-vide’ tutto quanto e a prescindere, nei ristoranti ‘di livello’? (Mi capita a dire il vero di piu’ negli UK che in Italia).

    • Bel link! Certo che belle come le bistecche USDA “prime” ci sono poche cose al mondo.
      La pieta’ di Michelangelo, la Gioconda..
      ma poi manco tanto.

      ah si il manzo di kobe regge…

      • avatar Man

        Sono d’accordo che sono davvero un spettacolo, ma per ‘patriottismo’ (vivo in Scozia) lasciami mettere un link ad una recensione dove hanno provato ‘testa a testa’ ribeye scozzese 28 giorni e USDA 60 giorni, e trovano che:

        “There’s no getting away from it, the Scottish beef was better in every way (in our opinion). Yes the extra ageing had imparted more flavour to the USDA steak than would have been the case if it too were only aged for 28 days, but the grass fed Scottish cow didn’t need the extra ageing time because the complex flavours were already there.”

        Ah, il link:

        http://www.thecriticalcouple.com/1/post/2011/12/goodman-mayfair-transatlantic-battle-of-the-ribeyes.html

        • avatar Ermanno Nuonno di Agnone

          Assolutamente d’accordo. Noi usiamo solo ed esclusivamente carne di bue scozzese (la compriamo da Donald Russell), dopo aver provato carni di tutti i tipi nonche’ di stagionatura. Il problema con la carne USA e’ che i produttori cercano di presentare delle carni morbidissime, usando mangimi dubbi (non dimentichiamoci che il bue e la sua signora sono vegetariani) nonche’ massiccie dosi di mais e non viene fatto uscire da posti protetti per evitare che i muscoli si induriscano. L’animale scozzese ha a sua disposizione le migliori erbe e, a parte la notte, vive una vita ‘esterna’ che poi si riflette nella bonta’ della carne.

  15. avatar Fabrizio pagliardi

    Leggero strato di burro di cacao spennellato sulla superficie e poi sulla griglia come dipende dalle dimensioni.

  16. avatar franco

    le difficoltà maggiori nascono con pezzi grossi.con altezze che vanno intorno ai 5 o
    6 cent.La dififficoltà sono 2 :avere una cauterizzazione esterna che non tenda al nero bruciacchiato ma si mantenga sul marrone e nello stesso tempo avere una
    buona cottura,rosata,anche al cuore della bistecca.Sono stati accennate diverse tecniche.Quella più di moda è quella descritta da Ermanno ,la cottura sottovuoto a bassa temperatura che senza essere molto sofisticati si può realizzare alla buona anche a casa.Caramellizzare il pezzo prima o dopo non fa molta differenza.Anche qui i metodi possono variare,in padella antiaderente molto calda(minimo 140 gradi)
    oppure con un cannello a gas.
    Un’altra volta vi racconto come cuocere una bistecca mentre viaggiate in auto.
    Saluti

  17. la leggenda dei ‘pori’ della carne risale da anche prima della metà dell’ottocento scorso .Se Cracco avesse letto uno solo dei libri di this non avrebbe più usato quel termine, invece si è limitato a dire quello che dicono tutti i cuochi in ogni occasione anche in televisione .Mentre,giustamente il punto è mantenere la morbidezza non facendo uscire i liquidi ed il gusto , facendo la crosticina.Non sarà mica un caso che i barbecue pi tecnologici hanno tutti tanto di coperchio con misura temperatura ?

  18. avatar giacomo

    Mc Gee lo scriveva all’alba del 1985 mi pare.. Noi in Italia ci stupiamo all’alba del 2012. Emblematico no? chissà come mai la cucina d’avanguardia in Italia è a un livello pari a 0 forse 0,1.
    Ah, QUEL libro ha più o meno 900 pagine, e questa teoria ne occupa forse una.

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