classifiche

Diamo ordine al caos delle gelaterie artigianali: le 25 migliori d’Italia

Una cosa è essere il cronista richiesto di una classifica delle migliori gelaterie artigianali. Il cronista svolgerà il compito, più o meno adeguatamente, poi tornerà alle sue incombenze magari con un pezzo sul rendimento dei btp a 10 anni. Tempo un mese e avrà dimenticato quella classifica. Altro è essere l’uomo più contento del mondo perché stai per compilare la classifica delle migliori gelaterie artigianali, non importa se l’hai più o meno fatto un anno fa. Io quando un gelato ha la capacità di diventare argomento di conversazione metto su le facce, e bisogna credere alle facce, specie se la gamma di espressioni va dal giocondo al compiaciuto. Perché il gelato artigianale è un mondo, e io stravedo per chi ne sa creare uno.

Anche Eleonora Cozzella giorni fa ha esaltato lo strapotere del gelato artigianale con una mini-guida divisa per regioni, ma temo abbia fatto troppo assegnamento su episodi minori tipo il campionato italiano dei gelatieri, così la classifica esclude posti capaci di trasformare i 15 minuti di popolarità del gelato artigianale in un’eternità.

Sono consapevole che si vive meglio non avendo certezze. Che classificare — primo, quinto e sedicesimo — è a volte sintomo di sgangherata inadeguatezza. Che saperla così lunga da elencare ogni luogo cruciale per non sbagliare quando prendiamo un gelato è difficile, ma c’ho provato, ecco.

Menzione d’onore per un buon numero di gelaterie, escluderle mi avrebbe fatto soffrire e non ero pronto. Mordono i garretti alle favolose 25: Gelatauro di Bologna, Caprice di Pescara, Bepi di Padova, Strumia di Sommariva del Bosco (Cuneo), Serafini di Lavis (Trento), Ape Regina di Subiaco (Roma), Bedont di Brescia, Cassia Vetus di Loro Ciufenna (Arezzo), Zampolli di Trieste.

(25) AGRIGELATERIA SAN PE’, strada di San Pietro di Rivetta – Poirino, Torino; via Nizza, 230 – Torino (presso Eataly); via Bossolasco, 6/4 – Torino.

Ha dato inizio al fenomeno delle Agrigelaterie, mangiatoie con annessa azienda agricola che produce in proprio il latte per il gelato. Per decrittarne il successo bisogna ricordare che è la gelateria di Eataly, la catena di negozi per gastrofanatici. Produce un gelato di riconosciuto valore, molto genuino, che spicca nel fior di latte, anche se nessun militante del gelato artigianale ha mai gridato al miracolo. Da poco è anche all’Agricafè di Torino.

(24) CAFFE’ SICILIA, corso Vittorio Emanuele III, 125 – Noto, Siracusa.

Per carità cristiana verso chi che non c’è mai stato, sorvolo sulla perfezione della pasticceria di Corrado Assenza, uno dall’appetito famelico per il nuovo, al punto che il gusto del 2010 è stato l’insalata assoluta. Pasticceria e granite superano il gelato, ma escludere il caffè del corso di Noto dai 25 indirizzi cruciali del gelato artigianale sarebbe stata lesa maestà. Per completezza d’informazione, Assenza è anche un po’ cuoco, anni fa il NYTimes lo paragonò a Nino Graziano e Ciccio Sultano.

(23) PASTORINO, via Vittorio Veneto, 31 – Calice Ligure, Savona.

Non tutti i gelatisti ispirati dal sacro furore lo conoscono, ma a leggere gli ingredienti sarebbe il caso di precipitarsi verso Calice Ligure. Pochi gusti, buona rotazione degli ingredienti, brillante rapporto prezzo/felicità. I Pastorino appartengono alla schiera che rivendica con orgoglio la scomunica di grassi idrogenati, emulsionanti di sintesi e coloranti. Oltre ai gusti classici caldamente consigliata la crema di ricotta con salsa di fichi.

(22) MAKI’, piazza degli Avveduti, 1 – Fano (Pesaro).

Dice: “Antonio Luzi è uno scontroso”. No, Antonio Luzi è pignolo, attento, accurato e un po’ gli sembra che debbano esserlo anche i suoi clienti. Ma dopo 5 anni ha smussato gli angoli. Il suo gelato è tutto nell’aspetto, anzi per essere precisi nel colore. Naturale, lontano dalla stereotipo del gelato muscoloso e grasso, rilucente e finto, trova il suo vessillo nel pistacchio. A volte più sostanza non guasterebbe ma tra i gelati (ri)provati nel 2011 è stato uno dei pochi a non prosciugarmi il palato.

(21) FIORDILUNA , via della Lungaretta, 96 – Roma.

L’adesione alla rete del Commercio Equo e Solidale li rende simpatici ad alcuni meno ad altri, ma il punto è che bravi sono bravi, eccome. Non solo con il gelato, anche nella lavorazione del cioccolato, squisite tavolette e praline. Rotazione stagionale degli ingredienti, specie della frutta, che trasformata in gelato da fresca è effettivamente un’altra cosa. Fornitori impeccabili e niente coni, come vuole una deriva purista che assegna il primato alla tristanzuola coppetta.

(20) GELATI DIVINI, piazza Duomo, 20 – Ragusa Ibla, Ragusa.

Il “divini” del nome segnala l’attività originale della bottega affacciata nella piazza presidiata dal barocco di San Giorgio, un’enoteca. Qualche anno fa Rosaria Rosso iniziò proprio incrociando gelato e vini, specie dell’Isola, e — tah-dah! — è nata una stella. Va da sé che pistacchio, mandorla e fico d’india siano il vanto della casa continuamente impegnata in esperimenti interessanti, nell’estate 2011 è toccato al pomodoro pachino. In vendita nella bottega anche golosità assortite.

(19) OFFICINA DEL GELO AVALON, corso delle Libertà, 44 – Bolzano.

Latte fresco, panna e yogurt sono a tiro di maso, e la rete di fornitori creata da Paolo Coletto, gelatiere d’esperienza e classe, è il vero patrimonio della casa. I gusti alla frutta, specie fragole, lamponi e ribes sono cose che diventa urgente provare se non l’avete ancora fatto. Altro nocciolo della questione: il prezzo, corretto è dir poco.

(18) LA BOTTEGA DEL GELATO, via Pergolesi, 3 – Milano.

Entrate e vi chiedono con prontezza la prima impressione, forse faticate a dire: “che bel posto!”. Forse anche “ma che simpatici”. Stavamo parlando di gelato, tuttavia, non è così? E in questa istituzione milanese il gelato, orgogliosamente classico, onesto e senza abbellimenti estetici non ha mai deluso.

(17) DE COLTELLI, lungarno Pacinotti, 23 – PISA.

Il pistacchio crudo (non tostato) proposto l’anno scorso allo Sherbeth Festival di Cefalù, incontro di riferimento della gelosfera, ha fatto strabuzzare gli occhi ai siciliani, che pur scettici hanno molto apprezzato. E nel 2011 la novità è un più vezzoso gelato alla pera con il pepe rosa. Per la carica innovativa i fratelli De Coltelli sembrano esuberanti ma alla base del loro credo c’è un gelato rigoroso per l’assenza di aromi di sintesi e nella conservazione: il banco ovviamente è a pozzetti.

