Locanda Mariella, il Posto delle Bottiglie

Quanti buoni motivi occorrono per affrontare il lungo cavatappi stradale che mena a Fragnolo, località di Fragno, frazione di Calestano, provincia di Parma? Una domenica del marzo più nevoso degli ultimi ventimila anni – almeno lato pedecollina emiliana – nemmeno più di tanti. Basterebbe il paesaggio biancheggiante sotto un sole primaverile, per arrostire la faccia ai bagliori  e camminare a passo lento e disteso su strade deserte, sempre in pendenza ostinata.
Eppure Mariella & Guido, che dividono la vita e la Locanda da sempre, ne offrono anche altri: e di non breve momento. Cominciando da uno qualsiasi, che t’accolgono come uno di noi, senza farla lunga e senza alzare siparii su rappresentazioni plastificate: va in tavola una cucina attenta, con prodotti di ricerca ossessiva, a prezzi all’onestà. Oppure i buoni piatti di casa, a cominicare dalla mortadella più profumata del mondo. I cappelletti in brodo, il guancialino brasato con burrosissimo purè. O le piccole variazioni sul tema, con il non nascosto progetto di svecchiare il modo e il tono con i ravioli di anatra in brodo di ceci, o i cappelletti di radicchio e ricotta con crema di fagioli di Spello. Niente voli pindarici e grande concretezza, una moderata e ferma sicurezza, una solidità continua e rassicurante che sgombra il campo da ogni ansia da prestazione.
Anche perchè puoi sempre rifugiarti in referenze infallibili, come il borsotto: un’insaccato meticcio di cotechino e “mariola” dalla pasta fine e e delicata, non troppo conciata, di gran calibro. A finire con le crostate e con torte, un fragoroso viaggio nella semplicità più lineare e rilassante.
Mla ragione decisiva per cui vale la pena di salire fino quassù è l’immenso patrimonio bottigliesco. La “Carta dei Vini” di per sè è una vertigine: cinque tometti scritti fitti di cose semplici o impossibili alla portata dei più, magari quando sei seduto nel tavolo di fianco al bancone, in mezzo ad un anterpima di quello che puoi avere: ma se per caso decidi di affidarti alla cura degli osti, l’ebbrezza – e non solo quella eticilica – è garantita.
Ma va saputo che le migliaia di bottiglie d’ogni ordine e grado archiviate nei sotterranei non sono reperti di un pinchiorriano disegno di business, o di un progetto di chissà quale respiro: è la vera autentica passione per la ricerca che guida alla scoperta dei tesoretti. E siccome l’unica ragione di esistere del vino è per essere bevuto, eccolo disponibile a quotazioni incredibili, da accertarsi che siano corrette tanto sono abbordabili. Allora puoi trovarti sul tavolo un Chianti Selvapiana ’71 in perfetto stato di conservazione come un Selosse Originale; un Barbaresco La Casetta 82 con un Barbera Baldo Cappellano del ’99; un Drappier Champagne Sans Soufre come un Petrus 1990. Certo, una cantina che sovrasta la cucina, senza mortificarla: anzi considerandola un bel compagno di viaggio verso attimi di intensa, indimenticabile felicità.

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Locanda Mariella
Fragno di Calestano PR
t.: 052552102

Ci sono piatti del giorno e la carta “normale”. Difficile valicare la soglia dei 35 euri
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Stefano Caffarri

commenti (11)

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  1. uno dei miei luoghi del cuore, adoro le lasagne e anche il maialino arrosto di Mariella … e se si prosegue lungo la strada per langhirano, arrivati al “passo” c’è un magnifico posto per guardare le stelle, con tanto di mappa celeste

  2. Grandissimo posto un tempio dell’enologia e di un mangiare semplice ma ben fatto, ogni anno mi reco per vini di vigneron
    a Fornovo e dopo tappa da Mariella, ottimo anche il tartufo di fragno, e grandissimo il parmigiano, sicuramente un posto del cuore dove devi ritornare spesso.Sicuramente una delle migliori trattorie italiane.

  3. ravioli di anatra in brodo di ceci… niente voli pindarici


    ok, il post è tuo e fai tu le regole…
    da Mariella si va per l’anatra arrosto, però! prima la fonduta di polentina e poi la zuppa di stagione, batto sull’anatra perché (non vorrei sbagliare) credo fosse una specialità del suo papà: più di un anno che non salgo, per caso l’hai vista in carta – sentita a voce?

    1. giuro che non la ricordo. ma ricordo il miglior esempio di cotiche con i fagioli degli ultimi seicento anni

    2. Cotiche coi fagioli, quindi un piatto di cotiche insaporite dai fagioli: fantastico. Il prossimo Tour che faccio a Langhirano allungo la strada e vado a godermi la loro cucina.

    3. L’anatra è spesso schierata tra i piatti del giorno ed è, come dici tu, una delle specialità di Virginio, papà di Mariella.

      Come la schiena di maialino da latte arrosto, o la guancia di vitello brasata. Ma le cotiche, il suo piatto definitivo, non le batte nessuno.

      Sull’enciclopedia, alla voce “Oste”, ci dovrebbero mettere la foto del Vergio.

      Bel post, Caf.

    4. ‘Mazza, stanato Oz, primo commento in un anno.

    5. Non ci posso credere! Mr.Oz, proprio quando Mina compie 70 anni. Cosa c’entra? Cortocircuiti della memoria.

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