da blog a libro

Col Cavolo

La copertina de Il libro del cavolo di Sigrid Verbert/Cavoletto di BruxellesMi giungono al tavolo i 680 grammi del Cavolo. Giro il libro tra le mani, lo respiro: carta, inchiostro, un’anticchia di grafite. Carta da cento, centoventi grammi al metro quadro, in stampa opaca. La cromìa è di pregio, l’impressum è nitido. Scorro le prime righe, e a pagina 14 leggo: “…gamberettini grigi, stratipici del nostro mare…”  Mi sovviene il giovine e focoso Alfieri, quando ebbe per la prima volta tra le mani il Galateo del Della Casa. Racconta nella sua Autobiografia, che “alla vista di quel primo Conciossiacosache […] mi prese un tal impeto di collera” che lanciò il libro dalla finestra. Io che non sono nè giovine nè focoso nè Vittorio, me la sono presa comoda e ho ricominciato dal principio: “non proprio un libro del cavolo, ma un po’ anche sì”. L’operazione è ardita, e ha un punto di forza che è anche il suo limite: imprime su carta la parlata fresca, disinibita e sbarazzina di Sigrid, faccine puntini e punti esclamativi inclusi.

Certo, letti sullo schermo fanno un altro effetto, nonostante l’accuratissima grafica riproduca in modo impeccabile la pagina di un blog. Titoli con un font classico e grande, forse un Bodoni sottile, e testo in arial. Le pagine di testo conducono il lettore attorno all’Europa riempiendo la stanza di vapori profumati, di colori, di cibi vicini e lontani, conditi dalla personale esperienza dell’Autrice. Incontri con personaggi e personalità sono ricordati per istantanee più che per affreschi ma sempre con il sottofondo di una risata cristallina che è poi la cifra stilistica più interessante: questo giocare seriamente, e quindi non prendersi troppo sul serio.

Il Libro del Cavolo vince a mani basse sui tomi ponderosi dei campioni della haute cuisine: niente copertine 50×50, niente carta patinata, niente ricette iperuranie che voi umani, ma cartoline di posti luoghi e paesi. Poi ci sono le foto. Tutti amiamo cavoletto e le sue foto di food, che sono entrambe bellissime: sia quella con il cucchiaio che quella senza il cucchiaio. Dense di uno stile rarefatto ma così definito e identificabile da essere diventato un punto di riferimento per (quasi) tutti i wannabe foo-tographers in rete: fuoco tagliente, diaframma aperto a farfalla, profondità di campo tendente a zero e luce in hi-key. Però l’anima migliore di Sigrid si trova nelle nature morte, in cui la capacità di indagine delle cose inanimate supera l’immobilità restituendo un movimento fitto e una dinamica intensa.

No, non credo che lo spirito del cavoletto sia stampabile, credo che esca malconcio dal confronto con il mondo in due dimensioni. Credo che qualsiasi letteratura, anche la più sbarazzina, richieda una specie di riverenza per la pagina, per la parola e per l’architettura del racconto che stride con le faccine. Non mi trovo del tutto a mio agio con le scorciatoie espressive, con la scelta del semplice al costo del facile, dello svelto al costo del frettoloso: perchè non si parla solo di polpette. Così almeno mi è parso di capire districandomi tra le molte terre amate e le molte persone care all’Autrice, e le loro tavole variamente imbandite.

Nove capitoli più uno, un po’ di contenuti generati dall’utente (!), 256 pagine, 160 fotografie a colori e 98 ricette: perfetto per chi vuole ritovarsi tra le mani il compendio di un’avventura personale e professionale di straordinario e sorprendente successo, quello che i migliori di noi chiamano un caso di studio. Perfetto per una lettura a spilluzzichi, in pieno stile surf. Perfetto per la delizia di quelle reti da pesca abbandonate languidamente sul parapetto.

Per Cibele Edizioni, la piccola, meritoria Casa Editrice di Lorenzo di Pianogrillo e Davide Dutto. Per cospicui 28 europei la copia.

Stefano Caffarri

commenti (40)

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  1. Ci siamo visti con Sigrid due sere fa per parlare di varie cose, e i miei apprezzamenti si sono concentrati proprio sul fatto che il libro si presenta come un romanzo pregiato, parlando della fattura, ed ha questa doppia veste di lettura della storia separata dalla presentazione della ricetta, che permette di leggere una indipendentemente dall’altra. Poi, traspare veramente la persona così come è lei. è “comunicata” fedelmente, ed anche questo è un sicuro fattore di riuscita.
    Ammiro molto il suo successo, cerco di comprenderlo ed analizzarlo per mia cultura ed anche perché in parte ne ho visto l’evoluzione in questi anni da spettatore distaccato, e la sua strada è stata veramente luminosa, intelligente, fattiva. Anche questa scelta della produzione e della commercializzazione si è rivelata azzeccata, ed è tutto realizzato con una semplicità ed una precisione encomiabile, che crea ancora maggior consenso intorno al suo operato ed alla persona.
    Brava, esemplare, per certi versi fenomeno non ripetibile.