(16) ALBERO DEI GELATI, via Santa Valeria, 93 – Seregno, Milano; via Volta, 1 – Cogliate, Milano; piazza Cavour, 12 – Barlassina, Monza.

Il nome (relativamente) nuovo del gelato artigianale in Brianza. Relativamente perché i punti vendita sono già 3, tutti assistiti da una rete fornitori fidati e il più possibile a filiera corta. Autarchia brianzola? Non proprio, nocciola piemontese e liquerizia calabra sono gusti molto amati, ma tra gli stagionali e i 14 sempre presenti non mancano bizzarrie come gorgonzola e noci. Tutto è naturale, biologico, verde, compostabile e riciclabile (parlavo del pack non del gelato).

(15) SARTORI, piazza Luigi di Savoia, 1 – Milano.

Dal dopoguerra il chiosco vicino alla stazione centrale è una sicurezza per i milanesi, per di più un esemplare unico nella gelosfera nazionale di pregio. Nelle preferenze dei clienti il re è il famoso Nocciolato fatto con le noccioline tostate. I principi sono sono i super classici cioccolato e crema.

(14) CREMERIA GABRIELE, corso Umberto I, 8 – Vico Equense, Napoli.

Ai primi segnali di dipendenza dal limone igp della costiera sorrentina e dalla ricotta al passito e fichi caramellati rallentante, consigliava un post di Dissapore. Se questi sono i cavalli di battaglia dei fratelli Cuomo, l’altra tentazione cui prima o poi si cede è il babà in funzione del cono o della coppetta. Lussi che solo in un gastrocosmo a sé come Vico Equense ci si può permettere.

(13) FATAMORGANA, via Lago di Lesina, 9 – via G. Bettolo, 7 – Roma.

Maria Agnese Spagnuolo un po’ vezzosa lo è fin dal nome. Come i suoi gusti, che le son valsi il soprannone di “poetessa del gelato”, poetessa nel senso di persona dotata di un notevole grado di immaginazione, a volte anche eccesso di fantasia. Però, però. Lei celiaca ha aperto una gelateria dove tutti i gusti sono senza glutine, combinando ingredienti incombinabili con risultati ammalianti come in senape e lime o cioccolato al tabacco. I gusti classici, specie pistacchio e nocciola, restano tra i più convincenti di Roma. Alla fine il mondo delle fate non è poi così svenevole.

(12) ENOCIOCCOLATERIA BRUNELLI, piazza Vittorio Emnuele II – Agugliano, Ancona.  Paolone lavora molto bene ed è fissato con la naturalità.

Dall’alto del suo status di maestro del gelato, Paolo Brunelli può permettersi molto, anche di lasciare la zona gelateria del suo insediamento nella piazza di Agugliano (albergo, ristorante, enoteca, gelateria) in condizioni di semi-abbandono come l’ho trovata di recente. Creatività, selezione ferrea degli ingredienti, molti dei quali ascrivibili al tesoretto locale: visciola e anicini, crema Brunelli al profumo di Varnelli, lamponi con lacrima di Morro D’Alba sono i suoi marchi di fabbrica. Sembra voglia farsi da solo anche i coni, noi conisti ultraortodossi facciamo il tifo. Molto buono anche il cioccolato.

(11) CAPPADONIA, via Roma, 153 – Cerda, Palermo.

Antonio Cappadonia, di Cerda, una cinquantina di km da Palermo, è una specie di ideologo del gelato artigianale. In realtà autodidatta, si è impegnato seriamente a fare della sua gelateria-pasticceria in via Roma e poi dello Sherbet Festival di Cefalù due destinazioni obbligate per veri gelatisti, contando su gusti classici come il pistacchio o innovativi tipo il famoso carciofo spinoso di Cerda (coltivazione tipica delle Madonie). Dite la verità, pensate di poter resistere al gelato alla manna di Castelbuono?

(10) STEFINO, via Galliera, 49b – via Riva Reno, 7a (solo gelati veg); via Dettori – Cagliari.

Cruciale tra le (non poche) ottime gelaterie di Bologna, rispetta in pieno le sacre scritture del settore escludendo coloranti, aromi artificiali e stabilizzanti o rimpiazzando lo zucchero di barbabietola sbiancato con quello di canna. Nel 2008 ha perfino aperto Stefino Veg, versione vegan e nonostante questo fonte di salivazione. L’impeccabile rotazione stagionale degli ingredienti assicura gusti di frutta e granite buonissime.

(9) Il GELATO DI CLAUDIO TORCE’, via dell’Aeronautica, 105 – v.le Aventino, 59 – Roma; v.le Prassilla, 39 – Roma Casal Palocco; v.le delle Repubbliche Marinare, 101 – Roma Ostia; piazzale Lagosta, Milano.

Dovete appartenere a una civiltà aliena per non sapere dei gusti destabilizzanti di viale dell’Aeronautica a Roma. Solo a titolo di esempio: Philadelphia e noci, Anacardi e birra Ceres. Ma Claudio Torcè non li prepara per qualche disfunzionalità di tipo narcisistico, ve ne accorgerete provandoli. Resta solo da capire se son buoni tutti e millemila (oltre cento). Mentre la moltiplicazione delle sedi dice tutto sul successo romano di Torcè, l’apertura milanese è stata accolta con un po’ di freddeza.

(8) SANELLI, piazza del Popolo, 2/1, – Salsomaggiore Terme, Parma.

Sanelli è il profeta dell’azoto. Sì, vabbè, e allora? Lasciamo stare e parliamo di un gelato capace di convertire il tesoretto locale in gusti riusciti tipo parmigiano, gorgonzola, crema al miele, ortica e sambuco. La ex latteria è nello stesso posto da 50 anni, né il suo aspetto né quello di Sanelli richiamano audaci sperimentazioni ma, azoto a parte, qui si mescolano zafferano e sesamo, sciroppo d’acero e noci con risultati sempre piacevoli.

(7) AL PELMO, Piazza Santa Caterina, Dont di Zoldo Alto – Belluno.

Per la serie forse non tutti sanno che, la tradizione locale vuole che la Val di Zoldo, nell’alto bellunese, abbia fatto da sfondo alla nascita del “miglior gelato al mondo” quello zoldano appunto. In effetti la zona offriva il meglio per produrlo: latte, panna, uova, frutti di bosco ma anche neve e ghiaccio. Oggi zoldani sono alcuni gelatieri in servizio tra Austria e Germania ma per fortuna molti sono rimasti in zona. Tra questi in valle anche la gelateria Al Soler, tuttavia i gusti cremosi di questa minuta gelateria di Piazza Santa Caterina sono anche migliori.

(6) GELATO GIUSTO, via San Gregorio, 17 – Milano.

It’s “Gelato Giusto” time. In un paio d’anni la giovanissima Vittoria Bortolazzo, milanese, aria da prima della classe, s’è presa il centro della scena con una botteguccia in zona Porta Venezia e un gelato di fattura estremamente naturale come descritto a caratteri cubitali dietro il banco. E’ una pasticcera fatta e finita con esperienze a Londra e Parigi che eccelle nella lavorazione del cioccolato, non a caso il sorbetto al cioccolato senza panna o latte del Gelato Giusto è probabilmente il gusto dell’anno. Buoni perfino i coni di cialda sempre freschissima.

