Il rosario di fatti e fattarelli snocciolati da Stefano Bonilli al DissaporeCamp
A me ’sta cosa che per raccontare 30 anni di storia della tavola Stefano Bonilli snocciolasse un rosario di fatti e fattarelli mi divertiva. Come si diverte un bambino in un negozio di giocattoli. In fondo, chi più di lui con il Gambero Rosso ha detto agli italiani quello che devono e non devono mangiare. La cosa capitava al primo DissaporeCamp, venti e passa giorni fa. Chi è venuto a Firenze ha condiviso con noi l’entusiasmo per il cibo. Per gli altri, abbiamo riavvolto il nastro (grazie alle riprese di Francesca Ciancio e al montaggio di Linda Verzani). Perciò, se volete rivivere 30 anni di storia in 5 minuti premete il tasto play. Imprevisto. Proprio 30 no, perché il racconto è diviso in due parti, la seconda… ha!, domani. E ricordate che la storia di Bonilli continua.








Mi sa che Bonilli non tira… no giochi di parole please
)
oppure la storia non tira…
tertium non datur
Tira più una striscia…di notizia (176 commenti ! flame come piovesse) che il più grande esperto di gastronomia che abbiamo: o tempora o mores !
Farei notare però che “Il rosario di fatti e fattarelli” è una delle descrizioni meno attraenti mai viste su questi schermi!
Seocndo me per Striscia ci son due o tre che litigano, e chissene… Qui ci sono cose interessanti, uno impara. E che voi di’?
Ops! Mi sono accorto che Vignerei ha detto (prima) la stessa cosa! Sorry
Secondo me in questo caso conta più la cifra di persone che guardano il video. Si ascolta la storia e si pensa a quello che è stata l’esperienza di Bonilli per l’enogastronomia in Italia. Perchè lasciare sempre un commento?
Una cosa che mi ha fatto riflettere è la data dell’uscita della Guida dei Vini: 1987.
Il Direttore ne ha parlato, ma qui voglio sottolineare che l’87 è l’anno successivo allo scandalo del vino al metanolo, fratelli Ciravegna, che oltre a procurare morte e danni fisici irreversibile per un certo numero di persone, determinò il crollo della credibilità e del fatturato del settore vitivinicolo, già di per sé non enorme al tempo.
A questa constatazione cronologica , mi son chiesto dove fossi e cosa facessi allora, come si viveva: erano gli anni ottanta, anni di riflusso e godimento, la scoperta della Borsa e dei Fondi di Investimento, si beveva e si mangiavano i tristemente famosi piatti del periodo, ma chi poteva, già conosceva Marchesi, Paracucchi e altri. Insomma non era preistoria.
Ero già adulto, ma quando Bonilli parlava dello scandalo e della Guida, ho pensato ad un errore di data: ne avevo coscienza e consapevolezza, ma ponevo lo scandalo più lontano nel tempo.
Questa constatazione mi porta a pensare che troppo spesso tendiamo a dimenticare, a cancellare i momenti negativi, quasi per un meccanismo di difesa, mentre sarebbe sempre necessario custodirne memoria e difenderla.
E conservare memoria è reso possibile anche dal comportamento di coloro che, al tempo, reagirono subito, contribuendo a superare la crisi con gesti e scelte anche coraggiose, magari al tempo da questo punto di vista non comprese, come i produttori-contadini langaroli o, nel suo campo, la scelta di fare uscire proprio allora una Guida dei Vini.
Ogni riferimento a casi e fatti attuali è decisamnete voluto.
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racconto e montaggio sono belli
oggi però i giovani gourmet escono di casa e op!, scappano a mangiare in Spagna: AkelareMugaritzCanRocaPoblet in easy jet, a/r, e tornati snocciolano senza ridere
avere una base di partenza condivisa è importante (su quella si evolve e ci si confronta),
speriamo soltanto che la kokotxa, tipica leccornia basca, non segni a vita le nuove leve.
un lettore’78
Forse, quanto a provenienza extraterrestre, nell’Italia del 1964, il Savarin di Riso era assolutamente paragonabile a uno dei piatti di AdriàRocaDacostaEcc.
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ah, me lo auguro…
vorrei solo non dover essere io, tra trent’anni, a dover linkare-ricordare a tutti da dove siamo partiti
…eee vogliamo parlare di quando Marchesi era “lo” scandalo??