  2. Anche se mi piace molto essere una voce fuori dal coro, riconosco i giusti meriti a Cavoletto. Trovo però che il coro di consensi così omogenei, standardizzati, eccessivi, non lasci spazio ad una critica ragionata del fenomeno Cavoletto. Vogliamo dire o no che spesso, perlomeno ultimamente, i suoi post sono un po’ forzati, presentano ricette molto banali e danno l’impressione di una foodblogger che posta perché DEVE postare? Vogliamo dire o no, che l’evoluzione del suo stile fotografico non sembra frutto di un’evoluzione naturale bensì un adattamento personalizzato a quello che va per la maggiore? Vogliamo dire o no, che il ‘fenomeno’ Cavoletto nasce anche dal livello medio-basso della stragrande maggioranza dei foodblogger italiani e che basta fare un salto in altri paesi europei, piuttosto che in Australia o in USA per trovare decine di altri ‘fenomeni’ che essendo inseriti in contesti completamente diversi da quello italiano, fenomeni non sono considerati.

    Bene dunque Cavoletto, ma non perdiamo la capacità di critica ogni qualvolta ci imbattiamo in qualcosa che si eleva dai tristi standard qualitativi della nostra blogsfera culinaria.

  3. Perdona Enrico, ma non mi sembra che in questa recensione del libro sia andata smarrita la capacità critica. O ho letto male?

    1. Maurizio, la tua è una giusta osservazione. Sono andato oltre l’analisi del post, stavo facendo alcune considerazioni più allargate sui consensi che Cavoletto riceve, sempre e comunque, anche quando, come tutti del resto, produciamo qualcosa che non sempre è all’altezza delle nostre reali capacità. Comunque, anche certi passaggi ‘lirici’ del post stesso li trovo un po’ difficili da digerire.

  4. Caro Cafarri ti ringrazio per la cortese recensione anche a nome di tutti i soci di Cibele.
    L d P

  5. Sono senz’altro d’accordo con i commenti apparsi fin’ora; mi sembra che ognuno contenga una parte di verità.
    Soprattutto quando si parla di fenomeno, perché l’autrice è un vero fenomeno, sposterei però di più l’accento sul suo carattere, sulla sua anima divulgativa, senza decontestualizzarlo e fare un’eccezione nel caso dello stile.
    Il libro di Sigrid è una finestra, una selezione e una rosa del suo blog, che è pionieristico nel panorama italiano per un insieme di fattori: linguaggio, volume, fotografia.
    Si possono riassumere tutti e tre nel “linguaggio”: credo che alla fine l’autrice l’abbia scelto consapevolmente come cifra di sé stessa. Cosi come Caffarri ha scelto il suo.
    Non li vedo affatto antitetici, mi sembra che si incrocino sempre nella comunicazione del gusto per il cibo.
    Per me, non sono due partiti.
    Dell’effetto del fenomeno Sigrid nel mondo dei e, soprattutto, delle blogger, credo che non sia partorito da un difetto, da una arretratezza nei confronti del panorama internazionale; piuttosto mi sembra che, anche attraverso quel linguaggio, abbia contribuito ad inserirlo con maggiore forza e con una complicità, impensabile per altri, proprio in quel panorama.

    1. Certo, lei ha aiutato ad alzare il livello medio dei food blog, è innegabile. Mi chiedo solo se stiamo parlando di valori assoluti o meno. La domanda, papale papale, sarebbe: che effetto avrebbe prodotto Cavoletto se scrivesse in Inglese da Washington?

    2. se mio nonno avesse avuto le ruote forse faceva il tram. Che c’entra scusa? E’ Belga, scrive in Italia, ha ub riscontro italiano e internazionale. Il suo contesto di riferimento è questo e in tale contesto ha avuto successo. “E’ eletta dal popolo…” no? :-)

    3. Scusa Fabione mio, ma il nonno non era un contrabbandiere di sale???? (o è un cosuccia che racconti “Ad usum fabricae” ?vecchio furbacchione… )
      Ah ahah…Grande Fabio Fassone…

      @Enrico: prova Alka seltzer per digerire la prosa lirica del Cafarri.