(5) VIVOLI, via Isola delle Stinche, 7r – Firenze.

Tra i primi 10 è il meno allineato con il sancta sanctorum della nuova gelateria artigianale italiana. Nel senso che il gelato di Vivoli non è forse immunne dall’uso di materie scomunicate. Ma non includerlo, e in posizione di assoluto vertice, più che servizio alla realtà è una masturbazione. Specie perché nel pianeta una crema come la sua non l’abbiamo ancora mangiata.

(4) SOBAN, piazza Gramsci, 23 – Valenza – via S. Lorenzo, 99 – Alessandria.

Andrea Soban, 35 anni, è un caso abbastanza unico in Italia. Al contrario, speriamo che diventi un modello. Usa il computer come un prolungamento delle dita e il suo sito, il New York Times dei siti dei gelatai, è uno spettacolo. Voleva perfino vendere gelato online ma per ora (come al sottoscritto) non gli è riuscito. Okay, suppongo vogliate anche sapere com’è il suo gelato. La nocciola Igp non ha pari in Italia, cosa alla quale non è estraneo il doppio indirizzo piemeontese delle gelaterie. Anche se l’influenza delle origini venete rende i gusti alla frutta colpi bassi dai quali non vi riprenderete tanto facilmente.

(3) CARAPINA, P.zza G.Oberdan, 2/r – Via Lambertesca, 18/r – Firenze.

Si rischia l’imprecisione tanto è impetuosa la rotazione dei gusti. Solo frutta di stagione, latte intero, pozzetti a carapina (appunto) con coperchi, e per ingredienti il meglio del meglio. Gli ultimi talk of the town sono: Primolatte al miele di girasole, Neroassoluto, un sorprendente gusto al parmigiano, mentre l’evergreen resta la Crema al Vin Santo con biscotti di Prato. Un po’ troppo smanioso di imporsi, credo che Simone Bonini debba essere orgoglioso di ciò che ha fatto. Dopo la seconda apertura fiorentina sembra che Roma sia la prossima meta.

(2) NEVE DI LATTE, Via Luigi Poletti, 6 – Roma.

Gelataio di singolare abilità, competenza e originalità, il mestro Ermanno Di Pomponio ha chiuso Il Mio Gelato Naturale in via Pereira per aprire il più confortevole Neve di latte. Schiere di fan adoranti giurano che pure in questa reincarnazione i suoi gusti siano i migliori in assoluto, e quel cioccolato Amedei Chuao, quel pistacchio di Bronte o quel pinolo di Pisa (50 euro al kg ognuno) sembrano in effetti insuperabili. Non tutti i gusti costano tanto, ‘sta volta Di Pomponio è riuscito a contenere i prezzi di molte fragranze entro i 25 euro. Ingredienti stagionali, sceltissimi, bio e biodinamici come è giusto che sia in posto del genere, esaltati dal genio di un grande gelatiere.

(1) ALBERTO MARCHETTI, Corso Vittorio Emanuele II, 24/bis – Torino.

Il più inarrivabile gelato mangiato quest’anno. Il secondo superlativo che uso è freschissimo, perché questa è la sensazione istantanea che danno i gusti di Alberto Marchetti. Sulla piazza del gelato artigianale da qualche anno prima del boom, allievo di Gianpaolo Valli, ora valente tecnico Carpigiani, Marchetti è un’istigazione ai trigliceridi per gli abbinamenti assassini tra croccante e zabajone (ovviamente preparato fresco ogni mattina) e tra cioccolato ultrafondente e amarena. Destino beffardo, a Torino è ancora meno conosciuto, MOLTO meno conosciuto di Grom. Anche lui (giustamente) smanioso di emergere, eccede nella ricerca di collaborazioni con i grandi chef, che finora non ha dato grandi risultati tenendolo spesso distante dal suo laboratorio. Ancora una cosa: prepara le sole granite siciliane con la coppola, più brioche artigianali e panna, che valga la pena mangiare fuori dalla Sicilia.

[Crediti | Link: Dissapore, L’Espresso Food & Wine. Immagini: Castellari.it, Bridge and tunnel club, Veneto Facile, Flickr/Italian Best Shop, Senza Panna, Wordplay, Serious Eats, Flickr/Waitinginthedark, Di gelato in gelato, Flickr/Pao74, Sicilia Informazioni, Starchefs, Willy or wonthe]

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224 commenti a Diamo ordine al caos delle gelaterie artigianali: le 25 migliori d’Italia

    • …ancora un pò di pazienza ed a breve (settembre) al Vomero, in via Enrico Alvino, la prima gelateria biologica a Napoli!
      Biologica 100% certificata, per produrre un gelato sano, senza chimica e soprattutto con il sapore di un tempo . . .
      Bianco Bio

      • “senza chimica” … Solo slogan che prendono in giro la gente, il cibo é “chimica”, la combinazione di grassi (il latte), degli zuccheri, delle uova con il loro potere di stabilizzatori, etcetc sono “chimica”….

        Ogni buona gelateria artigianale che si rispetti lavora così, senza sbandierare falsi ideali “biologici” sul cibo che sono andati in voga una decina di anni fa, ora la gente è più informata, per fortuna e più in grado di scegliere “il buono”.

        Al vomero ce ne sono davvero tante di gelaterie, la migliore di tutte per me è Gelatositá, innovativa e di una qualità eccezionale, puoi mangiare 1kg di gelato, non te ne accorgi nemmeno per quanto è intenso il sapore e delicato.
        E se un gelato non ti da mai pesantezza allo stomaco significa che è fatto bene ed è proprio buono.

        • Giustissimo Marcella ! Che cosa vuol dire Bio ? Lo sai che c’è una linea industriale di semilavorati Bio ( della Mec 3 ) ? Tu sei Bio e va bene non ci sono problemi, ma per piacere non metterti su di un piedistallo per dire che tu sei bravo bello e buono solo perchè Bio mentre tutti gli altri sono dei chimici e non dei gelatai, che avvelenano i propri clienti con polverine magiche. Io personalmente credo che il Bio in Italia sia gestito malissimo e non da alcuna garanzia di salubrità aggiuntiva.

        • Scusate ma forse siete rimasti un po’ indietro in fatto di gelati partenopei..
          Gelatosità, al Vomero, e in tutta Napoli, è il tempio del Gelato. Sono numeri 1 per gusto, cremositá e squisitezza. Hanno aperto da 6/7 anni, non mi ricordo bene, ma nei week end quasi non si può entrare dalla folla! Ne hanno aperta anche una a Chiaia.. Mitici.