Marchesi? il discorso è un altro
Cinquant’anni fa c’era Cantarelli e poi? poche alternative, se ho capito bene: lì iniziavi, di pari passo ristorazione e critica sono cresciute, lo schema generale delle cose è quindi rimasto lineare, per quelli che le hanno vissute.
Oggi ognuno comincia come gli gira, invece:
esci dalla A21 a Broni e inizi da Bartolini, prendi il traghetto e fai merend… ceni da Sultano, sali sull’aereo e recensisci i Roca. Zompa sul razzo e stasera cena al Daniel, no? Di lineare c’è più un bel niente, così; mi piacciono le persone che sanno, ma solo se *sanno* poche cose
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/53.gif[/img]
ecco, il mio discorso è tutto qua:
la conoscenza non è generale bensì specifica, e non ha nulla a che vedere col fare progressi. Se il desco sarà il mondo le probabilità di confronto si ridurranno all’osso, la critica di domani non poggerà su basi condivise…
corriamo il rischio di leggere, più che altro, dei GlobetrotterGurmé
Le tradizioni in cucina sono tutto! Sono la nostra Storia!
Marchesi non è mai stato uno “scandalo” casomai una bellissima novità!
Marchesi arriva da una famiglia di albergatori-ristoratori, conosce il mestiere, quindi chi vuol capire capisca.
Al limite un’pò di scandalo è arrivato nel 2008, con la Michelin.
E la prossima volta gli mettiamo un tutù, una parrucca e un casco di banane così si divertono tutti.
Comunque Bonilli tralascia VERONELLI, o forse dirà qualcosa alla prossima puntata:-))
a memoria mi pare che lo nomini una volta. Non ricordo se ho inserito quel momento nel secondo video
Ho detto, come è ovvio, che siamo tutti allievi di Veronelli e ho ricordato la sua rubrica sul Giorno, della fine anni Sessanta.
Io Gino l’ho intervistato per il canale nel 2000, sono stato a casa sua tre giorni, e il servizio di 30 minuti è andato in onda varie volte e anche il giorno del suo funerale.
Trovo l’osservazione comunque divertente, quasi a voler dire che c’erano errori e dimenticanze nel mio lungo intervento, come se, durante una manifestazione pubblica di 90 minuti, mentre rispondevo alle domande di Bernardi, avessi dovuto ricostruire in modo filologicamente perfetto la storia della gastronomia italiana.
Mi scusi Signor Bonilli, ovviamnete ho visto la sua intervista al Veronelli (mi ricordo con grande piacere anche le puntate fatte con Marchesi).
Ma non volevo dire che c’erano errori ne dimenticanze in quel che ha detto.
Solo ricordare che tanti in passato e nel presente si dimenticano facilmente di quel che ha fatto il Veronelli.
Lei non si dimentica! Grazie.
Domandona, per chi non e’ riuscito ad essere al dissapore camp: e’ possibile avere il video integrale? Ci sono un sacco di servizi che permettono di appoggiare il video da qualche parte (tipo youtube)
grazie
il video integrale dura 90 minuti. youtube non potrebbe mai supportarlo. Poi per una questione di editing non tutto è trasmissibile.
come on Francesca, ci sono altri posti dove piazzare il video =)
Perche’ dici che non e’ trasmissibile? A me interessava seguire tutto il racconto, e guardacaso ho anche 90 minuti liberi del mio tempo
Tra poco Bonilli diventerà per me uno psicoterapeuta (o gastro-terapeuta….). Dopo il pollo, vado indietro a una mia richiesta di ristorante. Prima Comunione: Re Burlone a Gaeta. Allora andavo spesso da Don Alfonso avendo casa a un tiro di schioppo dal ristorante. Re Burlone era l’esotico. Ero stato un mese a Sperlonga Quslche anno prima e ricordavo la prima libertà di andare in salumeria a comprare il pane e con il resto qualche sfizietto tipo gomme o gelato. Insomma erano trascorsi 5 anni mica 40, ma quella sensazione di avventura (a Gaeta c’era anche una pizzeria dai “calzoni” spettacolari). Ovviamente non ricordo le portate, ma da qualche parte devo avere il menù la cui aria era di De Filippo che lo frequentava. Come dite? Il racconto del “primo ristorante” è di Enzo Vizzari? Vabbè vuol dire che posso chiedere un consulto a due gastro-terapeuti!!
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