    4. Lorenzoneeeee!!! Era proprio lui che rispondeva così a mia Nonna quando questa approfondiva il confronto con lui con provocanti e contestatori “se, se, se, se, se”. :-))))
      Per il resto, confermo, era un contrabbandiere!

    5. Grazie Lorenzo, è servito anche a te, eh?

    6. Appunto, vedi che con le ruote l’effetto sarebbe stato diverso!
      Sto parlando di un certo provincialismo che affligge noi italiani, ogni brasiliana che approda in italia ci fa perdere la testa e viene osannata come una novella Venere di Milo.

    7. Ti confesso, Enrico, che , da quando ho smesso di frequentare il blogssss e le rubrichssss dei giornalisti food (soprattutto quelli e quelle che si occupavano di ragazzotti in mutandone bianche , salvo poi passare alle pastasciutte, che poi non è proprio ascesa verticale…) bene, dicevo, da allora ho smesso di usare regolarmente droghe e antiacidi.

      E, scusa, hai qualche indirizzo giusto, per caso? Shssss…
      PArlavo di brasiliane, old’my.
      :-)

      (Spero tu sia spiritoso. Sennò porgo anticipatente le mie scuse. Stiamo giocando…)

    8. Sorry, sono già passato oltre alla brasiliane, c’è poco mercato, mi sto buttando sui trans 😀

    9. Proprio ieri mi chiedevo dove fosse finito Mr.Oz, abituale frequentatore di Kelablu, al pari di Lorenzo di Pianogrillo, che non ho citato perché immaginavo preso dalle sue incommensurabili olive (il libro di Davide Dutto, Ibleide, mi aveva impressionato), da viaggi intercontinentali, dalle note intraprese editoriali, insomma dagli affari suoi: tuttavia mancava, su Dissapore.
      Mi rallegra quindi rileggerlo pimpante e graffiante come non mai.

  6. che dire…… il formato è molto scomodo per un libro di cucina, le ricette sono banali e non aggiungono niente a quello che è il suo blog, quindi perche spendere soldi se tanto si trova tutto sul blog? Seguo cavoletto da molto tempo, mi ha fatto piacere ricevere il libro in regalo e l’ho letto tutto, alla fine sono profondamente convinta che di mio non l’avrei comprato.

    1. peccato che si perda l’amore per la carta sampata…un libro è sempre un valore indipendentemente dalla versione virtuale sempre disponibile…un po’ meno (anche se per me è così) con i giornali…

    2. E’ vero, Michele, la carta sampata è sempre un valore.
      Infatti abbiamo usato solo carta sampata.
      Un grande valore, sissi…

      Michele Milani, brutto somaro, ma dove sei sparito?
      :-)

      L.

    3. a cercare olio che non sia quella fetenzia che spacci tu…
      😉

      sono un selvatico stanziale…
      Rimango sui colli della Casa di Bacco, continuo a occuparmi di comunicazione…insomma vedo gente…..faccio cose…..

      ciao terun 😉

      PS
      quando sei a nord sei sempre il benvenuto mai a mani vuote, ovviamente. 3:)

    4. ah ahah…
      vecchia spingarda…Ti fracasso l’abbattitore se non stai bravo.
      Ci vediamo presto.
      un abbraccio
      :-)

      L.

  7. Grazie per l’attenzione :-)
    Per il resto, il diritto di critica è giustamente sacrosanto e quindi non mi sogno nemmeno di replicare, anzi, in fondo, se tutti fossero sempre daccordo su tutto, ma che mondo noioso sarebbe? 😉

    1. Bene Sigrid.
      Benissimo. Molto politicamente corretto.
      Adesso, però, dicci veramente quello che vorresti dire.
      :-)
      Io prendo un cesto di popcorn, intanto.

      L.

  8. Brava, bellissima iniziativa, lo compro subito!!!!!!

  9. Premesso che non ho comprato il libro e – purtroppo – non ho ancora avuto il tempo di sfogliarlo in una libreria, credo il Cavoletto abbia subito un’evoluzione da semplice appassionata a trend-setter. Con merito, tanta fatica e tante ottime relazioni. Ed è forse il motivo per cui si è persa un po’ della sua originalità nei post che – ad alcuni e al sottoscritto – sembrano “forzati”. Però ha il gran merito di aver introdotto la bella fotografia nei blog di cucina e – soprattutto – di aver divulgato il concetto. Proprio brava.
    Domani passo in libreria per sfogliare … poi decido ;o)