  1. Bella questa classifica. Peccato che manchi una qualunque gelateria messinese, che sarebbe di gran lunga migliore di una qualunque delle gelaterie citate nella vostra classifica. Provo a elencarne qualcuna, così per gioco, senza pretendere di essere esaustivo:
    1) Gelateria De Luca, Vill. Briga Marina (San paolo), via Nazionale 208 (un gusto qualunque, a vostra scelta, vi sfido a trovarne uno che non sia eccellente, dal variegato al caffe alle mandorle tostate);
    2) Bar Robert, viale San Martino (gianduia, bacio, nocciola);
    3) Bar Galimi, viale San Martino (gianduia);
    4) Bar Del Sud, Corso Garibaldi (gianduia, caffè, “mattonelle miste”);
    5) Pasticceria Gelateria Doddis, Corso Garibaldi (limone);
    6) Gelateria Ritrovo Fiumara, Via Nazionale, Villafranca Tirrena (mattonella di gianduia).
    Per ora basta così.
    Se qualcuno dei lettori (o, meglio, degli illustri esperti) passasse -- in vacanza -- dalle mie parti, sarei felice di fargli da cicerone edonistico.
    Ma, per favore, le prossime classifiche più documentate e dettagliate.
    Un saluto a tutti, Giovanni

    • Potrei porre una questione metodologica e successivamente porre alcune domande?
      Se si pretende di render pubblico un elenco delle migliori gelaterie italiane bisognerebbe averne girate molte. Non dico tutte perchè sarebbe impossibile. Non dico la maggior parte perchè sarebbe ancora impossibile.
      Dico però che bisognerebbe averne girate tante.
      Quante ne sono state girate?
      Quante persone hanno girato su e giù per l’Italia?
      Rispetto al 2010 sono state rivisitate tutte?
      Infine, “artigianali” che vuol dire?
      Insomma diteci perchè dovremmo fidarci di questa classifica. Classifica che non commento, chiedo solo per capire.
      .
      Ciao

      • Sono d’accordo, anche perchè la zona a sud delle Marche non viene pressochè citata. A questo proposito segnalo gelateria Carboni a Grottammare (provincia di Ascoli Piceno). Pistacchio, mandorla tostata, torroncino, crema e cioccolato fondente sono solo alcuni dei suoi gusti. Non sono un’esperta gastrofanatica, ma il gelato di Carboni merita davvero.

        • Guarda, non è un problema di sud delle Marche o nord ovest della Sicilia; è un problema metodologico.
          .
          Metodologico della raccolta delle informazioni, metodologico sulla attendibilità delle informazioni raccolte, metodologico sulla attendibilità della classifica proposta ai propri lettori.
          .
          Lo dico perchè mi sembra giusto dover/poter tornare alla discussione su Guide cartacee vs Guide on line.
          Se prendi in mano una qualsiasi guida cartacea trovi segnati almeno il numero dei collaboratori-ispettori che hanno girato. Il leggerlo, a me, rende o meno credibile e valutabile la quantità e qualità del lavoro svolto nella realizzazione della guida che ho fra le mani. Giuidizio che poi approfondirò leggendola.
          In una guida on-line queste info sono taciute (in questo caso non vengono date neanche risposte alle pubbliche domande) e sembra che una classifica possa essere il frutto di notizie che girano in rete, commenti colti ovunque nel web, la cui attendibilità è tutta da verificare.
          .
          Ed allora la domanda fatta e rimasta inevasa torna a bomba: “Insomma diteci perchè dovremmo fidarci di questa classifica”, spiegateci come, da chi e quando è stata fatta.
          .
          Ripeto, sulla classifica io non ho nulla da dire, vorrei solo essere aiutato a capirne e valutarne l’attendibilità.
          .
          Anche perchè la classifica non è sulle migliori gelaterie provate in un dato lasso di tempo dal Sig. X che poi ha il piacere di raccontarcele. La classifica ha la pretesa di segnalare le migliori gelaterie artigianali italiane.

          Ciao

          p.s. ripropongo l’altra domandina: cosa si intende per gelateria artigianale?

          • Secondo me no, Luciano.
            La dicotomia cartaceo/online non mi sembra corretta per decidere della serietà di una guida o di una classifica.

            Dissapore, poi, non è “una guida” anche se concordo con te che di sicuro la pretesa di dire quali sono le migliori gelaterie italiane è un po’ ambiziosa se non hai una schiera di ispettori enorme.
            Prenderei l’articolo meno seriamente, nonostante il titolo (e sulle gelaterie che conosco mi pare dica cose abbastanza condivisibili)

          • Evidentemente la pensiamo in maniera parzialmente diversa, nessun problema.
            .
            Ma sai cos’è un’altra cosa che mi fa sorridere (amaramente) di questa discussione?
            Che i “profeti” del web si sbracciano nel dire che il web è migliore del cartaceo per una più rapida ed immediata risposta fra interlocutori, che permette un’interazione fra autore e lettore impensabile per un pezzo su carta…….sbaglio o alle mie nostre domande/rilievi, Bernardi non risponde da ormai molto tempo ?
            .
            Ciao

        • Elena!Tu sia beata! Allora, ieri sera ho trovato Carboni! Preciso che è tra Grottammare e San Benedetto, vicino al Globo! Per capirsi! Il gelato allo zafferano è strepitoso, così come il gusto pescarancio! La frutta si sente che è vera…L’unico appunto è che sono un pò miseri di porzioni! ;-) La qualità si paga! ;-) Da tornare…

    • “sarebbe di gran lunga migliore di una qualunque delle gelaterie citate nella vostra classifica”
      ——————————————————--
      Sono sicuro che, per fare una simile affermazione, lei sia stato in tutte queste 25 gelaterie,anche in quelle più nascoste come quella di Zoldo alto.

    • Informiamo Giovanni della presenza in Italia di 110 province, ciascuna dotata di centinaia di gelaterie, e in ciascuna di queste province c’è un Giovanni che ritiene queste gelaterie “di gran lunga migliori di una qualunque delle gelaterie citate nella vostra classifica.”.

    • sì, purtroppo è vero, sembra che la Sicilia, la patria del gelato, non sia “all’altezza” delle gelaterie elencate:-)) Io sono di Milano e conosco la maggioranza delle gelaterie indicate (non solo quelle milanesi); ma quando vado d’estate in Sicilia è tutta un’altra musica… Dovreste rivedere queste classifiche “business”…

    • concordo, ed è ormai soltanto una trappola per turisti… a Bernardi l’avevo pure già detto e ci siamo fatti un gelatour insieme per verificare un po’ le creme, però per lui la crema del Vivoli è come la madeleine di Proust e non si riesce a distoglierlo da quella sensazione. Vabbè, almeno ha inserito Carapina nella top 25…

      • son stata a Firenze sabato e domenica e seguendo le vostre guide mi sono gustata la granita di more, mandorle con tappino di yogurt da Carabè. mo mama!!!

        la crema migliorissima finora assaggiata resta la crema della gelateria Carletto a Brisighella. l’uovo si sente per fortuna sennò che crema è? lavora bene bene con lo zabaione Davide Fiorentini a Faenza e non è male la catena nascente Bio Gelato, ma non so se è puramente artigianale o polverizzata.

  2. Ok, faccio io quello che scatena il flame, ma lo faccio solo perché mi spieghiate una volta per tutte: ma Grom non è in classifica a) perché il gelato non è buono, b) perché pensate racconti balle e che invece di nocciole e fragole usi le bustine o c) perché siccome non fa il preparato del gelato nel retrobottega ma a Caselle (mi pare) e poi lo distribuisce non è “artigianale”?
    Inoltre, a mio gusto, ad Alessandria il gelato di Cercenà (Piazzetta della Lega, non le imitazioni sparse per la città) è più buono di quello di Soban (la nocciola assomiglia alla crema di Castagna, per dire).
    E ora… scatenate l’inferno! :)

      • Ok, questa argomentazione posso capirla.
        Allora provo a cambiare leggermente la materia della discussione: un gelato, per essere buono, deve per forza essere “artigianale”, cioè fatto nel retrobottega? come dice giustamente Massimiliano Tonelli più sotto, un sacco (direi la maggior parte) di gelateria artigianali preparano il gelato nel retrobottega, ma lo fanno con il calderone di Maga Magò.
        In fondo il gelato (se tralasciamo i gusti più arditi che tanto vanno di moda: formaggi, verdura e chi più ne ha più ne metta) è piuttosto semplice da preparare; mia suocera ha la gelatiera, mio suocero l’orto e a giugno, quando arrivano le fragole, non vi dico il gelato che viene fuori mescolando 3 ingredienti!
        La mia domanda è: se un gelataio (es. grom, tanto per dine uno :) ) prepara il gelato in quantità “industriali”, utilizzando però frutta di stagione, latte, uova, cioccolato e nocciole e non intrugli chimici, può fare del buon gelato?
        A proposito delle uova: è vero che nessuno più usa le uova “vere” per problemi di sicurezza alimentare?
        Mi piacerebbe un bel post non sulla migliore gelateria, ma su come si fa un buon gelato, con un po’ di approfondimenti su uova, addensanti chimici e naturali, etc.

        • 1. Ci sono gelati industriali (Haagen Dazs) migliori di tanti gelati artigianali
          2. Non puoi paragonare un gelato fatto in casa con uno fatto in gelateria (prova a mettere un gelato fatto in casa in una vetrina…)
          3. Il gelato di Grom è troppo dolce (fa venire una gran sete) e ha un punto di sgocciolamento molto critico (segno di gelato “povero” e di difetto di struttura)
          4. Se usi uova fresche devi comunque pastorizzarle, perciò tanti preferiscono usare delle uova già pastorizzate

          • dai che andiamo un po’ più sul tecnico, dove mi piacerebbe arrivare!
            sguida: cortesemente approfondiresti la questione del punto di sgocciolamento? cosa s’intende per gelato “povero”? cosa si usa per farlo diventare “ricco”? quali sono gli altri ingredienti (naturali e chimici) che differenziano un gelato casalingo da un gelato da gelateria (quelli che gli permettono di stare in vetrina)?
            grazie!

          • @Mauro: loro sono stati i primi a fare un gelato industriale senza “chimica” e hanno fatto negli anni 80 quello che oggi fa Grom (già che ci sei: scomettiamo che fra 10 anni Grom lo troviamo nella grande distribuzione? senno che senso avrebbe aprire un punto vendita in una cittadina di provincia e pagare € 80.000 d’affitto all’anno :o )
            @Maizo: appena arriva la prossima perturbazione avrò il tempo per risponderti ;)

          • gelato povero forse perchè non ha abbastanza grassi per diventare una mappazza che digerisci dopo 3 ore…..

            haagen dazs è il classico esempio di gelato buonino ma pesantissimo, non a caso tutte le sue gelaterie in italia hanno chiuso per fallimento.

            grom ha ben altri riscontri, quindi paragonarli mi sembra assurdo.

        • perchè a differenza di un artigiano Grom deve congelare la pastorizzata di base e consegnarla ai vari punti vendita per poi essere mantecata …
          E’ come andare a mangiare il pesce appena pescato e quello surgelato … O la frutta appena raccolta o quella congelata …
          Ps ad Alessandria vai a “Naturalmente Gelato” al centro commerciale Panorama … e lì vedi tagliare la frutta fresca davanti a te … e vedi pastorizzare e mantecare tutto ogni mattina … Quella è la differenza tra artigianale, semiindustriale (grom), industriale (algida)

      • il gelato di grom nn si puo definire artigianale xkè nn prodotto in loco,e poi,lasciatemelo dire è veramente orribile!io ho una piccola gelateria artigianale in provincia di imperia e sono gelataia da 10 anni e vi assicuro che il vero gelato artigianale si sente…..niente buste,niente preparati con additivi ed esaltatori di sapidità…il mio punto forte è il gelato ai fichi!!!frutta fresca zucchero ed acqua,questo è il gelato naturale…mariella

    • La nocciola di Cercenà è anche a mio parere più buona di quella di Soban, ma forse meno ortodossa nella textura.
      Sui gusti alla frutta se la giocano, ma anche in questo caso, su un gusto bestseller come la fragola, Cercenà per me è leggermente migliore.
      Cercenà ha però il difetto, se difetto può essere, di non proporre novità da tempi immemori, mentre Soban si è dato un gran da fare sia per proporre nuovi gusti che gusti classici ma formulati per chi soffre di intolleranze.

      Comunque sono entrambe due gelaterie da prime posizioni.

  3. Per quanto mi riguarda sostituirei Torcè, con il Bar Rouge et Noir a Brindisi, la mia gelateria preferita per eccellenza. Ho assaggiato pochi giorni fa il gelato di Torcè, non mi ha entusiasmato manco per niente. De gustibus ^_^

  4. mi permetto di dissentire in toto sulle gelaterie fiorentine presenti in classifica.Presenti a mio parere per un gelato sì aldisopra delle tante gelaterie che vendono polveri colorate montate a neve per turisti ma a mio parere ci sono gelaterie di gran lunga migliori a Firenze…forse non così “chic” da essere messe in classifica.Credo che la loro bravura sia soprattutto legata al marketing di quello che è diventato un “brand”.Inoltre giocano molto sulla “piacevolezza” più che sulla materia prima,pannosità quasi seccessive che “diluiscono” il gusto, un pò come se …paragonando al vino utilizzassero barrique invasive per ammorbidire ed arricchire un vino sì di qualità ma non eccellente.io voto “PERCHE’NO!” in via dè tavolini…che paga dazio per un negozio scarno ed antiquato che effettivamente non invoglia ad entrare con decisione… ma che ripaga in maniera egregia gli “avventurosi”…

      • non mi metterò ovviamente a disquisire sui gusti, padronissimi di preferire il gelato di Tizio o di Caio… però vi inviterei a fare un giro per le gelaterie di Firenze la mattina presto, quando iniziano l’attività: ci sono gelaterie come Carabè, Carapina e poche altre (e poche è un eufemismo) dove entrando la mattina vi trovate davanti cassettate di profumatissima frutta fresca di stagione pronta ad essere sbucciata, tagliata, frullata e trasformata in gelato (si può poi discutere se vi siano altre aggiunte o meno, ma almeno la materia prima c’è) e dove passa il fornitore di fiducia a rifornire il frigo di latte fresco… Altre invece dove l’attività principale è recarsi al più vicino cassonetto a gettare via le confezioni di Pregel (tanto per dire una delle marche più note) e i cartoni di latte in polvere. E vi posso garantire che questa cosa, che spero vi faccia inorridire, non è limitata a quelle gelaterie acchiappaturisti con le vaschette piene di gelato gonfio d’aria ma si verifica anche in tanti altri posti decisamente insospettabili.
        Poi fate comunque la vostra scelta, nel senso che se proprio quel gelato vi piace continuate pure a mangiarlo… ma almeno sappiate cosa c’è nella paletta…

        • bravo! questo sì che è un discrimine vero tra gelato artigianale e gelato “assemblato”. ormai tutti usano nocciola igp e pistacchio siciliano, ma poi magari utilizzano una base 200 ed hanno altri 20 gusti preparati con barattoli di cosiddetti “ingredienti compositi” creati dall’industria. ingredienti che, tra l’altro, ogni proposta di disciplinare di gelato artigianale si guarda bene dall’escludere (visti gli enormi interessi in gioco)

          • Che lo dicano di usare tutti la nocciola igp delle langhe ed il pastacchio siciliano e ‘ un conto, ma che li utilizzino e’ tutt’altra realtà.E pure quando li utilizzano sono ipertagliati.Dato gli enormi costi del pistacchio bronte o della nocciola delle langhe.Da gelataio, vi posso garantire che quasi sempre il pistacchio che incontrate nelle gelaterie, per fare solo un esempio e’ un mix di nocciole, anacardi e coloranti verdi con un aliquota minima di pistacchi di infima qualità.Percio’ spesso la gente pensa che il gelato di pistacchio abbia il solito sapore di quello di nocciola.In realta’ un gelato di vero pistacchio ha un sapore nettamente diverso da uno di nocciola.saluti

      • E’ vero, basta con questo mito di carapina. Tutto bello, tutto pulito. ordinato e di design, personale sorridente e tanti gusti creativi a disposizione. Ma poi, all’atto pratico, quando mangi il gelato non resti sconvolto. Sì, un poì’ di curiosità all’inizio per la stranezza ma poi niente che resta impresso. Meglio altri posti in città. Roba più umile, come Ermini, o divertente come la gelateria dei Neri. E non sto a parlare dei prezzi, totalmente fuori controllo (mi sembra sui 25 euro al chilo). Si, si, la frutta fresca…

  5. da bravo rompiscatole operatore del settore,vorrei rompere le uova nel paniere.come tutte le recensioni,non si può non essere lacunosi,dato il gran numero di operatori sul territorio,la non menzione di piccole realtà sul territorio spesso viene obliata,ma la realtà supera spesso la fantasia.nella lista ci sono numerosi operatori in apparenza fuori da itinerari specifici,ma in realtà ben presenti in oggettività specifiche.in realtà,una seppur lista qualitativa,come già visto,elimina una certa percentuale di gelaterie.anzi,alcune di quelle censite,spacciano una serie di difetti come peculiarità caratteristiche di un prodotto artigianale unico ed irripetibile(grom docet).senza contare che almeno una delle suddette,fino al 2008 non aveva idea di ciò che stava facendo.gradirei che le recensioni fossero più radicate nel territorio(due o tre recensioni per regione sono veramente poche)e fatte da persone realmente competenti,o perlomeno,che conoscano il settore in maniera adeguata.

    • Posso dire Kikko? Non ho capito niente, puoi riformulare cortesemente?

      Le classifiche sono così soggettive che mi sento pure scemo a ribadirlo. Se non piacciono non è obbligatorio dire che chi le compila è incompetente.

      • non ho mai detto che chi le compila è un incompetente.dico solo che la soggettività non sempre è un valore specie se chi la
        applica si erge a risolutore.spesso si discute di chi compila le classifiche,o le recensioni,della sua formazione od oggettività. ecco,vorrei che questi parametri fossero applicati ovunque.in un ristorante la recensione o il punteggio è applicato in percentuali ,giudizio abbastanza oggettivo,sicuramente facente capo ad una serie di parametri definiti.una pasticceria o gelateria propone prodotti molto diversi e spesso molto più complessi,sia da un punto di vista tecnico che professionale,ai quali è ben più difficile dare un riscontro oggettivo se non si è preparati in materia.tutto questo per dire,in definitiva,che ci sono migliaia di realtà simili(a volte meglio)di quelle elencate,e che quelle elencate,a volte,sono sopravvalutate,e i commenti presenti mi sembra mi diano ragione.

          • luisa: allora mi sa che gli standard da queste parti sono a livelli che io non comprendo; va bene il discorso fatto altrove sulla “non artigianalità” di grom, può andare bene che qualcuno dubiti di quello che scrivono sui cartelloni delle gelaterie (anche se io non ci credo) ma dire che il gelato di grom non è buono… mi pare un tantino estremista!

          • Quanto mi piace il gelato di Grom….. Purtroppo credo che ci siano molte persone che avrebbero voluto esser come loro e forse non ci sono riuscite…. E adesso rosicano….. :-)

          • Bisogna riconoscere che GROM ha investito molo nel marketing e si sa quanto questo possa incidere. Aggiungiamoci anche dei punti vendita ben piazzati nelle zone più strategiche della città e una notevole varietà di gusti, anche insoliti, bisogna ammetterlo. Non dico che la qualità sia grama, questo no, diciamo che è nella media, ma di certo non merita la fama che si fatto. Probabilmente chi va da Grom, non ha avuto ancora la fortuna di provare un gelato migliore, tipo quello prodotti dalle gelaterie premiate qui sopra. Tutto qui

            • Ne ho avuto modo eccome…..e il Grom non è da meno di quelle della classifica che conosco….ammettiamo che non è artigianale…ma per essere buono è buono…punto

          • Per esempio: Uno dei punti vendita di GROM a Milano, in Corso Buenos Aires, non è distante dalla gelateria GELATO GIUSTO, via San Gregorio, 17, appena dietro l’angolo. GELATO GIUSTO si trova al 6° posto della graduatoria nazionale, 1° gelateria di Milano. Consiglio vivamente a chi volesse gustare un gelato “veramente” buono, a fare quattro passi da quelle parti…

          • grom nella media proprio non direi. anche supponendo che ci siano 25 gelaterie migliori in italia (e probabilmente ci sono e sono pure di più) la media delle gelaterie è comunque molto molto inferiore a grom, oggettivamente.

        • Mi chiamo Giuseppe e sono il titolare di una piccola gelateria di Roma, tra l’altro citata in qualche post qui su dissapore, quindi diciamo che, forse, come artigiano non faccio proprio schifo od almeno non lo fanno i miei prodotti :-)
          Volevo semplicemente dirti grazie perché hai colto il difetto di queste “classifiche”.
          Premesso che sono da oltre venti anni nel settore e che sono stato per molti anni il gelatiere di una delle più note gelaterie romane, posso dire di aver visto trasformare il mio mondo di artigiano. Oggi, molte gelaterie, sono di “imprenditori” che spacciano il loro prodotto come frutto della loro fatica, dimenticando di dire che le loro ricette sono costruite da un software od al massimo da un chimico di qualche azienda che fornisce loro i prodotti, poi pagano qualche “gelataio” per stare in laboratorio ad assemblare il tutto, neanche fossero dei “Lego”. Poi però spendono un sacco di soldi per qualche PR che pompi il loro prodotto ed eccoli che magicamente appaiono nei blog e nelle classifiche più disparate.
          Il gusto non è oggettivo. Sono altri i parametri che dovrebbero essere considerati, parametri oggettivi ma questi un PR non li conosce.

          • Bene Giuseppe, vuoi prenderti la briga di spiegare a noi poveri pr quali parametri dovrebbero essere considerati. Altrimenti ho tipo l’impressione che i più infaticabili critici della classifica siano i gelatai che non ci sono entrati. Come il tuo collega Kikko.

          • Ciao Massimo, credo che ci sia un errore nel considerarmi un “gelatiere” a cui roda per non essere entrato in classifica, la mia gelateria è da te citata, ed apprezzata, nel post relativo alle migliori gelaterie di Roma in risposta a ciò che è stato pubblicato da Repubblica:-)
            Questo è per riconoscere la tua onestà intellettuale, visto che non ti conosco, non utilizzo PR e non ho raccomandazioni di sorta.
            Ribadendo il concetto che una classifica relativa al gusto può essere solamente considerata con leggerezza, perché i gusti sono estremamente personali e ciò che piace a me non è detto che piaccia a te o viceversa, volevo far notare che tutte queste classifiche hanno il difetto di non potersi basare su fattori oggettivi. Ciò non è colpa dell’estensore ma del fatto che manchi un disciplinare univoco che indichi le caratteristiche del “gelato artigianale”. Ti faccio un esempio, se faccio del gelato” naturale” al pistacchio mi prendo i miei pistacchi li tosto personalmente e preparo il gusto, se invece utilizzo una pasta pura al 100% di pistacchio non sento più chiamare il mio prodotto gelato ” naturale”. In nessuno dei due casi ho coltivato io i pistacchi, ho potuto solo sceglier la qualità e la quantità di essi, nel secondo caso mi sono servito del lavoro di un altro artigiano che ha tostato, raffinato e pelato i pistacchi per me.
            Nessuno ha però chiesto se ho usato del latte di alta qualità o del latte UHT, che grassi ho usato, se vegetali o animali, che tipi di zuccheri o additivi vari oltre al neutro puro. Questo è il problema. In passato ci sono stati innumerevoli tentativi di creare tale disciplinare, non ultimo quello proposto dalla Sen.ce De Petris dei verdi con l’ appoggio della CNA di Roma, ma tutto è svanito nel nulla. È un mare molto ricco in cui navigano tanti pesci:-) giudicate voi se è gallinella o pangasio ….

          • E si torna alla mia domandina di giorni addietro (una fra quelle che Bernardi evita accuratamente di rispondere): cosa si intende per gelato artigianale?
            Siamo sicuri che sul concetto di artigianalità del gelato siamo tutti d’accordo?
            Siamo sicuri che tutte le gelaterie citate o anche fra le altre che ci piacciano lo siano veramente?
            .
            Lo chiedo perchè se non c’è una base condivisa comune sul concetto di artigianalità del gelato, come possiamo definirlo artigianale?
            .
            Ad esempio nella mia zona molti scrivono di essere produttori artigianali di gelato. So per certo che fanno il gelato, con propri macchinari, utilizzando però solo ingrendienti diciamo da grande distribuzione dolciaria. Li consideriamo o no fra quelli papabili? Occhio a dire di no, vendono montagne di gelato e sono gelaterie sempre stracolme di clienti.
            .
            Ciao

          • Per definire una gelateria artigianale basta che sia presente un laboratorio con una macchina per il gelato :-()
            Questo permette, almeno qui a Roma, l’apertura di tanti locali, magari con macchine del gelato non funzionanti ( visto con i miei occhi) che si fanno portare il gelato già mantecato e lo espongono dicendo che è fatto in loco.
            Io invece da povero artigiano sono nel mio laboratorio a fare il gelato che sarà venduto domani mattina e domani preparerò quello che si venderà in giornata ;-)
            Credo che coloro che si dovrebbero realmente incaxxare sono le persone che come me hanno visto nel tempo espropriarsi del titolo di artigiano.
            Forse piuttosto che parlare di gelaterie più buone si dovrebbe parlare di gelaterie di qualità, faccio notare a Massimo che almeno due delle gelaterie di Roma da lui citate, sono come me partner Valrhona( in totale a Roma dovremmo essere cinque, almeno ad oggi) per cui anche se non avessi mai mangiato il loro gelato sarei comunque sicuro di trovarmi di fronte a persone le quali tendono quantomeno a dare il meglio ai propri clienti, magari non incontrando il gusto di tutti od almeno di molti.
            Giuseppe

          • Buonasera Giuseppe, posso chiedere quale sia la differenza concreta tra un gelato creato con software e chimica rispetto a un gelato creato per tentativi?

          • Caro Gdoman, credo che ad oggi non ci sia un gelatiere, degno di tale nome, che non utilizzi un computer, una calcolatrice, od un qualsiasi ausilio tecnologico. Che conosca, almeno un poco, di chimica alimentare mi sembra il minimo e per tentativi non ci prova nemmeno. Questo però non era il senso della mia affermazione, non sono contrario ad essere un gelatiere con un minimo di istruzione, qualche esame di ingegneria l’ho dato anche io, ne sono contrario al marketing, mia moglie e socia è laureata in economia aziendale con una tesi di laurea sulla nostra azienda. Il messaggio che volevo far passare era quello che un artigiano, oltre la chimica, mette il cuore in quello che fa e produce secondo il proprio gusto, scegliendo un prodotto piuttosto che un altro, magari perché gli ricorda la propria infanzia. Il chimico a cui è stato commissionata una ricetta, la crea partendo da altri valori, non ultimo quello economico e molte volte non conosce nemmeno il prodotto finito e le reazioni che questo può avere al momento in cui viene esposto, magari perché il banchista che lo serve non lo tratta come dovrebbe. Il gelato dovrebbe essere “vivo” e non “morto” come si vede in molte vetrine espositive.

    • “alcune di quelle censite,spacciano una serie di difetti come peculiarità caratteristiche di un prodotto artigianale unico ed irripetibile(grom docet)” potresti per cortesia spiegare ai non operatori del settore?

      • il gelato deve essere morbido,cremoso,spatolabile se alle creme,io lo preferisco tale anche nelle frutta.alcuni artigiani preferiscono una frutta più fredda e sorbettosa e rispetto la loro scelta.ma se trovo un prodotto duro o troppo freddo o poco spatolabile o poco saporito,non mi voglio sentir dire che lo fanno così perchè il loro prodotto è più naturale degli altri,che la loro materia prima non contiene aromi o è bio o quello che gli pare.il mercato offre di tutto e un artigiano competente sa che lavorando con diversi tipi di zucchero si può ottenere esattamente ciò che serve

        • un gelato troppo cremoso quasi sicuramente è molto ricco di grassi, a volte troppo.
          tutti parlate di gelato “buono” ma nessuno parla di gelato buono e digeribile. la bravura secondo me sta nel trovare il giusto compromesso.
          grom fa un gelato digeribilissimo, e non è poca roba.

          • il problema nn è che sia ricco di grassi,ma di che tipo di grassi.un prodotto che sia cremoso,morbido e spatolabile,deve avere un giusto rapporto zuccheri/grassi.è logico che gli zuccheri costino meno dei grassi nobili(panna,burro ecc…)quindi di conseguenza….o metti zucchero o metti grassi vegetali.vi posso assicurare che con una giusta bilanciatura il gelato costa meno con le materie nobili che con le altre,ma sono pochissimi gli operatori coscienti di ciò.

        • ancora una cosa: posso capire le critiche sulla consistenza del gelato di grom (de gustibus, a me l’unica cosa che da un po’ fastidio è che si scioglie in fretta… ma tanto sono un’idrovora!) ma in quanto a gusto, sopratutto la frutta, la trovo notevole.

      • quoto kikko e aggiungo: basandomi sulle foto che vedo qui dei “recensiti” sono perplesso sulla struttura e sul colore di certi gelati. Se poi leggo che fanno un gelato “naturale”, ma vedo che hanno anche dei gelati “alcolici” (non mi risultano fattibili senza un minimo di chimica) mi vengono già dei grossi dubbi :o
        Secondo me questa è una classifica delle gelaterie più “internetgenici”, altrimenti non riesco a spiegarmi come mai non ci sono certe gelaterie che hanno fatto la storia del gelato artigianale italiano (il primo che mi viene in mente è Bandirali di Crema)

  6. Ciao, mi sorprende non vedere tra gli indirizzi Rivareno a Milano, secondo me una gelateria di ottima qualità. Anche se il gelato più buono in assoluto l’ho mangiato alla gelateria Zerogradi dell’Isola d’Elba. Praticamente ho fatto due settimane di vacanza cibandomi di gelato!

  7. Concordo su Marchetti e su Carapina, perché amo il gelato naturale e puro.
    Dissento pienamente su Neve di latte che qualche settimana fa mi ha proposto uno yogurt con erba cipollina senza avvertirmi (accanto al pistacchio era agghiacciante). Il banco alla terza visita era sempre vuoto e l’intensità del gusto del mio gelato alla nocciola era abbastanza scarsa.
    Doppio scandalo carpiato per Vivoli di Firenze: un gelato commerciale che non merita di entrare in classifica.

  8. Roma mi pare essere di gran lunga la città dove si riesce a mangiare miglior gelato in questo momento storico, ergo la pattuglia capitolina mi pare molto sottorappresentata in questa top venticinque dove leggo di tal Fiordiluna, ma non di Greed, V-Ice, Settimo Gelo, Cremeria Aurelia, Gelateria dei Gracchi, San Crispino…

    Atteso poi che il concetto di gelateria artigianale ha da tempo perso di senso anche a livello meramente burocratico (per dirsi “artigiani” è sufficiente assemblare ingredienti, anche se questi ultimi sono le peggio schifezze industriali mai prodotte sulle terre emerse), anche a me torna un po’ strana la mancanza Grom, che con il suo espansionismo sta diffondendo anche in posti non sospetti (penso ai punti vendita in città mediopiccole, Siena, Perugia…) la cultura del consumare con attenzione e di sapere, per lo meno sapere, cosa si sta per mangiare.

    • Il concetto di gelateria artigianale non ha perso di senso, basta non fermarsi a catalogare secondo insegna esposta (se io metto sulla mia fiat500 l’adesivo della ferrari non significa che è una ferrari ;-)).
      Forse è anche colpa di Grom che con la loro diffusione rischiano di portare un’appiattimento del gusto diffondendo la (loro) cultura del gelato usando delle tecniche di marketing

        • per carità, dalle loro tecniche di marketing c’è solo da imparare (parlo sul serio)
          La questione è che i vari “diffensori d’ufficio” di Grom citano solo i loro cartelloni e i vari slogan del loro sito

          • eh, no! difensori d’ufficio un par de balle!
            io mangio il gelato di grom da quando era solo a TO in piazza Paleocapa, e l’ho sempre trovato buono; devo provare Marchetti, e sono curioso di farlo; Soban (ad AL) l’ho provato solo una volta e non mi ha entusiasmato, comunque riproverò; ho provato Sanpè, ma trovo “sopra le righe” solo il fiordilatte… mica parlo a vanvera!
            “citano solo i loro cartelloni e i vari slogan del loro sito” mi sembra una boiata.
            qui sembra che se uno fa un prodotto buono e poi è capace di venderlo bene e tanto il prodotto smette di essere buono!

          • concordo, grom fa un buon gelato, non ammetterlo è pura invidia.
            ciò non vuol dire che sia perfetto o l’eccellenza, ok c’è di meglio, ma siamo comunque a buoni livelli. la media delle gelaterie “normali” è molto, molto inferiore a grom.

          • sguida: scuse accettate :)
            però continua a sembrarmi una boiata tirare in ballo qui, su un sito che parla di cibo di qualità, gente che apprezza un prodotto solo per il marketing!

    • a Brescia la gelateria del biondo e bedont secondo me le migliori.
      poi anche bedussi, cremeria italia e imperiale, ma un pochino sotto.

      • A Brescia, la “vera” gelateria è La Pecora Nera: pochi grassi, ottimi ingredienti, selezione straordinaria e gusto-sapore perfetti! Per quanto riguarda le gelaterie citate: Bedussi è pieno di panna e grassi; Bedont scade tanto nel gusto rispetto a molti anni fa (e dove trovi il gusto senti che è un gelato “grasso”), il Biondo pecca di sapore nelle creme; l’Imperiale è praticamente un semifreddo e non un gelato da tanta è grasso; la Cremeria Italia è deludente… bresciani, capisco che siate legati al gelato della tradizione, ma in quanto a vero gelato…ma de che stiamo a parlà???

  9. Cremeria Corradini, corso della libertà 45, Castiglione della Pescaia: imperdibili i gusti “classici” cantuccini e vin santo, panforte e ricciarelli, incredibili miele di macchia toscana con pinoli tostati della pineta maremmana e cioccolato fondente con arancia candita dell’isola del giglio!!!
    e la fila poi…. mai visto una fila così ordinata in italia… normalmente le file sono sempre “all’italiana” invece davanti alla gelateria fila ordinatissima… sarà che a pochi km c’è il villaggio degli svedesi e questo incide…?!?

    • Ti do assolutamente ragione Domenico…
      E’ fantastica…adesso poi hanno messo anche le crepes…starei sempre li dentro…:)

      il gelato al cioccolato è eccezionale!!!

  10. Non sono un esperto di gelato ma vi segnalo qualche buon indirizzo a Bologna, avendoci vissuto per un pò. Su tutte la Cremeria Castiglione in via Castiglione, CapoNord in via Murri e la Funivia in piazza Cavour.

    Se invece volete mangiare un gelato “anni 50″ a Bari segnalo il mitico “Colino” in via Calefati. Nessuna insegna,locale molto retrò, 5 gusti ( a volte anche 4!) che cambiano giorno per giorno ma un gelato davvero d’altri tempi.

    NB: da poche settimane,nel mio paesino (Sannicandro di Bari) ha riaperto i battenti il “Caffè Grande” che fa un gelato davvero molto buono, con ingredienti di eccelsa qualità.

  11. Felice di trovare in classifica “Gelati Divini” di Ragusa, il miglior gelato mai assaggiato. Condordo invece con chi critica Grom: davvero niente di che e troppo dolce. Ho mangiato gelati industriali migliori, non scherzo

    • vero, vero, verissimo. era ora che qualcuno se ne accorgesse e sono contenta che sia primo in classifica. marchetti lavora con passione e onestà. si merita questi riconoscimenti e molti altri.

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